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"For
times I’ve been looking for my soul, in the morbid darkness / I used to
find desperate, in the supreme light I used to find death. / In deep
anguish I used to find myself. So I was accepted by the Lord of hate. /
My body was black, but even though Christ accepted me in His love. I was
saved". Questo è un estratto del brano Liberate che
può essere assunto facilmente come il messaggio presente dietro al primo
lavoro dei Docnargath, messaggio che si evince anche dal concept
del booklet, dall’evidente sapore gothicheggiante: cosa sarebbe la
nostra vita senza quella Luce che ci riscalda lo spirito e ci dà
speranza?? Una desolata landa di disperazione e morte. Il duo brasiliano, formatosi nel 2001, si affaccia in
maniera decisa sulla scena metal cristiana con un album di sette brani
di un doom, dalla produzione e cover art di più che discreta fattura,
condito di elementi black e gotici, malinconico e cupo come ogni buon
doom che si rispetti, ma a tratti anche poderoso e irruento con
l’alternarsi nei brani tra una profonda ed espressiva voce clean ed un
sofferto growl.
Una folata di vento ci trascina nel Preludium
del disco, presto accompagnata da arpeggi di chitarra. Ritmiche cadenzate, assoli decisi e taglienti,
un mood inquietante, il sound richiama moltissimo i My Dying Bride. Benvenuti sì, ma siete pronti a continuare questo
viaggio? Atmosfere ancor più evocative e dolorose ci attendono e si
incontrano sin dal seguente brano, la title-track Misantropia,
in cui il duetto tra le due voci è efficacemente evocativo. Arpeggi di
chitarra acustica introducono invece From the grave, brano
inneggiante alla gloria del Nostro Salvatore, dai penetranti guitar
solos. Il ritmo rallenta, il basso padroneggia intramezzato da efficaci
riffoni, il growl arriva ad accompagnare la voce pulita e la presa del
brano si fa via via più avvinghiante. Si passa poi per il già citato
Liberate dalle ritmiche rocciose e dalle forti accelerazioni
di batteria e chitarra per arrivare ad I love Jesus, la
più appassionata e coinvolgente perla del lotto (My pain is dead / I
love Jesus Christ / By Your grace I’m safe): la chitarra acustica crea
delle sensazioni uniche e appassionate che esplodono in un dirompente
grido di speranza accompagnato da un penetrante arpeggio e da
distorsioni così care al black. Segue Cries of my soul un
doom triste e malinconico che lascia senza parole, caratterizzato da una
sequela di agghiaccianti grida provenienti dai più profondi antri di
un’anima forse consapevole dei propri peccati intramezzate però da
accelerazioni che scateneranno il più feroce headbanging. Chiudono
questi 47 minuti Land of silence (Passage): poderoso e
viscerale, ruggente e tormentoso.
"Misantropia" rappresenta un buon esordio per questo combo
brasiliano, e da quel che si
prova ascoltandolo non può mancare di certo agli appassionati del
genere. Senza dubbio più di una promessa che potrà diventare una grande realtà.
Ilaria Ricci |