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Spunta praticamente dal
nulla il full di questa band, che va ad aggiungersi al discreto numero
di gruppi unblack dei cui componenti si sa poco o nulla. È questo
appunto il caso dei Dying Blaze, forse un solo project, di cui è
nota solo la nazionalità ucraina.
Il disco si apre con una serie di ululati, suggestiva soluzione adottata
(ironia della sorte) da numerosi gruppi pagan black, che fanno da
sottofondo all’unico riff e alle tastiere goticheggianti. Comincia poi
la prima vera song, Pochoroni Diavola, con cori da chiesa
e campane che introducono una notevole dose di atmosfera orientale,
quasi a trovarsi in un monastero gotico. La canzone di per sé è
abbastanza banale, numerosi i rimandi agli Emperor con tastiere
che tolgono parecchio spazio alle chitarre, batteria messa molto in
secondo piano dalla produzione non scadente ma tutt’altro che perfetta,
e uno scream anonimo. Si fa strada però al quarto minuto un riff dal
sapore tipicamente thrash-death, che per quanto ben fatto sembra
alquanto fuori luogo. Gefsimankiy sad è il buon risultato
della somma di numerosi elementi che poco hanno a che fare tra loro. Il
riff iniziale, che ricompare anche nel finale della canzone, deve molto
ai primi Antestor e al loro unblack intriso di doom; la chitarra
prende un po’ vigore, e anche la batteria ci dona qualche piacevole
rullata. Al quarto minuto compare un assolo heavy metal alquanto
bizzarro per la sua sovrapposizione ad un funereo e granitico organo e,
dopo pochi istanti dal suo termine, si scatena un violento vortice di
matrice darkthroniana. Da un pezzo piuttosto originale si passa ad uno
altrettanto banale, Boguobiytza, le cui tastiere sono
praticamente ricalcate su quelle, guarda un po’ che caso, degli
Antestor, stavolta quelli dell’ultimo "The Forsaken".
Tzyar è il brano che mostra maggiore personalità dell’album, una
cavalcata dove le ottime tastiere inseguono la batteria, che si dimostra
all’altezza del compito, il tutto avvolto da uno scream non ancora al
massimo, ma che tenta comunque di emergere. Emergono in tutta la loro
potenzialità nella sesta Denitza, sin zari lo scream
finalmente vigoroso e la batteria capace di dare martellate degne di
questo nome. Purtroppo il resto non è altrettanto soddisfacente: la
tastiere sono a dir poco ridondanti e coprono completamente le chitarre,
in più compare un altro riff che sembra finito per errore nella canzone
e che nulla vi ha a che fare. Comincia quindi la title-track un discreto
brano, che se fosse stato meglio gestito avrebbe potuto essere un ottima
song. Le tastiere finalmente si limitano a fare da contorno alle
chitarre, che ci regalano ottimi riff trascinanti che mettono voglia di
headbangare; al buon scream si affiancano un ottimo growl e un mediocre
clean. La canzone prosegue senza alcun intoppo fino al penultimo minuto,
quando comincia un improbabile assolo che risulta incredibilmente
stonato rispetto all’omogeneo impianto della song. Si chiude dopo poco
più di mezz’ora il disco, con un Outro piuttosto maligno e
dal sapore vagamente industrial.
Il full nel complesso risulta essere un gran misto di svariate
influenze, orchestrate talvolta con successo, e talvolta con pessimo
gusto, rendendo l’andamento del disco saltellante tra buone e cattive
songs. La breve durata e la varietà di stili gli consente di non essere
per nulla noioso, le ottime, ma ahimè onnipresenti, tastiere danno una
notevole carica di atmosfera. Le virtù dell’album si limitano però ad
essere queste, affiancate a difetti non gravi, ma numerosi, quali la
produzione non buonissima (accettabile però in un gruppo alle prime
armi) e soprattutto l’esagerata derivazione della musica, a volte
apparentemente copiata nota per nota da vari altri artisti. Si sente
però un tentativo di personalizzare e gestire in modo originale queste
influenze, e ciò da al disco una nota di sperimentazione non negativa.
Da notare inoltre il notevole gusto dell’artwork. Resta comunque un
album discreto, trattandosi di un debutto, e si spera che col prossimo
lavoro (se ce ne sarà uno) i Dying Blaze riescano a gestire
meglio la propria musica, dando un ordine alle buone idee ed eliminando
quelle meno piacevoli.
Andrea Costariol
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