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Verrebbe quasi da realizzare sia un insormontabile
muro fonetico ad impedire che i lavori di metal melodico in lingua
spagnola possano possedere pari valore rispetto a quelli in lingua
inglese; sembrerebbe proprio, cioè, che quella neolatina non sia una
lingua "metallica". Poi però, pensandoci meglio, vengono in mente i
Tierra Santa, i Mago de Oz o i cristiani argentini
Boanerges, al cospetto dei quali tutto questo castello teoretico,
fatto di dubbi e ipotesi, crolla. Ma ciò non vuol necessariamente dire
che un fondo di verità non ci sia. Questo preambolo serviva in realtà ad
introdurre il "caso" dei messicani El Muro, band al debut con tal
full-length di 7 tracce per circa tre quarti d'ora di un power metal
discretamente prodotto e suonato come si deve... suonato, sì, ma quanto
al cantato... vorrei tanto trovare giustificazioni metalinguistiche al
singer Christian, tuttavia il fatto nudo e crudo è che il nostro proprio
non carbura come cantante power: piattezza, inespressività, incapacità
tecnica di intonare note accettabilmente alte, nessuna emozionalità
nella (difficoltosa) ricerca delle armonie... insomma, andiamo proprio
male, purtroppo.
Il cristianamente predicatorio "Vientos De
Victoria" succede al Demo del 2005 "Hasta El Final", e si
presenta con Al borde de la muerte, buona nella lunga
parte strumentale centrale, ricca di solos, ma l'accenno di acuto nel
finale del nostro imputato è quasi imbarazzante; riesce a rimanere più
in sintonia con le melodie nella subentrante He triunfado,
ma ripiomba nel baratro dell'insufficienza assoluta nell'old-schooler
title track Vientos de victoria, in cui break prepotenti
danzano con passaggi atmosferici, resi seducenti da effetti eterei della
sei corde solista. Heavy con chitarre downtuned ma anche cavalcate in
up-tempo per Cruzar el puente, e stavolta
l'interpretazione vocale, soprattutto nell'accennato refrain, tanto male
non è, quanto basta per renderla la best track del Cd. La powerosa
Nuevo horizonte regge finché il vocalist non conviene di
azzardare vocalizzi... ci mette una pezza l'assolo. Power heavy terso
con Liberate, strumentalmente apprezzabile la lunga finale
Encadenado.
Che dire dunque di questo disco e degli El Muro...
le composizioni e le esecuzioni strumentali magari non eccellono, ma
valgono, e per essere un'autoproduzione latinoamericana il suono è
dignitoso. Il punto assolutamente debole di questo ensemble avrete
sicuramente capito quale sia: dispiace gettare la croce su un solo
componente, ma a volte bisogna anche avere l'umiltà di riconoscere i
propri limiti, perché in questo status quo fortemente penalizzato ne
risulta un act che potrebbe giocarsi le sue fiches più alla pari con
l'infinita pletora di monicker dediti al genere. Allo stato attuale
delle cose, però, per gli El Muro non c'è alcuna possibilità.
Vaake
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