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Due anni dopo il secondo full-length "The Light
In Guinevere’s Garden", gli East West presentano ai fan il
loro ultimo lavoro, "Hope In Anguish". A differenza del
precedente album, particolare per contenere un miscuglio di generi, dal
nu al punk, questo presenta uno stile più stabilmente ancorato al nu.
Già dalla opener Vacant notiamo che questo disco è
nettamente superiore al predecessore: con basso distorto, chitarre
esplosive e vocals ossessive, gli East West ce lo presentano in
modo eccelso.
Apre invece misteriosamente e con ritmo la seconda Dwell;
qui notiamo una delle caratteristiche più marcate della maturazione dei
nostri: c’è molta dinamica. Pochi pezzi sono simili tra di loro, mentre
la maggioranza ha delle personalità proprie, pur mantenendo la stessa
base. Caratteristica che notiamo anche nella seguente, Drink me,
che è maggiormente melodica delle precedenti due, ma allo stesso tempo
aggressiva. Invece è completamente diversa Seven, che
parte con chitarre piangenti e vocals tristi e melodiche, per poi
lasciare spazio alla batteria e al basso che subentrano lievemente per
poi esplodere all'improvviso. Pur essendo un pezzo lento, è sicuramente
uno dei più particolari e dei più belli del platter. Leggermente
sottotono risulta For every wish, mentre la successiva,
Brutally wrong è più coinvolgente. Ricompaiono qui le urla
del vocalist Mike Tubbs che tanto caratterizzavano il loro album
precedente, per un effetto nostalgico ai fan di vecchia data, e da pogo
a qualsiasi ascoltatore. Lo stesso vale anche per la seguente
Murderer, con vocals alternate tra melodie ipnotiche e scream;
sicuramente uno dei brani migliori del platter. Dopo un'altra
composizione aggressiva, Envy, il gruppo torna ai tempi
medio-lenti con The final say, Zero hour e
The great facade. Forse è questo uno dei più grandi
intoppi del platter: mettere tre pezzi lenti di fila fa perdere un po’
del groove e della potenza del lavoro. Non per dire che i pezzi siano
brutti, ma la tracklist sarebbe stata da rivedere. Conclude il Cd e la
storia degli East West, con 13 minuti, Carpe noctum:
circa 7 sono i suoni misteriosi e quasi psichedelici, finché non entra
la batteria e il resto del gruppo, ad invadere il rimanente del brano.
Come pezzo musicale mi ricorda un po’ i primi Deftones.
Questo album, oltre ad essere l’ultimo mai prodotto dagli East West,
rappresenta anche l’apice della loro carriera. In ogni pezzo si nota la
grande maturazione dei nostri, e noi, da bravi fan, siamo contenti che
loro abbiano concluso la loro carriera con quello che è forse il loro
miglior album di sempre. Addio East West.
Christopher Warman
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