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Soterion Apollumi Hamartia
 
INTERVISTA
17/10/2008
 
 

 

ELGIBBOR
Satan Is Defeated   (Ep)
unblack
2007 - GSR Records
(Polonia)
www.myspace.com/elgibbor

 

Un album molto particolare quello che stiamo andando ad ascoltare, volutamente della più grezza qualità, visceralmente tenebroso e claustrofobico; ecco l’unblack metal della one man band Elgibbor. Come un’esplosione di rabbia, puro odio contro le forze del male, dall’indescrivibile fervore cristiano che pone al suo centro Nostro Signore figlio di Dio, che con il suo sacrificio ha dato la speranza agli uomini per la totale redenzione dal peccato e la possibilità di vivere nella gloria di Dio Padre. Immergiamoci dunque in questa battaglia contro il male, che proprio Elgibbor ci vuole far assistere, attoniti per la sua furia, ma anche speranzosi e fedeli per il positivo epilogo.

Psalm 63, con i suoi grezzissimi riff che rincorrono una violenta batteria, percuotendo, graffiando, tagliando, appare in tutta la sua terribile austerità, mentre lo scream si manifesta lontano e terribile. Passiamo a Powstan, brevissima cantilena funebre molto plumbea, con lo scream che sembra più un gracchiare di corvo; si odono preghiere di molte persone, canti religiosi mossi dal solo e inesauribile amore verso Dio. Ora che Elgibbor ha potuto rischiararsi la voce, parte all’assalto con Satan is defeated, un coacervo di fervore di fede, accompagnato da strumenti musicali affilati per l’occasione, che vanno a devastare il nostro stereo con ritmi velocissimi e altrettanto ipnotici. Apprezziamo l’inquietante intro di Obronca, grida di sfida e odio verso il Demonio, la song prende la forma di una vera e propria marcia di guerra dai ritmi lenti e regolari, suoni claustrofobici del migliore unblack/ambient metal, apocalittiche visioni, scream basso e solenne. Restiamo impressionanti dalla parte recitata che, penso estrapolata da un film, va a introdurre la successiva Nie chodycie w obcym jarzmie, intensissima per la sua suggestione, abissi martellanti gorgheggiano e si dimenano con riff ridotti all’osso e percussioni sulla soglia della pazzia: scream basso ed avvelenato intona profezie apocalittiche, bramando la distruzione di Satana. Psalm 127, una criptica inondazione di unblack grezzo e "malato" percuote i nostri timpani spargendo inquietudine per la fine del mondo incombente, poderosi martellamenti trasformano la batteria in ancestrali magli da combattimento, chitarre come artigli lacerano per mezzo di riff violenti la sanità mentale di noi ascoltatori, ammonendoci delle nostre azioni. Giungiamo alla fine del Cd con Pslam 63 (battle remix), e come bardato da guerra per lo scontro, riascoltiamo questa particolare song in una versione alternativa, dove la batteria si infervora e come un rullo compressore sbriciola, disintegra ogni traccia di nemico che incontri.

Ridotta all’osso la qualità delle sue song, per amplificarne l’austerità Elgibbor realizza un album degno dei più "pregiati" ambient/unblack, con forti dosi di creatività e genio musicale va a comporre un album che ha il merito di rompere i soliti schemi compositivi del panorama unblack metal, spezzoni di film, preghiere all’altissimo, suoni gorgheggianti ed indefinibili, funebri cantilene: sono tutti gli ingredienti per suggestionare e per far partecipare ancora più intensamente l’ascoltatore ai tremendi eventi che nell’album vengono raccontati. Non c’è ragion per cui ogni amante delle sonorità unblack/grezzo sia esente dal provare quest’affascinante lavoro.

Fabio Manna

VOTO

85

 

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