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DROTTNAR
Spiritual Battle
unblack
2000 - Plankton Records
(Norvegia)
www.myspace.com/drottnarnorway

 

Trattasi "Spiritual Battle" di una "rilegatura" di due vecchi demo del combo da Fredrikstad, rilegatura eseguita a sorpresa da una piccola label inglese, la Plankton Records, cristiana sì, ma non certo dedita all'estremo, mentre è decisamente estremo il sound dei Drottnar, che qui propinano una eterogenea miscela di black e death con ampie spianate doom. I primi tre brani inseriti in questa compilation appartengono al demo del 1998 "A White Realm" - black canonico con qualche spruzzata viking -, mentre i restanti a "Doom Of Antichrist", realizzato l'anno precedente sotto il monicker di Vitality. La line-up del quintetto norvegese è rimasta invariata dalla fondazione ad oggi, fatta eccezione per il cambio di bassista, allora Bjarne Pecer Lind, ora Håvar Wormdahl.

Black old-school dunque per le prime tre tracce. Apre A white realm tra pecussioni e grasse cadenze, la lead guitar intesse armonie mentre lo screaming stridulo di Sven-Erik Lind, dalle evidenti eco hordiane, inizia fin da subito a fendere l'etere. Il loop buio è quasi epico (le venature viking che accennavo prima), e oltre alle aggressioni in blastbeats c'è anche spazio per derive doom. L'apocalittica Natten pa Harmageddon (Night at Armageddon) alterna nel proprio songwriting mid/down tempo growleggianti di vago sapore antestoriano (ricordo che in Norvegia all'epoca era da pochi mesi uscito "The Return Of The Black Death") con sfuriate oscure e urlate; niente male le minimalità e marzialità inserite lungo il viale finale della composizione. Lenta ma con in nuce, latente, una vena esplosiva (che puntualmente irromperà) è la title-track Spiritual battle, la quale, considerando anche il contesto lirico (When darkness and sorrow / enter my mind / evil thoughts torment / and exhaust my inner. / Jesus, He comes / to wipe away my tears / and give of His eternal grace / to expel all evil / and replace it with new hope / and give me what I need) non può che avere un mood inquieto.

Dì qui iniziano i brani del secondo demo, antecedenti cronologicamente ai primi, e stavolta orientati verso il death/doom. Away from the destruction appare quasi sperimentale nel suo dimenarsi tra synth ed evoluzioni di sei corde; doom e tempi medi arzigogolati si avvicendano, con il growl a menare le danze per quanto riguarda il registro vocale. Una certa complessità ritmica è presente anche in Doom of Antichrist, per il resto sulla stessa lunghezza d'onda stilistica del precedente episodio; fascinosa è la declamazione minacciosa e guerresca all'interno di un palcoscenico sonoro rallentato quanto fosco. Missing souls è classico death/doom, in cui assurge a primadonna la chitarra solista fautrice di notevoli ricami ritmici; chiude una song di raw black volta testualmente alla certezza cristiana della veracità di Dio, Frykt ikke (Fear not). Cd ben prodotto, ma senza troppe pretese e con molti spigoli, in cui possiamo però cogliere il percorso evolutivo dei Drottnar, che ricorda in modo esagerato quello degli Antestor, anche se poi l'approdo finale è avvenuto in ben distinte lande sonore.

Vaake

VOTO

68

 

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