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Per chi ha avuto modo di ascoltare i "vecchi", per modo di
dire, album, non potrà fare a meno di notare la somiglianza. I
Divinefire non perdono la carica acquisita nel tempo, ma dopo
diversi ascolti, sembra quasi di aver già ascoltato certi assoli e certe
sonorità. Anche se sembrano più tendenti al prog rispetto ai lavori
procedenti, con le numerose parti di tastiere a sostegno di riff
melodici e il ritmo tendenzialmente speed in quasi tutti i pezzi, ad
eccezione del penultimo, i 43:54 minuti di "Farewell" scorrono
senza problemi, favorendone sì l’orecchiabilità, ma purtroppo di
"qualcosa di già sentito". La voce in clean non delude le attese, come
sempre, piena e possente. Formazione invariata con Jani Stefanovic
growl, chitarra, batteria e tastiere, Christian
Liljegren
(ex Rivel, visto che dopo il divorzio è ritornato al suo cognome) voce e
Andreas Olsson basso. Si può dire che per Christian
Liljegren, questo 2008 sia pieno di cambiamenti visto che c’è stata
anche la separazione dalle band storica dei Narnia.
Ma parliamo di musica, con
Calling the world,
intro instrumental dai toni delicati, ma al tempo stesso decisi della
batteria, come è nello stile dei Divinefire: mischiare il power
più sinfonico, al growl più deciso. Questo accade in Unity,
un pezzo molto speed, punteggiato dai violini che sostengono il
messaggio del clean: "Unità nel Corpo di Cristo". E ancora più veloce e
mordente è You will never walk away: "Nel regno di Dio /
saremo una cosa sola / non ci separeremo"; la song mantiene il corpus
della precedente, aggiungendoci un solo da old school. I riff si fanno
più importanti e accompagnano la voce di
Liljegren per
tutto il pezzo: Pass the flame riprende
(forse volutamente) la melodia dei brani contenuti nell’album precedente
"Into A New Dimension", benché le testiere segnalino le
nuove sonorità verso le quali questo nuovo album ci sta portando;
insomma, un swedish pieno. Una delle song più orecchiabili del full
length è Grow and follow, i cui passaggi da growl a clean
sono davvero superbi e il ritornello resta nella mente per molto tempo.
My roots are strong in You spezza per il momento il filo
ritmico del disco e si presenta come una delle più melodic, grazie anche
all’abbondanza dei violini presenti. Solo appena accennato, che lascia
spazio al basso e ai piatti di esprimersi. I cori, come la voce stessa
in questo pezzo ricordano i lavori dell’ex Rivel ai tempi dei Narnia.
Finale ad libitum. E si torna al power sinfonico con King of kings,
più incentrata sui riff, esaltati in un prodigioso solo; la voce,
sostenuta nei punti chiave dal coro, lancia un chiaro messaggio: "Apri
gli occhi per Gesù Cristo". Ascoltando con attenzione, si possono udire
anche altri elementi che compongono il pezzo come la sezione fiati
(trombe per la precisione), che dà una certa aria di importanza al
brano. Ben 12:22 compongono Heal me: un’apoteosi di
strumenti (si possono distinguere ad esempio, parti di rullanti che si
avvicendano con l’oboe) e di ritmi, che si alternano in una brano per
nulla tedioso. La voce growl è straordinaria perché si alterna con le se
stessa: due tonalità di growl, ma mai scream. Questa canzone pare
consigliata a tutti coloro che amano le sonorità più grezze a quelle più
elevate. Per concludere questo viaggio, Farewell
semi-strumentale riprende il motivo del primo pezzo ma con un tono più
armonico.
Benché risultino
interessantissimi i testi e gli arrangiamenti, si può dire che non si è
ascoltato nulla di nuovo. Buono l’ascolto, l’occasione, persa.
Roberta Cannone
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