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Nel 1997 usciva il primo Ep targato Disciple:
spostava l’attenzione del gruppo verso sonorità più nu metal-prog,
discostandosi da quelle grunge tanto in voga in quel periodo. Difatti,
questo lavoro è stato distribuito in due diverse copertine: la prima
ritrae l’allora formazione in un tondo che ricorda, burlandosene, una
dei Nirvana e l’altra, invece, ritrae due bambini in una "accesa"
discussione. Insomma, un modo per dire al mondo in quel periodo: "My
Daddy Can Whip your Daddy"!
Ed è proprio la song che dà il nome all’Ep a intrattenerci
con la batteria sempre in tensione e la voce che decisamente fa il verso
a quella dello scomparso Kurt Cobain: la somiglianza nelle note più
alte, "urlate", è quasi impressionante. A seguire, Pharisee
in cui la voce è ancora più effettizzata, per dare quel senso di
trascuratezza a cui fa seguito un ritmo sempre più groove; meritevole di
attenzione è il solo, lungo e tiratissimo. Fill my shoes
più lenta delle precedenti, si rafforza nel secondo verso del ritornello
"I life my eyes to the heavens / 'cause I've been looking down for so
long": un godibilissimo cambio di tempo, che dà spazio ad un secondo
assolo di chitarra magistrale. Sulla stessa scia troviamo la bellissima
Fall on me dal testo breve e diretto; song che esplode nel
ritornello, in cui la linea di basso è davvero particolare e abilmente
concepita. Easter bunny, infine, è quella che si avvicina
di più al prog e, in alcuni passaggi, i riff proposti sono
tendenzialmente hard rock. Il testo della song è molto particolare: è un
manifesto contro i falsi simboli natalizi o pasquali come Santa Claus e
le uova colorate, che offuscano l’importanza degli avvenimenti che in
quei periodi si vive, ovvero la Nascita di Cristo e la Sua Resurrezione.
E' un lavoro di passaggio quello di Kevin Young, Tim Barret
e Brad Noah, visto anche le liriche acerbe, meno incentrate su studi
biblici e quindi più semplici ma pur sempre di fede. Ancora incerta è la
voce del singer, così come la strada da musicale da seguire, ma comunque
ci resta fra le mani un bel lavoro, una prova superata nel tempo.
Roberta Cannone |