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Accadimento drammatico la morte delle Son Of Man Records,
l'etichetta dell'unblack metal che stava dando visibilità a moltissimo
underground mondiale di notevole livello, spesso (casualmente?) one man project: caso
paradigmatico ne sono i Dormant, dietro al cui monicker suona con
competenza tutti gli
strumenti e "screama" ancor meglio il talentuoso olandese
Nain-Usar. L'Ep "Consolamentum" uscì autoprodotto ma nelle mani delle
compianta label cambiò coverart e si ampliò nella durata giungendo a
sette tracce per ben 37 minuti che elevano di grado il lavoro rendendolo
un album a tutti gli effetti, a mio avviso.
La produzione se la cava, l'anello debole della
catena è, come sovente accade, nel suono della cassa;
l'esecuzione è pulita anche se piuttosto spartana, proprio per ovviare ad
eventuali limiti tecnici che viene da sé emergerebbero nel caso si
voglia esagerare mettendo mano a ben quattro
strumenti. Il risultato complessivo è strumentalmente pulito ma essendo un disco di black/ambient quello che conta è il
mood totale, l'emozione stimolata, e da questo punto di vista Nain-Usar
riesce a plasmare un'opera efficace ove la melodia è usata col
contagocce e le tastiere con parsimonia. Sgocciolii, sospiri e sussurri,
poi martellante saturazione black con una lead che genera atmosfere
quasi noir per l'intro Consolamentum, unita a filo
continuo con Den smale sti, strutturata e pachidermica, lo
screming è acido e ben malleato; nel rallentamento doom emergono dal
substrato compositivo chiari echi antestoriani, quelli di metà carriera
per i maestri norvegesi. L'enfasi del pezzo ci proietta alla traccia
numero tre, Sylvan chants nocturnal, infervorante nello
ieratico loop oscuro e soprattutto nella visceralità delle screamate
finali. Torna a dominare la scena il dark ambient tra nervose raffiche
di vento ed ululati, ben innestati in The hunted
all'interno di un songwritig che prevede aggressioni pestate, cadenze
arricchite da discrete strutture percussionistiche. Febbrile quanto
oscuramente attraente è il viaggio onirico di The grievous children,
tra cacofonie, minimalisti, misticheggiamenti ed eruzioni convulse...mi
verrebbe quasi da scomodare i Negura Bunget. Song ambient di
chiusa dalla atmosfera pervadente, in cui dall'oscurità fa capolino un
introspettivo narrato, o forse un pensiero a voce alta: è Dormant
souls, l'epilogo al quale però nella versione della Son Of Man
sono addizionati i 6:30 di Liefde was het, fatta di coltri
di nebbia da cui emergono e scompaiono vocalizzi serafici, sentieri
melodici, up-tempo caustici, tessiture ritmiche, sensazioni fosche,
polifonie clean...il tutto chiuso da un gorgo nero come la pece.
Una maggiore tenuta negli assalti di double-bass e
un cucito chitarristico con più voglia di osare; migliorare poi il suono
della batteria, e sperare che il serbatoio creativo di Nain-Usar sia
ancora bello pieno: se tutto questo accadrà allora davvero occhio ai
Dormant.
Vaake
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