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Se devo essere
sincero, inizialmente il nome Doomenicus non è riuscito a
trattenermi un sorriso. Insomma, perché un gruppo del genere dovrebbe
chiamarsi Doomenicus? Forse perchè suonano doom? Forse perché il
cantante si chiama Domenico Caruso? O magari le due cose messe insieme?
O magari per qualche arcano motivo che noi non possiamo immaginare, o
magari si è trattata di una semplicissima coincidenza? Mentre pensavo a
queste bischerate ho avuto anche il tempo di notare che il gruppo in
questione è una two-man band, progetto del mastermind Domenico (Mimmo)
Caruso e Francesco Rinaldi, direttamente da... Foggia! Orgoglioso di
questa pugliesità inaspettata, il sottoscritto tarantino si è avvicinato
al demo in questione con ancor più simpatia e curiosità. La prima cosa che
salta all’occhio (anzi, all’orecchio) quando si ascolta i Doomenicus
è il genere di doom nel quale possono inserirsi, molto difficile da
trovare. Dopo una leggera intro atmosferica, infatti, si viene travolti
da un riffing di chitarra che se da un lato è molto più pesante di
quello tipico del classic doom anni ’80, dall’altro è decisamente
diverso da come potrebbe essere un suono che si è soliti chiamare "funeral".
Le chitarre sono fredde e ribassate, ricordano i migliori Saint Vitus,
e lo stesso può dirsi per l’attitudine; tuttavia l’atmosfera generale è
molto più depressa e si inebria di immagini gotiche e ancestrali. La
stessa voce richiama nel dubbio: niente acuti sfacciati alla Messiah
Marcolin, tra l’attitudine lirica e il simil-power, ma nemmeno growl
catacombali alla Skepticism, che magari si sarebbero anche potuti
permettere (l’unica influenza vocale che viene qui alla mente,
considerata anche l’esplicita fede cristiana della band, è il nome dei
Paramaecium).
La prima traccia
quindi ci fa perdere nei meandri di un cupo cimitero, e sembra di
celebrare un rito religioso per la salvezza delle anime perse che vi
riposano, perfettamente integrata nei versi "light a candle for my soul...
and pray for me!". Un doom, quindi, che supportato da una forte fede
cristiana, cede il passo alla speranza, giocando un pò sull’alternanza
tra tristezza per la morte e felicità per la resurrezione e per la
salvezza dell’anima. Un doom, quindi, che rende ancora più fascino
all’intera proposta, evitando le stra-abusate banalità della
disperazione mortuaria. Non mancano così momenti di pura atmosfera in
cui perdersi beatamente, ritmi cadenzati e splendide melodie spinte
sempre in primo piano, ora dolci, ora evocative. La seconda traccia,
My last hours, invece, è quella che potremmo definire più
varia. Sembra inizialmente più passionale e funerea, evolvendosi poi in
un riffing romantico che rimanda alla mente qualcosa dei My Dying
Bride più depressi, complice un guitar work a dir poco azzeccato.
Proprio mentre meno lo si aspetta, arriva una graditissima accelerazione
in doppia cassa, che è riuscita persino a strapparmi un pò di
headbanging. Man mano l’atmosfera si spegne e cede il passo alla terza
Prayer is the only way out, dove a farla da padrone sembra
una ritrovata violenza. Sicuramente tale traccia diventa così quella più
"funeral" del lotto, dove la luce ora è molto più risicata e sembra di
perderla nella pesantezza delle chitarre. Nonostante tutto gli attacchi
melodici non sono mai persi di vista e il gruppo non cade mai nella
tentazione dell’autolesionismo di molte doom band, donandoci anche
qualche azzeccata accelerazione.
Ma questo "Suffering
Of Souls" è davvero un demo privo di difetti? Beh, a dir la verità
qualcosa poteva essere arrangiata meglio, evitando qualche calo di
attenzione e attacchi di noia qua e là. Soprattutto, però, ci sarebbe da
lavorare un po' sulla voce del caro Domenico: un po' meno pacchianeria e
più sentimento non farebbero male, evitando qualche parola stonata e
ridondante! Tuttavia si tratta di quisquilie che non vogliono sminuire
il lavoro di questa band foggiana, davvero capace di unire tutti gli
elementi per rendere interessante un lavoro doom, e dimostrando come sia
possibile evolversi anche in un genere di nicchia come questo.
Complimenti ai Doomenicus quindi che sono riusciti a creare un
piccolo gioiellino per ogni doom metal fan che si rispetti. Ora però
aspettiamo il full length, ragazzi!
Stefano Pentassuglia |