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DOCILE
Babylon Ablaze
melodic death
2007 - First Paradox Metalrecords
(Olanda)
www.myspace.com/docilemetal

 

Quando il tuo capo redattore decide di affidarti la recensione di una band che si chiama Docile, tu in quanto povero metallaro generico medio non puoi fare a meno di alcune considerazioni: 1) è uno dei monicker peggiori che si sia mai sentito; 2) con un nome così il massimo che puoi sperare è che siano una sorta di light metal della serie Nightwish-post-Tarja-incontrano-Evanescence-post-Moody, mentre se ti va male te la rischi che facciano emo; 3) o il suddetto capo redattore ha una vena burlona a cui non hai mai fatto caso, oppure devi averla combinata grossa se ti punisce così, senza la minima pietà. Perduto oramai ogni barlume di coraggio per fare ricerche su internet e con alla mano la mia scorta di antiem(o)etici ho inserito, lasciata ogni speranza, il Cd nel lettore, pronto ad un’esperienza del tipo "strappar via il cerotto" che sarebbe durata per le sette tracce della tracklist; ma premo play e sulle note de L’entrée quasi tiro un sospiro di sollievo, "l’antipasto" in questione è una sorta di intro strumentale di due minuti in cui il combo olandese imposta le coordinate del proprio discorso musicale: un sentiero sempre in bilico fra black e death melodici condito da scream e growl a profusione.

Diciamo che come inizio è buono, se non altro perché, oltre al sollievo di essermi risparmiato un’esperienza tremenda, non posso che approvare la scelta di mettere un intro dotato di senso invece di una serie di campionamenti sconclusionati, come è andato fin troppo a lungo di moda sull’onda dell’esempio degli Slipknot. La successiva Fragile commitment si muove all’incirca nello stesso ambiente, costruita sull’alternanza di sgaloppate velocissime che rallentano aprendosi su accordi tenuti, l’assolo però è da dimenticare. Passiamo ad Answer me e sarò sincero, se non fosse per l’inizio con la breve melodia di chitarra non distinguerei questa canzone dalla precedente, il lavoro alla sei corde solista però è nettamente migliore in questo episodio. Arriviamo alla title-track che parte in maniera sorprendente (per quanto sentito finora) con un riffing d’influenza rock e buon assolo, le melodie si fanno più cupe e dense, i nostri tengono bene per tutta la durata dei sei minuti, regalandoci il terzo pezzo migliore del disco, già perché il vincitore arriverà alla fine, mentre la seconda classificata è l’immediatamente successiva Closed eyes, opened arms, che parte con quello che mi azzardo a chiamare uno pseudo-breakdown per poi riportarsi sui territori death/black più consoni ai nostri. Impostato il metronomo su ritmi notevolmente più lenti e cadenzati di quelli usati finora si passa a Rewrite the drama, spingendoci in spazi vagamente doom: l’idea era buona, ma risulta fortemente penalizzata da una voce troppo monotona. Come detto prima il pezzo migliore è l’ultima Embodiment of lies, di gran lunga la composizione più articolata e fluida del platter, nonché quella che vanta le melodie più incisive e l’assolo migliore. 

C’è da dire che è una bella maratona arrivare in fondo al disco, forse più che ai miei medicinali per lo stomaco avrei dovuto dar fondo alle mie scorte di caffeina: i Docile sanno senz’altro suonare, ma non ti sfoderano mai l’arrangiamento che ti rimane impresso, provate come me a mettere questo Cd in macchina, suonerà, scorrerà, ricomincerà daccapo chissà quante volte mentre voi non ve ne sarete minimamente accorti, perché non vi verrà altro da fare che ignorarli e cadere assorti a pensare i fatti vostri. Oltre a ciò e a quanto criticato ancora più sopra, bisogna fare un appunto alla voce: growl e scream sono ben eseguiti, ma bisogna inserirli in una linea vocale definita per avere una melodia, sennò il risultato è uno che si sgola a caso. Come nota aggiungerei che buona è la produzione, ma non eccelsa, promossi anche i testi che sono di contenuto chiaramente cristiano. La tecnica c’è, ma l’ispirazione è ancora un po’ latitante, non è un peccato capitale per un gruppo al debutto, una formazione sicuramente da tenere d’occhio dunque, il voto si alza di un po’ sopra la sufficienza proprio in virtù di queste considerazioni.

Daniel Djouder

VOTO

68

 

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