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Iniziamo con un po’
di storia. Gli East West sono un gruppo nu metal fondato nel
1988, partito come progetto più che altro di metal pesante. Verso gli
inizi degli anni novanta la band decise di cambiare completamente
genere, indirizzandosi verso il nu metal/rapcore. Dopo vari demo ed un
album self-titled, gli East West escono con "The
Light In Guinevere's Garden",
che sarà il disco che li porterà al successo nella scena cristiana,
essendo uno dei pochissimi nomi a proporre questo genere. Ma tutto
questo successo è meritato? Direi di...ehm...boh! Per darvi meglio
un’idea vi propongo un track by track.
La opener è Wake, che dopo vari
rumori ambient ed il suono di un pendolo, apre in modo esplosivo, con
vocals quasi parlate, in modo molto simile ai primi Korn, urla
screamo, basso distorto e un ritmo ossessivo. Questa sì che si può
definire "opener", provocando un bestiale istinto headbanger
all’ascoltatore. Segue Song-X, che fa leggermente calare
il disco, in quanto meno coinvolgente della suddetta, disco che però
risale con Nephesh, che ha un bellissimo basso in secondo
piano e introduce l’uso della doppia cassa. Anche le voci di Mike Tubbs
sono particolarmente ottime in questo pezzo. Con Closure
il gruppo si rilassa leggermente, essendo più sul melodico, ma questo
pezzo è assolutamente bello, e non ne è meno la seguente traccia,
Disturbed, ossessiva, psichedelica e devastante sul ritornello,
includendo anche un ottimo
inquietante
synth nel mezzo. Ed ora, dopo che gli
East West
hanno riguadagnato un sacco di terreno, arriva Pictures,
che abbassa leggermente il livello dell'album, essendo poco compatibile
con le prime cinque tracce; lo stesso effetto provoca la seguente,
Ded, track completamente estrema, con urla devastanti e
doppie casse presenti. Un pezzo quasi thrash che poco c'entra col resto
del disco. She cries, invece, e’ la prima ballad del
disco, inserendovi anche un po’ di influenze U2. Non nego che il
pezzo sia altamente piacevole, con una bellissima melodia, ma non posso
negare che, nuovamente, gli East West hanno inserito nel platter
un altro brano poco aderente col resto. Ed ecco che, sorprendentemente,
il gruppo inserisce Superstar nel platter, rovinando
tutto; si tratta di un alternative/punk melodico che non c'entra
assolutamente niente. Con Breathe, però, il gruppo tenta
di tornare al nu stabilito a inizio disco, senza successo, dato che il
pezzo risulta poco coinvolgente e parecchio ripetitivo. Ormai siamo
giunti alla closer, Let you go, ed è ancora
punk/alternative. Il pezzo è carino, specialmente verso la fine, in cui
entrano dei bei arrangiamenti orchestrati, ma, come continuo a ripetere
(e mi inizierei anche a stufare) non ci azzecca un cavolo!
Tutta quell’energia puramente nu trasmessa nei
primi brani è poi andata persa. La delusione arriva fino alle stelle. Di
sicuro gli East West meritano moltissimo per la prima metà del
disco, che è sublime per il genere, ma per la seconda deludono
grandemente. Per quella che è la mia opinione avrebbero dovuto passare
un po’ più tempo scrivendo pezzi dello stesso genere, e non stupire
l’ascoltatore con cagate tipo Superstar. Certe cose
proprio non le capisco...
Christopher Warman |