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Sembra che i Divinefire facciano una corsa
contro il tempo e contro se stessi per migliorarsi di volta in volta…il
fatto è che puntualmente ci riescono, e "Into A New Dimension"
non fa eccezione. Il loro terzo disco dissolve subito ogni dubbio e
scetticismo sull'essere uscito così velocemente, in fin dei conti a
distanza di neanche un anno da "Hero": dopo diversi ascolti posso
tranquillamente affermare che questo è senz’altro il loro migliore
lavoro, sotto tutti i punti di vista (inclusa la produzione e l’artwork),
rasentando quasi la perfezione nel genere.
L’album è ancora più aggressivo, potente, teatrale e maestoso del
precedente: 11 brani, di cui una bonus track per 43 minuti, di un power
estremo (tendente al thrash e allo swedish death) condito da una
grandiosa enfasi sinfonica in cui non mancano però passaggi neoclassici
e in cui strabordano le orchestrazioni. A livello di line-up nessuna
novità: troviamo un Christian Rivel in ottima forma che conferma qui una
grande intensità vocale soprattutto nelle parti più aggressive
affiancato dal fido bassista Andreas Olsson e da uno spettacolare Jani
Stefanovic, autore di una gran prova non solo come affermato chitarrista
e batterista ma anche dietro al microfono per il suo profondo e
gutturale growl. L’album è compatto dall’inizio alla fine con la
tensione sempre alle stelle (e forse ci sarebbe bisogno di un brano che
spezzi un pochino il ritmo), l’incedere è incalzante grazie a dei
furiosi riff chitarristici e ad una martellante batteria,
controbilanciati però da tecnici assoli e sublimi tastiere
sinfonicheggianti.
Iniziamo allora il viaggio in una nuova dimensione spirituale: la vista
di una splendente alba con in sottofondo l’intro strumentale
Vision of the new dawn è magistralmente aperta da cori barocchi
conditi da effetti sinfonici e seguita dall’entrata in scena di batteria
e riff potenti che fanno aumentare l’attesa: l’impatto è già notevole.
Passion & fire si presenta come il tipico brano di marca
Divinefire: piuttosto semplice nella composizione ma incalzante e
diretto. Sempre con il piede sull’acceleratore la frenetica Times
running out, aperta da un imponente growl. Qui la batteria pista
che è un piacere, ma queste ritmiche così serrate vengono intramezzate
da aperture sinfoniche e da un ottimo assolo. Into a new dimension
è l’interessante brano heavy-speed che dà il titolo al disco: il ritmo è
forsennato ma poi rallenta e prepara l’inserimento di imponenti cori
barocchi seguiti da interessanti giri di chitarra e da pompose
orchestrazioni. Questo è lo stesso schema che ritroviamo anche in
Live or die, arricchito però da backing vocals tipicamente AOR.
Facing the liar (di cui è stato realizzato anche un
video), decisamente death oriented, si aggiudica la palma di miglior
brano, forse il più irruento del lotto, con un bellissimo duetto tra
Rivel, qui molto aggressivo, e il growleggiante Stefanovic, il tutto
esaltato da belle e tenebrose atmosfere tastieristiche e da un solo
neoclassico. In questo disco non c’è un attimo di respiro e si va avanti
con la esplosiva e sinfonica Alive strizzante l’occhio
allo swedish death. Goticheggianti e maestose le atmosfere create dalle
keys preparano la strada a rocciosi riff e ad un martellante blast beat
nell'intesa All for one, dall’accattivante refrain. Prima
del brano strumentale che mette fine a questo viaggio ci gustiamo l’irruenta
ed epica The final victory, dall’incalzante andatura e che
vede l’alternarsi del clean di Rivel e del growl di Stefanovic. A
chiudere quindi un outro maestoso, The last ancore, una
vera e propria perla orchestrale, da colonna sonora de "La Passione di
Cristo".
I testi, sempre espliciti nel cantare incessantemente la gloria di Dio,
sono piuttosto diretti e semplici, forse delle volte fin troppo è vero,
ma come non unirsi al chorus di "We are brothers, we are sisters all for
one in His service" o "Here we come, we’ll marching on in this day we’ll
never be the same / we rock, we will never stop, with passion and fire"
o ancora di "The day is here / I’m running to a new dimension / This is
the moment of my life / I see the Life, no turning back?".
Qualcosa da limare qui e là ci sarebbe, ma sono dei semplici dettagli
per quello che mi sento di proclamare come l’album della definitiva
consacrazione, spero anche in ambito secular. Incredibilmente
trascinanti.
Ilaria Ricci
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