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Sono orgoglioso di
poter recensire il primo album della ormai quindicinale band del
Tennessee! "What I Was Thinking?" si presenta decisamente come un
ottimo lavoro, considerato poi che è il loro debutto sulla scena. Siamo
alle radici della carriera musicale dei Disciple, di conseguenza
troviamo le basi sulle quali è stato poi costruito il loro sound unico e
originale. Chi è abituato agli ultimi dischi rimarrà un po' costernato
di fronte al fiume sonorità rock blues, grunge e groove che ascolterà,
ma non rimarrà certo deluso dallo stile aggressivo e tagliente che è
diventato il loro marchio di fabbrica.
Lo capiamo subito
con Alone, la prima traccia dell'album, introdotta
magistralmente dal bassista Joey Fife. Subito dopo segue Felt
il cui testo è un collage di salmi, nella più classica tradizione gospel.
Particolarmente bello il ritornello che parla dell'identità di
sensazioni tra il cristiano e Cristo. La terza traccia è Mothman,
particolarmente orecchiabile e aggressiva. Brad Noah dà prova della sua
capacità con la chitarra. Inizio pacato per Crawl away che
svanisce non appena arriva il ritornello. Il basso accompagna il pezzo
creando un ottimo sfondo per l'assolo di chitarra che sfuma tenendo la
nota. Ci aspetta poi One drop che apre come fossimo in jam
session con i Disciple! Giri semplici ed efficaci per questo
pezzo molto classico. Segue Stronghold, la prima "ballad"
dell'album (se mi si passa il termine). Purtroppo qui la performance
della voce di Kevin Young non raggiunge quelle che potrebbero essere le
aspettative createsi dopo le canzoni precedenti. Rimane comunque uno dei
pezzi più significativi grazie alla bellezza del testo. La tradizione
gospel torna ancora con Praze you Lord, una traccia che ci
lancia dritti dritti nell'atmosfera delle celebrazioni religiose
americane. Ancora una volta Noah con la sua chitarra ci tocca nel
profondo con un ottimo assolo. Presence è un breve pezzo
da un minuto, fondamentalmente un'antifona cantata che serve a
introdurre Sorry, la quale inizia con cattiveria per poi
smorzare i toni. Deliziosa introduzione di basso all'assolo di
chitarra. Ottimo l'equilibrio tra le parti acustiche ed elettriche di
questa splendida richiesta di perdono a Dio.
Take me
è uno dei brani più "cattivi" di "What I Was Thinking?".
Finalmente un po' di pane per i denti dei metallari più esigenti. Le
sonorità di questo pezzo le troveremo più volte nei dischi successivi.
La chiusa della canzone contrasta a pennello con l'inizio della seguente
Why, pezzo arrabbiato - una riflessione sulla morte -
probabilmente riferito a qualche loro vicenda personale. Da notare
l'accenno di slap del basso a metà del pezzo. La traccia numero 12 si
intitola Jeckyl & Hyde ed è uno dei miei
pezzi preferiti (praticamente una canzone di Rm 7, 14-25). L'assolo di basso
di Fife è semplice ed efficace, in grado di rendere ancora più incisivo
un pezzo già tagliente. E dopo un pezzo metal come questo torniamo di
nuovo al blues con un classico: Amazing grace, e c'è poco
da dire su questa reinterpretazione!, si incattivisce al punto giusto
senza tradire lo spirito del pezzo. Penultima canzone del Cd,
Going home riesce a rendere la gioia e il dramma della Seconda
Venuta del Signore. Un pezzo fantastico, soprattutto per il lavoro di
integrazione degli strumenti. Assolo distorto e "metallico", la voce di
Young è presente e potente, riempie la scena e non lascia scampo.
Barrett chiude il pezzo martellando sulla batteria. L'album termina con
una seconda "ballad" intitolata Mercy. Ancora una volta
possiamo segnalare i difetti che si erano già presentati in
Stronghold, la voce sembra particolarmente inadatta a
raggiungere la delicatezza che la canzone e il testo richiederebbero.
Decisamente Young fa figure migliori in altri generi di pezzi.
Concludendo si può
affermare che l'impressione che si ha è molto positiva. "What I Was
Thinking?" è un album che contiene ottimi pezzi che spaziano fra
differenti generi musicali, non diventando mai banale. Peraltro ci sono
canzoni adatte a qualsiasi mood dell'ascoltatore. L'unica pecca, come
già fatto notare, è la voce nei pezzi "lenti". Ma in fondo siamo ancora
agli inizi e Kevin Young saprà dare prova di sé negli anni a venire.
Andrea Ciceri |