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Il prolifico e poliedrico
Fire ci riprova, dopo il mezzo passo falso di "War". Continua a
proporre un brutale raw alla Horde e primi Darkthrone,
senza disdegnare gli eccessi musicali dei Marduk e degli
Endstille, con altri spunti a condire il tutto.
Fire parte con A new warriors King e ci introduce nel suo
mondo fatto di mitragliate, screaming ai limiti dell’ascoltabilità e
totale assenza di melodia. Lord inquisitor è ancora
belligeranza ed intransigenza in pieno Inner Circle sound, la successiva
Who will have the victory? introduce voci campionate e
rallentamenti, con il suono che guadagna nettamente in profondità.
The Lord's devastation of the earth è un’altra bufera,
stavolta convincente: tastiere, cambi, break ed una lunga coda recitata
impreziosiscono la song. Purity and blood si conferma
ancora raw senza compromessi. Lenta, ma per nulla particolare è
Under the Lord's hammer, The trumpets continua di
contro nell’ultrafast la piattezza compositiva, presente in gran parte
dell’opera. Solenne, keys oriented e, per certi versi, dark ambient è
The lost army, certamente meno scontata delle precedenti.
Chiude l’assalto di Never understanding, dapprima brutale,
poi leggiadra.
La brillante vena
compositiva di capolavori del metallo cristiano extreme quali "Stronger
Than Hell" e "Fireland" è ormai esaurita, e solo la grande
classe e l’incrollabile fede hanno permesso a Fire di rimanere su
livelli discreti senza scadere nella mediocrità. Disco consigliato solo
ai fedelissimi dell’artista polacco, per tutti gli altri invece si
rimanda all’ascolto dei i lavori citati, decisamente di un’altra
dimensione.
Daniele E.
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