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DOCNARGATH
Misantropia
doom
2005 - Svalbard Records
(Brasile)
n.d.

 

"For times I’ve been looking for my soul, in the morbid darkness / I used to find desperate, in the supreme light I used to find death. / In deep anguish I used to find myself. So I was accepted by the Lord of hate. / My body was black, but even though Christ accepted me in His love. I was saved". Questo è un estratto del brano Liberate che può essere assunto facilmente come il messaggio presente dietro al primo lavoro dei Docnargath, messaggio che si evince anche  dal concept del booklet, dall’evidente sapore gothicheggiante: cosa sarebbe la nostra vita senza quella Luce che ci riscalda lo spirito e ci dà speranza?? Una desolata landa di disperazione e morte. Il duo brasiliano, formatosi nel 2001, si affaccia in maniera decisa sulla scena metal cristiana con un album di sette brani di un doom, dalla produzione e cover art di più che discreta fattura, condito di elementi black e gotici, malinconico e cupo come ogni buon doom che si rispetti, ma a tratti anche poderoso e irruento con l’alternarsi nei brani tra una profonda ed espressiva voce clean ed un sofferto growl.

Una folata di vento ci trascina nel Preludium del disco, presto accompagnata da arpeggi di chitarra. Ritmiche cadenzate, assoli decisi e taglienti, un mood inquietante, il sound richiama moltissimo i My Dying Bride. Benvenuti sì, ma siete pronti a continuare questo viaggio? Atmosfere ancor più evocative e dolorose ci attendono e si incontrano sin dal seguente brano, la title-track Misantropia, in cui il duetto tra le due voci è efficacemente evocativo. Arpeggi di chitarra acustica introducono invece From the grave, brano inneggiante alla gloria del Nostro Salvatore, dai penetranti guitar solos. Il ritmo rallenta, il basso padroneggia intramezzato da efficaci riffoni, il growl arriva ad accompagnare la voce pulita e la presa del brano si fa via via più avvinghiante. Si passa poi per il già citato Liberate dalle ritmiche rocciose e dalle forti accelerazioni di batteria e chitarra per arrivare ad I love Jesus, la più appassionata e coinvolgente perla del lotto (My pain is dead / I love Jesus Christ / By Your grace I’m safe): la chitarra acustica crea delle sensazioni uniche e appassionate che esplodono in un dirompente grido di speranza accompagnato da un penetrante arpeggio e da distorsioni così care al black. Segue Cries of my soul un doom triste e malinconico che lascia senza parole, caratterizzato da una sequela di agghiaccianti grida provenienti dai più profondi antri di un’anima forse consapevole dei propri peccati intramezzate però da accelerazioni che scateneranno il più feroce headbanging. Chiudono questi 47 minuti Land of silence (Passage): poderoso e viscerale, ruggente e tormentoso.

"Misantropia" rappresenta un buon esordio per questo combo brasiliano, e da quel che si prova ascoltandolo non può mancare di certo agli appassionati del genere. Senza dubbio più di una promessa che potrà diventare una grande realtà.

Ilaria Ricci

VOTO

81

 

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