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DORMANT
Consolamentum
unblack
2006 - Son Of Man Records
(Olanda)
www.myspace.com/dormantmetal

 

Accadimento drammatico la morte delle Son Of Man Records, l'etichetta dell'unblack metal che stava dando visibilità a moltissimo underground mondiale di notevole livello, spesso (casualmente?) one man project: caso paradigmatico ne sono i Dormant, dietro al cui monicker suona con competenza tutti gli strumenti e "screama" ancor meglio il talentuoso olandese Nain-Usar. L'Ep "Consolamentum" uscì autoprodotto ma nelle mani delle compianta label cambiò coverart e si ampliò nella durata giungendo a sette tracce per ben 37 minuti che elevano di grado il lavoro rendendolo un album a tutti gli effetti, a mio avviso.

La produzione se la cava, l'anello debole della catena è, come sovente accade, nel suono della cassa; l'esecuzione è pulita anche se piuttosto spartana, proprio per ovviare ad eventuali limiti tecnici che viene da sé emergerebbero nel caso si voglia esagerare mettendo mano a ben quattro strumenti. Il risultato complessivo è strumentalmente pulito ma essendo un disco di black/ambient quello che conta è il mood totale, l'emozione stimolata, e da questo punto di vista Nain-Usar riesce a plasmare un'opera efficace ove la melodia è usata col contagocce e le tastiere con parsimonia. Sgocciolii, sospiri e sussurri, poi martellante saturazione black con una lead che genera atmosfere quasi noir per l'intro Consolamentum, unita a filo continuo con Den smale sti, strutturata e pachidermica, lo screming è acido e ben malleato; nel rallentamento doom emergono dal substrato compositivo chiari echi antestoriani, quelli di metà carriera per i maestri norvegesi. L'enfasi del pezzo ci proietta alla traccia numero tre, Sylvan chants nocturnal, infervorante nello ieratico loop oscuro e soprattutto nella visceralità delle screamate finali. Torna a dominare la scena il dark ambient tra nervose raffiche di vento ed ululati, ben innestati in The hunted all'interno di un songwritig che prevede aggressioni pestate, cadenze arricchite da discrete strutture percussionistiche. Febbrile quanto oscuramente attraente è il viaggio onirico di The grievous children, tra cacofonie, minimalisti, misticheggiamenti ed eruzioni convulse...mi verrebbe quasi da scomodare i Negura Bunget. Song ambient di chiusa dalla atmosfera pervadente, in cui dall'oscurità fa capolino un introspettivo narrato, o forse un pensiero a voce alta: è Dormant souls, l'epilogo al quale però nella versione della Son Of Man sono addizionati i 6:30 di Liefde was het, fatta di coltri di nebbia da cui emergono e scompaiono vocalizzi serafici, sentieri melodici, up-tempo caustici, tessiture ritmiche, sensazioni fosche, polifonie clean...il tutto chiuso da un gorgo nero come la pece.

Una maggiore tenuta negli assalti di double-bass e un cucito chitarristico con più voglia di osare; migliorare poi il suono della batteria, e sperare che il serbatoio creativo di Nain-Usar sia ancora bello pieno: se tutto questo accadrà allora davvero occhio ai Dormant.

Vaake

VOTO

80

 

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