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Soterion Apollumi Hamartia
 
INTERVISTA
17/10/2008
 
 

 

ELGIBBOR
Fireland
unblack
2007 - Self / 2008 - Sullen Records
(Polonia)
www.myspace.com/elgibbor

 

Tra i progetti più prolifici dell'intera scena unblack, nonostante il suo essere monomembro, Elgibbor - proiezione estrema dell'"io" del polacco Jarek, in arte Fire, attivo anche nei connazionali Fire Throne, Abdijah e No Return To My Vomit - si è ritrovato nel 2007 in piena trance compositiva, realizzando, pensate, ben tre full-length: "Satan Is Defeated", il nostro "Fireland" e, di seguito, "Stronger Than Hell", che è il platter più darkthroniano e al momento il migliore del curriculum discografico del Nostro, in attesa del nuovissimo "Repent Of Perish"... eh sì, perché Elgibbor non si ferma, bensì procede come un inarrestabile tritasassi nella sua missione di diffusione dell'accecante folgore del kerigma in quell'ambiente autopostosi come tenebrosamente malsano e maligno per antonomasia (il black metal); e così un nuovo disco è già pronto e uscirà per la Sullen Records, il ramo "black" della Open Grave Records che si occupa anche, e molto, di unblack metal. Sullen Records che ha del resto riedito nell'anno in corso anche "Fireland", con una track-list lievemente ampliata (noi faremo riferimento alla prima edizione), terminato prima di "Stronger Than Hell" ma mai uscito ufficialmente.

Il black metal che ritroviamo in questa ennesima scultura sonora di Fire, come sempre per il genere riflesso di abissali emozionalità, si orienta decisamente verso il dark ambient con puntate depressive e passaggi quasi doom oriented; gli up-tempo ci sono, ma mai esagerati e la doppia cassa risulta quasi sempre dietro le distortissime chitarre; lo screaming è feroce e ruggente, anche caustico quando non filtrato, le emozioni intimistiche del nostro trasudano ad ogni nota e ad ogni gemito. Intro - Aleph ha un incedere ipnotico abbracciato da aliti di vento e ardere di fiamme con scream ultratombali, solenne è il loop della accattivante Beth che si permette mistiche coralità in chiusa, mentre Gimel è un mid-tempo con noise irrequieto e fremente. Riff emozionali a presentare Daleth, atmosfere thriller fanno capolino in He. Plumbea e pervasiva è Waw, resa notevole da ornamenti ritmici di lead guitar, precipita nel tunnel del doom depressivo Zayin, ma ci si ridesta con le ieratiche armonie nostalgiche di Geth intrise di diffusivi scream. A risollevare le sorti della dubbia Psalm 146 (Non confidate nei potenti, / in un uomo che non può salvare. / Esala lo spirito e ritorna alla terra; / in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. / Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, / chi spera nel Signore suo Dio, / creatore del cielo e della terra, / del mare e di quanto contiene. / Egli è fedele per sempre, [...] / il Signore rialza chi è caduto, / il Signore ama i giusti, / [...] ma sconvolge le vie degli empi) accorre un finale dark ambient con afflati gregoriani (alla Raison d'Etre), che tornerà anche nella successiva Teth. Ci accompagna al tramonto il mood epicheggiante della vernacolare Krew i wolnose (Blood & freedom), coronato da scream caustici nella loro inattesa pulizia.

Discreta la produzione, un difetto di tutte le tracce dell'album è la loro "individualità": non che manchi continuità stilistica o concettuale, ma ogni composizione pare iniziare e finire come episodio a se stante, senza mai riallacciarsi al contesto. Piccolo neo, però un poco disturbante per un orecchio allenato al genere. Per il resto interessanti passi in avanti per una one man band in continuo miglioramento, come poi "Stronger Than Hell" ha dimostrato con una certa incontrovertibilità.

Vaake

VOTO

78

 

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