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Lo stakanovista Fire, che oltre ad Elgibbor porta
avanti una miriade di altri progetti (Fire Throne su tutti), ci
regala la sua prova più convincente, riuscendo a spostare in chiave
unblack certe sonorità della Norvegia anni ’90, migliori Darkthrone
su tutti. Rawissimo unblack metal dunque, che non disdegna parti
melodiche, addirittura dolci e melanconiche. Il sound pur essendo
influenzato dai maestri vichinghi ha tuttavia una sua decisa
personalità. La produzione, punto dolente, è sì claustrofobica e
soffocante come la materia richiede, ma non trascinante come nelle
pietre di paragone. Le liriche sono incentrate su di un atteggiamento
guerreggiante (e la cover lo attesta), ed il Fuoco ritorna nei testi:
"…The
fire of a warrior. / Without You there is no life. / Without You there
is only pain. / and Without You there is darkness. / I need You!!!" (da
The fire of a warrior).
Si parte con Lamed,
cavalcata "nera" che sembra uscita dal masterpiece "Transilvanian
Hunger", ma sicuramente i titoli parlano chiaro sulla dedizione alla
Causa di Elgibbor. Knights of Christ è un ipertempo
ipnotico che finisce con rumori di battaglia (e come altrimenti?). Su
King of kings le coordinate non cambiano; sorprende invece
Sons of light rilassata e calma con stacchi quasi acustici,
The fire of a warrior ritorna ad un sound feroce e bellicoso. Non scorre via
incolore. Quindi tocca ad Epidemic of death (Part I):
ruvidissima, le chitarre sono suonate da zanzare, mosconi e tutti i
ditteri che possono venire in mente; Fire, blood, horror and death
è una semi "unblackballad", molto emozionale, gran pezzo. Ayin -
Psalm 119: 121-129 parte aggressiva e finisce lamentevole, con
strani cori. Epidemic of death (Part II) possiede un
inquietante finale dark ambient, seguita da Tau - Psalm 119:
169-176 che ci regala echi evroklidoniani/burzumiani. Si chiude
con Suffering soul, in pratica uno screaming su tappeto
di chitarre arpeggiate.
Grande gioiello, che entra di diritto fra i migliori raw
unblack album di sempre, punto d’inizio ideale (insieme al mitologico
"Hellig Usvart" di Horde) per chi finora questo genere non è
mai riuscito ad ascoltarlo.
Daniele E. |