Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
ELGIBBOR
The Inextinguishable Blaze
 
ELGIBBOR
Satan Is Defeated
 
ELGIBBOR
Fireland
 
ELGIBBOR
Stronger Than Hell
 
ELGIBBOR
War
 
ELGIBBOR
Soterion Apollumi Hamartia
 
INTERVISTA
17/10/2008
 
 

 

ELGIBBOR
Repent Or Perish
unblack
2008 - Open Grave Records
(Polonia)
www.myspace.com/elgibbor

 

Dopo un capolavoro, com'è "Stronger Than Hell" recensito in queste colonne, è difficile ripetersi, e Fire (one man band del progetto) non fa eccezione a questa regola. Bel disco, molto ben realizzato ma fatalmente lontano dall’ispirazione che ha sorretto il suo predecessore. Horde e Darkthrone continuano ad essere le oscure stelle polari del nostro, tuttavia si inseriscono elementi celtic/folk indovinati ed usati con parsimonia. Alcuni testi sono intere citazione bibliche: "Isaiah 47:1-4 / Come down and sit in the dust, O virgin daughter of Babylon; / Sit on the ground without a throne, O daughter of the Chaldeans! / For you shall no more be called tender and delicate. / Take the millstones and grind meal. / Remove your feil, take off the skirt, / uncover the thigh, pass through the rivers. / Your nakedness shall be uncovered, yes, your shame will be seen; / I will take vengeance, and I will not arbitrate with a man. / As for our redeemer, the Lord of hosts is His name, the Holy One of Israel"; testo completo di The humilation of Babylon. Chissà cosa ne penserebbe il "paroliere".

Si parte con Heaven or hell in cui fa la sua comparsa il flauto e le soliste sono melodiche, quasi maideniane. The humiliation of Babylon è decisamente hordiana con il suo screaming asfittico mentre la seguente Dark valley è "Hellig Usvart" puro. In Rise on eagles wings compare un’inedita voce clean ora baritonale, ora funerea. Nelle due song successive sono i Darkthrone ad essere omaggiati: QOPH ha una grande drumming, The fall of Lucifer è sguaiata ma molto incisiva. Quindi tocca alla bellissima The servant, brutale e tastierosa, con un retrogusto quasi industrial. In Cries to arise ritornano sapori folk, flauti e voce pulita. Epica appare The song of Moses. La successiva The young man and his elder è rarefatta, marziale, con un originalissimo ritmo. Bestia i prorok (The Beast and the prophet) parte folleggiante, diviene apocalittica e finisce ambient, la migliore traccia del disco. Per rimettere le cose in chiaro si prosegue con Synowie gromu (Sons of thunder), che più raw non si può. Il lavoro si conclude con l'elegante The signs (Outro).

Pur non ripetendosi ad altissimi livelli, il progetto Elgibbor continua a rimanere una delle realtà più interessanti della scena unblack mondiale ed il passaggio alla Open Grave lo testimonia. Gli appassionati troveranno pane (e che pane!) per i loro denti.

Daniele E.

VOTO

79

 

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it