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Sono trascorsi circa due anni dell'interessantissimo debut
"The Release" ed il trio canadese torna a rimettersi in
gioco con il come back: "Centralia", un concept di 33
minuti suddiviso in soli cinque episodi, ma nonostante ciò
considerabile a tutti gli effetti un full-length. La band appare
maturata in quanto più conscia dei propri mezzi ed il miglioramento che
emerge è tanto tecnico quanto, soprattutto, compositivo. Gruppi di
riferimento qui per i Dream Quest sono Helloween e
Dragonforce, ma nessun plagio ed alcuna clonazione di sorta, il
sound dei nostri è - sempre nei limiti imposti dai clichè del genere -
fortemente personale nonché votato anche a più che convincenti
sperimentazioni.
Da notare come, a dar man forte al concetto di
concept, l'inizio e la fine di ogni traccia siano caratterizzati dalla
presenza di un narrato effettato su riff docili. L'opener Forgiv'r
è la song più standardizzata di "Centralia", ma ciò non toglie
che grazie al calore trasmesso dalle melodie e dal refrain, grazie ad
abbellimenti studio, ad uno stacco prog, a cambi di ritmica e ad un
lungo assolo del funambolico
Mark Doerksen, sia una canzone che colpisce il bersaglio. Ma il bello è
che è solo l'inizio. The fuse that burned too fast propone
elaboratezze sperimentali all'interno di un vorticoso Dragonforce
style: la linea melodica è coinvolgente e la malleabile e maschia voce
di
Phil Janzen si vota anche a bei acuti aggressivi e rochi, che torneranno
a più riprese nel corso del disco. Coralità, stacco di basso, suoni
chitarristici di ispirazione Labyrinth ed i soliti ottimi solos
chiudono una signora canzone. Ma il pezzo guida del platter sono i quasi
undici minuti di Magnified, dove il power dalle melodie
catchy, dai riffoni violenti e dai break progeggianti si aggroviglia con
ponderatezza di intenti a mera fusion! Janzen va accompagnato da una
lontana tastiera a dirompere in tutta la sua foga, seguito da un assolo
killer e da un speed folle il quale ha come straordinaria protagonista
la batteria di Steve Doerksen. Sonar con aventura parte
cupa ed inquieta ma poi a prevalere è la melodia coinvolgente su un mid-tempo
sempre variegato e mai troppo scontato che ci regala anche un'orfica
polifonia di tipico eighties. Ed eccoci infine a Eeny, meeny, miny,
die, strutturata di speed/thrash, di un coro angelico, di
alternanze di refrain e sfuriate, di accenni oscuri e di aperture al
mero caos.
Quanto ai testi ci troviamo dunque dinanzi un concept album, tra
l'altro particolarmente curioso ed elucubrato: Centralia è una reale
cittadina della Pennsylvania, decimata della esalazioni dell'ossido di
carbonio che fuoriuscivano dalla miniera estrattiva sottostante il
centro. All'interno del lyrics work, in base a come
vengono combinate le cinque tracce, le storie che ne
possono derivare sono ben 120, ed il protagonista della vicenda ne può
uscire tanto come eroe che come mostro assassino, oppure con un'ampia
scala di sfumature intermedie. Il disco è ottimo sotto ogni punto di vista -
tecnica strumentale, songwriting, produzione, voci, sperimentazione, capacità
emozionale, ecc - ma il genere, ed è risaputo, ha ormai pressochè come
standard la perfezione: "Centralia" non arriva a scalare
l'ulteriore gradino che lo proietterebbe nell'Olimpo dei capolavori ma
non c'è dubbio questo sia power metal ad altissimi livelli.
Vaake
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