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Una strana aura di leggenda circondava questa
release: chi infatti sosteneva, e mi riferisco a personaggi importanti
nella scena, di averlo
ascoltato in anteprima ne diceva meraviglie. Il primo full-length dei
talentuosi Drottnar, che avevano saputo stupire col loro
fascinosissimo black old-school sinfonico dell'Ep "Anamorphosis",
pareva proprio fosse uno di quei lavori che segnano un'era, che stampano
marchi indelebili, qualcosa alla "The Forsaken" degli Antestor
tanto per chiarire la portata delle attese. Ma, ahimé, stavolta i conti
non tornano.
L'attacco di Ad hoc revolt fatto di
suoni di ingranaggi può indurre a pensare a forti influenze industrial
nel proseguo del platter, che però non ci saranno: in realtà il sound viene immediatamente fuori essere un intrecciatissimo extreme metal cantato in urlato
(non un vero e proprio screaming black), un furia di tempi
dispari e di cambi di ritmo con stacchi dal mood cupo: una via di mezzo
insomma tra gli Extol di "Synergy" e gli italici
Ephel Duath. Sonorità orientali "sporche" in apertura, fasi
violente e sensazioni fosche: per il resto le linee scritturali di
The kakistocracy catacombs non divergono dall'opener. Molto
interessante risulta Autonomic self-schism, ma questo solo
perchè alcune partiture black-oriented implementano esponenzialmente
l'atmosfera del brano. Ambient di suoni di sirene, cani che abbaiano,
elicotteri, tuoni...si genera notevole pathos in Niemand geht
vorbei, mentre curiosa non poco è la successiva Victor
comrade: una radio girata freneticamente si ferma su una triste
melodia jazz da cui però improvvisamente parte un lungo doloroso scream,
annunci militareschi ed un drumming marziale; l'extreme prende il
sopravvento fino a divenire caotico, ma poi rallenta vieppiù, fino a che
non viene cambiata la stazione... Accelerate travolgenti, ritmi
sfiancanti ma anche un finale doom nella black/extreme, tecnicamente
delirante ed isterica, Stardom in darkness, di netto la
miglior composizione di "Welterwerk", che fosse stato tutto così
sarebbe davvero risultato "quel" disco tanto atteso e tessuto di lodi.
Narrato radiofonico e synth buio, per il resto Rullett è
piuttosto standard nel sound, ma in più vanta una vorticosità di tempi
dispari che raggiunge apici inestricabili. Gran traccia anche
Destructions's czar, ma ancora una volta perchè è presente il
black (e un po' di fusion), e quindi la passione, l'atmosfera, fattore
dunque che permette alla track di emergere dall'essere solo mero
tecnicismo fine a se stesso. Conclude Vulco vesper, cupa e
sentenziosa lenta song dal narrato industrial e dagli innesti
chitarristici "sorrow".
Il gruppo nelle foto dell'artwork è in
tenuta da ufficiali soviet, nella front-cover la
rappresentazione è chiaramente guerresca, infine
nel disco molti sono gli inserti radiofonici che fanno pensare o
addirittura rimandano tout court alla
seconda guerra mondiale: mi sarei aspettato quindi un concept
anti-bellico, ma i nostri interpretano il tutto metaforicamente, e
proponendosi nel booklet come "Legion", lo sono di Cristo: nei testi la guerra è
interiore, per la fede, è la battaglia spirituale contro l'innata
tendenza al male e contro il "mondo".
Così evidenti e sentite sono le elucubrate professioni di fede: "Pierce me with Your
incessant love / Let me once again see the wast / in my sporadic choises
/ Let me again feel the rapture / in serving You, my Father / My rapture
/ Your grandeur / Filth in my spawn / destroying the connection / with
You, whom I crave / Ad hoc revolt / rage erratic / In Your glory / I'm
ecstatic".
Si attendeva il capolavoro, inutile ora far finta di
no, ma ne è uscito un disco difficile. Ipertecnicismi martellanti e
pleonastici, genio
e follia arrangiamentale, songwriting a tratti al limite del visionario:
tutto ciò esalterà i puristi del mero strumentismo, ma le emozioni? Cosa
rimane dopo avere sentito e risentito "Welterwerk"? Se ne
ammirerà inevitabilmente la classe a cinque stelle, ma non si avrà poi tutta questa
gran voglia di rimettere il cd da capo. Il disco crack, la pietra miliare,
qualcuno in queste nove tracce ce lo potrà anche scoprire, ma è evento
per pochi: chi dalla musica cerca passione e sensazioni forti lo
reputerà "solo" un buonissimo album, ma tenderà a dimenticarlo in
fretta.
Vaake
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