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EL MURO
Vientos De Victoria
power
2008 - Self
(Messico)
www.myspace.com/elmuro

 

Verrebbe quasi da realizzare sia un insormontabile muro fonetico ad impedire che i lavori di metal melodico in lingua spagnola possano possedere pari valore rispetto a quelli in lingua inglese; sembrerebbe proprio, cioè, che quella neolatina non sia una lingua "metallica". Poi però, pensandoci meglio, vengono in mente i Tierra Santa, i Mago de Oz o i cristiani argentini Boanerges, al cospetto dei quali tutto questo castello teoretico, fatto di dubbi e ipotesi, crolla. Ma ciò non vuol necessariamente dire che un fondo di verità non ci sia. Questo preambolo serviva in realtà ad introdurre il "caso" dei messicani El Muro, band al debut con tal full-length di 7 tracce per circa tre quarti d'ora di un power metal discretamente prodotto e suonato come si deve... suonato, sì, ma quanto al cantato... vorrei tanto trovare giustificazioni metalinguistiche al singer Christian, tuttavia il fatto nudo e crudo è che il nostro proprio non carbura come cantante power: piattezza, inespressività, incapacità tecnica di intonare note accettabilmente alte, nessuna emozionalità nella (difficoltosa) ricerca delle armonie... insomma, andiamo proprio male, purtroppo.

Il cristianamente predicatorio "Vientos De Victoria" succede al Demo del 2005 "Hasta El Final", e si presenta con Al borde de la muerte, buona nella lunga parte strumentale centrale, ricca di solos, ma l'accenno di acuto nel finale del nostro imputato è quasi imbarazzante; riesce a rimanere più in sintonia con le melodie nella subentrante He triunfado, ma ripiomba nel baratro dell'insufficienza assoluta nell'old-schooler title track Vientos de victoria, in cui break prepotenti danzano con passaggi atmosferici, resi seducenti da effetti eterei della sei corde solista. Heavy con chitarre downtuned ma anche cavalcate in up-tempo per Cruzar el puente, e stavolta l'interpretazione vocale, soprattutto nell'accennato refrain, tanto male non è, quanto basta per renderla la best track del Cd. La powerosa Nuevo horizonte regge finché il vocalist non conviene di azzardare vocalizzi... ci mette una pezza l'assolo. Power heavy terso con Liberate, strumentalmente apprezzabile la lunga finale Encadenado.

Che dire dunque di questo disco e degli El Muro... le composizioni e le esecuzioni strumentali magari non eccellono, ma valgono, e per essere un'autoproduzione latinoamericana il suono è dignitoso. Il punto assolutamente debole di questo ensemble avrete sicuramente capito quale sia: dispiace gettare la croce su un solo componente, ma a volte bisogna anche avere l'umiltà di riconoscere i propri limiti, perché in questo status quo fortemente penalizzato ne risulta un act che potrebbe giocarsi le sue fiches più alla pari con l'infinita pletora di monicker dediti al genere. Allo stato attuale delle cose, però, per gli El Muro non c'è alcuna possibilità.

Vaake

VOTO

57

 

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