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DOOMENICUS
Promo 2007
 
DOOMENICUS
Sacred
 
INTERVISTA
5/4/2009
 
 

 

DOOMENICUS
Suffering Of Souls   (Ep)
doom
2001 - Self
(Italia)
www.myspace.com/doomenicus

 

Se devo essere sincero, inizialmente il nome Doomenicus non è riuscito a trattenermi un sorriso. Insomma, perché un gruppo del genere dovrebbe chiamarsi Doomenicus? Forse perchè suonano doom? Forse perché il cantante si chiama Domenico Caruso? O magari le due cose messe insieme? O magari per qualche arcano motivo che noi non possiamo immaginare, o magari si è trattata di una semplicissima coincidenza? Mentre pensavo a queste bischerate ho avuto anche il tempo di notare che il gruppo in questione è una two-man band, progetto del mastermind Domenico (Mimmo) Caruso e Francesco Rinaldi, direttamente da... Foggia! Orgoglioso di questa pugliesità inaspettata, il sottoscritto tarantino si è avvicinato al demo in questione con ancor più simpatia e curiosità. La prima cosa che salta all’occhio (anzi, all’orecchio) quando si ascolta i Doomenicus è il genere di doom nel quale possono inserirsi, molto difficile da trovare. Dopo una leggera intro atmosferica, infatti, si viene travolti da un riffing di chitarra che se da un lato è molto più pesante di quello tipico del classic doom anni ’80, dall’altro è decisamente diverso da come potrebbe essere un suono che si è soliti chiamare "funeral". Le chitarre sono fredde e ribassate, ricordano i migliori Saint Vitus, e lo stesso può dirsi per l’attitudine; tuttavia l’atmosfera generale è molto più depressa e si inebria di immagini gotiche e ancestrali. La stessa voce richiama nel dubbio: niente acuti sfacciati alla Messiah Marcolin, tra l’attitudine lirica e il simil-power, ma nemmeno growl catacombali alla Skepticism, che magari si sarebbero anche potuti permettere (l’unica influenza vocale che viene qui alla mente, considerata anche l’esplicita fede cristiana della band, è il nome dei Paramaecium).

 

La prima traccia quindi ci fa perdere nei meandri di un cupo cimitero, e sembra di celebrare un rito religioso per la salvezza delle anime perse che vi riposano, perfettamente integrata nei versi "light a candle for my soul... and pray for me!". Un doom, quindi, che supportato da una forte fede cristiana, cede il passo alla speranza, giocando un pò sull’alternanza tra tristezza per la morte e felicità per la resurrezione e per la salvezza dell’anima. Un doom, quindi, che rende ancora più fascino all’intera proposta, evitando le stra-abusate banalità della disperazione mortuaria. Non mancano così momenti di pura atmosfera in cui perdersi beatamente, ritmi cadenzati e splendide melodie spinte sempre in primo piano, ora dolci, ora evocative. La seconda traccia, My last hours, invece, è quella che potremmo definire più varia. Sembra inizialmente più passionale e funerea, evolvendosi poi in un riffing romantico che rimanda alla mente qualcosa dei My Dying Bride più depressi, complice un guitar work a dir poco azzeccato. Proprio mentre meno lo si aspetta, arriva una graditissima accelerazione in doppia cassa, che è riuscita persino a strapparmi un pò di headbanging. Man mano l’atmosfera si spegne e cede il passo alla terza Prayer is the only way out, dove a farla da padrone sembra una ritrovata violenza. Sicuramente tale traccia diventa così quella più "funeral" del lotto, dove la luce ora è molto più risicata e sembra di perderla nella pesantezza delle chitarre. Nonostante tutto gli attacchi melodici non sono mai persi di vista e il gruppo non cade mai nella tentazione dell’autolesionismo di molte doom band, donandoci anche qualche azzeccata accelerazione.

 

Ma questo "Suffering Of Souls" è davvero un demo privo di difetti? Beh, a dir la verità qualcosa poteva essere arrangiata meglio, evitando qualche calo di attenzione e attacchi di noia qua e là. Soprattutto, però, ci sarebbe da lavorare un po' sulla voce del caro Domenico: un po' meno pacchianeria e più sentimento non farebbero male, evitando qualche parola stonata e ridondante! Tuttavia si tratta di quisquilie che non vogliono sminuire il lavoro di questa band foggiana, davvero capace di unire tutti gli elementi per rendere interessante un lavoro doom, e dimostrando come sia possibile evolversi anche in un genere di nicchia come questo. Complimenti ai Doomenicus quindi che sono riusciti a creare un piccolo gioiellino per ogni doom metal fan che si rispetti. Ora però aspettiamo il full length, ragazzi!

Stefano Pentassuglia

VOTO

78

 

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