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DREAM QUEST
The Release
 
 

 

DREAM QUEST
Centralia
power
2006 - Self
(Canada)
www.myspace.com/adventuremetal

 

Sono trascorsi circa due anni dell'interessantissimo debut "The Release" ed il trio canadese torna a rimettersi in gioco con il come back: "Centralia", un concept di 33 minuti suddiviso in soli cinque episodi, ma nonostante ciò considerabile a tutti gli effetti un full-length. La band appare maturata in quanto più conscia dei propri mezzi ed il miglioramento che emerge è tanto tecnico quanto, soprattutto, compositivo. Gruppi di riferimento qui per i Dream Quest sono Helloween e Dragonforce, ma nessun plagio ed alcuna clonazione di sorta, il sound dei nostri è - sempre nei limiti imposti dai clichè del genere - fortemente personale nonché votato anche a più che convincenti sperimentazioni.

Da notare come, a dar man forte al concetto di concept, l'inizio e la fine di ogni traccia siano caratterizzati dalla presenza di un narrato effettato su riff docili. L'opener Forgiv'r è la song più standardizzata di "Centralia", ma ciò non toglie che grazie al calore trasmesso dalle melodie e dal refrain, grazie ad abbellimenti studio, ad uno stacco prog, a cambi di ritmica e ad un lungo assolo del funambolico Mark Doerksen, sia una canzone che colpisce il bersaglio. Ma il bello è che è solo l'inizio. The fuse that burned too fast propone elaboratezze sperimentali all'interno di un vorticoso Dragonforce style: la linea melodica è coinvolgente e la malleabile e maschia voce di Phil Janzen si vota anche a bei acuti aggressivi e rochi, che torneranno a più riprese nel corso del disco. Coralità, stacco di basso, suoni chitarristici di ispirazione Labyrinth ed i soliti ottimi solos chiudono una signora canzone. Ma il pezzo guida del platter sono i quasi undici minuti di Magnified, dove il power dalle melodie catchy, dai riffoni violenti e dai break progeggianti si aggroviglia con ponderatezza di intenti a mera fusion! Janzen va accompagnato da una lontana tastiera a dirompere in tutta la sua foga, seguito da un assolo killer e da un speed folle il quale ha come straordinaria protagonista la batteria di Steve Doerksen. Sonar con aventura parte cupa ed inquieta ma poi a prevalere è la melodia coinvolgente su un mid-tempo sempre variegato e mai troppo scontato che ci regala anche un'orfica polifonia di tipico eighties. Ed eccoci infine a Eeny, meeny, miny, die, strutturata di speed/thrash, di un coro angelico, di alternanze di refrain e sfuriate, di accenni oscuri e di aperture al mero caos.

Quanto ai testi ci troviamo dunque dinanzi un concept album, tra l'altro particolarmente curioso ed elucubrato: Centralia è una reale cittadina della Pennsylvania, decimata della esalazioni dell'ossido di carbonio che fuoriuscivano dalla miniera estrattiva sottostante il centro. All'interno del lyrics work, in base a come vengono combinate le cinque tracce, le storie che ne possono derivare sono ben 120, ed il protagonista della vicenda ne può uscire tanto come eroe che come mostro assassino, oppure con un'ampia scala di sfumature intermedie. Il disco è ottimo sotto ogni punto di vista - tecnica strumentale, songwriting, produzione, voci, sperimentazione, capacità emozionale, ecc - ma il genere, ed è risaputo, ha ormai pressochè come standard la perfezione: "Centralia" non arriva a scalare l'ulteriore gradino che lo proietterebbe nell'Olimpo dei capolavori ma non c'è dubbio questo sia power metal ad altissimi livelli.

Vaake

VOTO

87

 

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