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Dopo l’annuncio di split-up ritornano quasi a
sorpresa i
Divinefire con il loro quinto full-length intitolato "Eye
Of The Storm". Si riscontra immediatamente un cambio in line-up
infatti il bassista Andreas Olsson ha lasciato la band e il suo posto è
stato preso da German Pascual (ebbene si, è proprio lui, l'ex singer dei
Narnia). Per il resto la band è composta sempre dal
polistrumentista Jani Stefanovic (chitarra, basso, tastiera e anche
batteria!) e dal grande Christian Liljegren (Rivel). Rispetto ai
predecessori il sound di "Eye Of The Storm" è pressoché
invariato, un ottimo power metal molto intenso, veloce e potente dove
non mancano sia le parti sinfoniche e grandi assoli di chitarra, il
tutto ben coadiuvato dalle belle parti in clean di Pascual alternato al
growl.
I presupposti per un altro immenso album ci sono
tutti, peccato però che gli svedesi hanno creato un full-length nel
quale la struttura ritmica resta quasi invariata da canzone a canzone.
L’opener è Time for salvation, song molto veloce dove si
possono apprezzare le doti canore di Pascual assieme a parti sinfoniche
e, verso la conclusione, anche il growl tanto per rendere il tutto ancor
più straordinario. Già con Hold on si trova un pezzo che
non si discosta molto dalla precedente tranne che per la completa
assenza di parti in growl che ritorneranno prepotentemente nella
successiva Unchain my soul, assieme ad un carico di speed
davvero non indifferente e un ritornello abbastanza orecchiabile. Dopo
si ha Bright morning star canzone molto più melodica delle
precedenti che segue un canone power più tradizionale. Anche in To
love and forgive c’è una costante presenza delle parti vocali
molto dolci e melodiche; piacevole da ascoltare perché, nonostante sia
la traccia più lunga di tutto l’album, è abbastanza complessa. Si
ritorna ad un ritmo ben più spinto in Even at my lowest point,
canzone veloce e sinfonica. Sulla stessa falsa riga è anche Send
me out. Master & slaves è la classica song extreme
power in pieno stile
Divinefire, una delle più belle di tutto l’album. Anche
The worlds on fire non scherza in termini di velocità e
potenza, verso la fine c’è un assolo davvero strepitoso! E si continua
con Never surrender, speed metal allo stato puro, anche
qui un grande assolo. Masquerade è un’altra seria
candidata come miglior canzone dell’album: pur mantenendo lo stesso
ritmo e livello delle precedenti si nota, già a primissimo ascolto, come
il doppio pedale sia stato inserito in modo davvero molto imponente
durante il corso di tutta la canzone. "Eye Of The Storm" termina
con Close to the fire, che è solo strumentale ma data la
sua grande complessità risulta molto elegante e sopraffina, risaltando
la notevole capacità di composizione della band.
Anche per la realizzazione di questo lavoro si
riscontrano numerose collaborazioni come lo stesso Andreas Olsson,
Pontus Norgren, Thomas Vikström, Carl Johan Grimmark e Markus
Sigfridsson. In definitiva "Eye Of The Storm" è un album
abbastanza complesso, sia dal punto di vista esecutivo che di
produzione, peccato però che in alcuni punti risulti essere quasi
ripetitivo. A mio avviso sarebbe stato meglio forse tagliare qualche
canzone e concentrarsi maggiormente sulle altre. Fortunatamente le idee
non mancano quindi aspettiamoci qualche altro capolavoro in futuro!
Antonio Cannizzaro
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