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In attesa della fatidica uscita di quello che si
preannunciava come un disco epocale - ovvero quel "Welterwerk"
avvolto da spasmodiche aspettative, poi in parte tradite possiamo ora
affermare a posteriori - la EndTime Productions rilasciò nel febbraio
dello scorso anno, quale gustoso preambolo del pubblicizzatissimo chef
d'oeuvre in arrivo, questo Ep di due brani che a fatica raggiungono i
dieci minuti di durata complessiva. "Ad Hoc Revolt" è limitato a
sole 100 copie, ed è francamente un lavoro pressoché ingiudicabile,
parlando col senno di poi. Le due song inserite farebbero effettivamente
pensare in grande, ma poi ascoltate riproposte nel full-length vengono
ridimensionate dal contesto, per questo il giudizio sull'Ep si mantiene
nei limiti della mite, discostata, compostezza. Ma in realtà queste due
canzoni prese di per sé sono davvero interessanti.
L'opener è Ad hoc revolt (Pierce me
with Your incessant love / let me once again see the waste / in my
sporadic choices / Let me again feel the rapture / in serving You, my
Father. / My rapture / Your grandeur. / Ad hoc revolt / rage erratic. /
In Your glory / I'm ecstatic), industial nell'intro che poi evolve in un
complesso extreme extoliano, dall'anima cupa, cantato con un registro
vocale urlato in stile Ephel Duath di "The Painter's Palette",
tanto per chiarire che non si tratta di screaming black, ma neanche
core. La difficoltà ritmica è obiettivamente notevole, un profluvio
ininterrotto di tempi dispari che non può non eccitare gli amanti del
tecnicismo estremo. L'altro pezzo è la curiosa Victor
comrade in cui si ode una radio dove le stazioni sono
nervosamente cambiate, finché il manipolatore si arresta, colpito, su
una elegiaca e decadente melodia jazzistica. All'improvviso emerge degli
anfratti dolorosi dell'ambientazione guerresca uno screaming straziato,
per poi lasciare il proscenio a marce militari. A questo punto
subentrano le chitarre dando forma e cupa luce ad un caotico gomitolo
cacofonico...perlomeno fino a quando la stazione non viene di nuovo
cambiata...
Che ciò premesso si poteva pensare ne potesse
uscire un full-length imponente ci stava tutto, poi però le cose non
hanno seguito la scia solcata dalle ottimistiche speranze e favorevoli
impressioni che anche questo Ep ha contribuito a generare. I Drottnar
hanno grande talento, li aspettiamo ad un pieno riscatto, ma devono
riuscire a capirsi, a focalizzare appieno cosa ricercano nella loro
musica.
Vaake
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