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DIVINE SYMPHONY
The History
 
INTERVISTA
6/9/2005
 
 

 

DIVINE SYMPHONY
Reject Darkness
unblack
2004 - Extreme Records
(Brasile)
www.myspace.com/divinesymphonyofficial

 

Il Brasile sta divenendo sempre più un imponente baluardo nonché fertile culla di band cristiane dedite ai generi estremi. Più nello specifico per quanto riguarda l'unblack, le band più conosciute sono al momento Baraque's Lord, Serenade In Darkness, Poems Of Shadows e Zurisadai, ma la migliore del lotto si impone di forza essere questo neonato sestetto (più una cantante lirica guest) alla prima release. E non pensiate sia un ep il debutto dei Divine Symphony: il disco si dipana per ben 68 minuti divisi in nove tracce delle quali solo la title-track è inferiore ai sei minuti! La padronanza strumentale del combo brasiliano è eccellente, la produzione davvero buona ed incredibilmente potente (il suono della doppia cassa è più profondo che secco, più in stile death che black) e l'ispirazione compositiva piuttosto interessante, ma è forse proprio qui l'anello debole della catena: volendo esagerare con questa inverosimile durata il songwriting a volte è riproposto simile in diversi episodi e le idee interessanti capita siano abusate. Altro limite che contiene il voto di "Reject Darkness" sono un paio di riff tastieristici piuttosto elementari e stranamente banali che vanno a rovinare due splendide tracce quali Way for life e False emotion.

Ciò premesso questo è un lavoro clamoroso! L'opener Humiliation ci proietta in tenebrose atmosfere con un intro ambient pervaso da inquietanti folate di vento a cui subentra un black possente e tastieristico alternato a fasi atmosferiche, solos, sirenica voce femminile e cantato epico. Già da questa canzone si capisce cosa ci si può attendere da questo disco: un black tendenzialmente melodico e spesso epico, potente, tecnico, di alta fattura. Way for life dicevamo essere rovinata da un insistente quanto mediocre riff di tastiera ma per il resto contiene un bell'intro di pianoforte, un lunghissimo assolo melodico, un costante parallelo di screaming e voce femminile, ed un epicissimo coro viking. God's wrath presenta anch'essa variazioni di ritmiche black ed è arricchita da numerosissimi passaggi epici. L'epicità sale ancor più di tono in False emotion dove la fa da padrona Isabel Fernandez col cantato lirico e veri e propri gorgheggi: vi troviamo però anche deliri di scream e grandi atmosfere tastieristiche, il tutto rovinato dal bruttissimo riff di cui sopra... Apice emozionale dell’album è la seguente Fallen face, una canzone sostanzialmente gothic (l’intro ricorda molto i Nightwish di "Angels Fall First") dalle evocative atmosfere prodotte da tastiere, ottimi solos, parti black molto melodiche, scream accompagnato dalla lirica, accenni power, per poi terminare questi dieci abbondanti minuti con un black più aggressivo. Arriviamo alla sesta traccia, Silence of angel, che francamente nell’insieme risulta quasi superflua poiché non aggiunge niente di nuovo a quanto finora ascoltato (se non un attacco meramente power), così come forse superflua è anche l’ottava – la title track – per gli stessi motivi. Bellissima è invece la song che si interpone tra le due, Cry in the dark: ad uno scoccare di campane accompagnato dalla tastiera irrompe un distortissimo growl a cui segue un black aggressivo per poi tornare al consueto sound, chiudendo questi 8:30 con un ritorno di sonorità epiche. L’album si chiude con l’ottima Eternal salvation dove abilmente miscelato troviamo black old-school, momenti folk, epicità, parti nostalgiche e sofferte, cori, voce femminile, assoli powereggianti, il tutto terminato da una tetra tastiera.

L’artwork è in classico stile black con caratteri ed immagini gotiche, però in versione colorata e dai toni piuttosto accesi, i quali si accentuano ancor più nella front cover che, per la verità, non riesce a rendere bene graficamente la buona idea. Le lyrics sono davvero notevolissime: sul male dilagante nel mondo, sulle sataniche, oscure, seducenti attrattive del male troneggia l’unica via, l’unica verità: Cristo, Dio e Signore di tutto ciò che è e che non è, che mai è cessato di osannare dai ragazzi brasiliani i quali con questa ottima debut release si candidano come una delle band guida del movimento unblack metal mondiale. 

Valerio Mei

VOTO

88

 

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