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Trattasi "Spiritual Battle" di una
"rilegatura" di due vecchi demo del combo da Fredrikstad, rilegatura
eseguita a sorpresa da una piccola label inglese, la Plankton Records,
cristiana sì, ma non certo dedita all'estremo, mentre è decisamente
estremo il sound dei Drottnar, che qui propinano una eterogenea
miscela di black e death con ampie spianate doom. I primi tre brani
inseriti in questa compilation appartengono al demo del 1998 "A White
Realm" - black canonico con qualche spruzzata viking -, mentre i
restanti a "Doom Of Antichrist", realizzato l'anno precedente
sotto il monicker di Vitality. La line-up del quintetto norvegese
è rimasta invariata dalla fondazione ad oggi, fatta eccezione per il
cambio di bassista, allora
Bjarne Pecer Lind, ora
Håvar Wormdahl.
Black old-school dunque per le prime tre tracce.
Apre A white realm tra pecussioni e grasse cadenze, la
lead guitar intesse armonie mentre lo screaming stridulo di Sven-Erik Lind,
dalle evidenti eco hordiane, inizia fin da subito a fendere l'etere. Il
loop buio è quasi epico (le venature viking che accennavo prima), e
oltre alle aggressioni in blastbeats c'è anche spazio per derive doom.
L'apocalittica Natten pa Harmageddon (Night at Armageddon)
alterna nel proprio songwriting mid/down tempo growleggianti di vago
sapore antestoriano (ricordo che in Norvegia all'epoca era da pochi mesi
uscito "The Return Of The Black Death") con sfuriate oscure e
urlate; niente male le minimalità e marzialità inserite lungo il viale
finale della composizione. Lenta ma con in nuce, latente, una vena
esplosiva (che puntualmente irromperà) è la title-track Spiritual
battle, la quale, considerando anche il contesto lirico (When
darkness and sorrow / enter my mind / evil thoughts torment / and
exhaust my inner. / Jesus, He comes / to wipe away my tears / and give
of His eternal grace / to expel all evil / and replace it with new hope
/ and give me what I need) non può che avere un mood inquieto.
Dì qui iniziano i brani del secondo demo,
antecedenti cronologicamente ai primi, e stavolta orientati verso il
death/doom. Away from the destruction appare quasi
sperimentale nel suo dimenarsi tra synth ed evoluzioni di sei corde;
doom e tempi medi arzigogolati si avvicendano, con il growl a menare le
danze per quanto riguarda il registro vocale. Una certa complessità
ritmica è presente anche in Doom of Antichrist, per il
resto sulla stessa lunghezza d'onda stilistica del precedente episodio;
fascinosa è la declamazione minacciosa e guerresca all'interno di un
palcoscenico sonoro rallentato quanto fosco. Missing souls
è classico death/doom, in cui assurge a primadonna la chitarra solista
fautrice di notevoli ricami ritmici; chiude una song di raw black volta
testualmente alla certezza cristiana della veracità di Dio, Frykt
ikke (Fear not). Cd ben prodotto, ma senza troppe pretese e con
molti spigoli, in cui possiamo però cogliere il percorso evolutivo dei
Drottnar, che ricorda in modo esagerato quello degli Antestor,
anche se poi l'approdo finale è avvenuto in ben distinte lande sonore.
Vaake
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