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Soterion Apollumi Hamartia
 
INTERVISTA
17/10/2008
 
 

 

ELGIBBOR
Stronger Than Hell
unblack
2007 - Sullen Records
(Polonia)
www.myspace.com/elgibbor

 

Lo stakanovista Fire, che oltre ad Elgibbor porta avanti una miriade di altri progetti (Fire Throne su tutti), ci regala la sua prova più convincente, riuscendo a spostare in chiave unblack certe sonorità della Norvegia anni ’90, migliori Darkthrone su tutti. Rawissimo unblack metal dunque, che non disdegna parti melodiche, addirittura dolci e melanconiche. Il sound pur essendo influenzato dai maestri vichinghi ha tuttavia una sua decisa personalità. La produzione, punto dolente, è sì claustrofobica e soffocante come la materia richiede, ma non trascinante come nelle pietre di paragone. Le liriche sono incentrate su di un atteggiamento guerreggiante (e la cover lo attesta), ed il Fuoco ritorna nei testi: "…The fire of a warrior. / Without You there is no life. / Without You there is only pain. / and Without You there is darkness. / I need You!!!" (da The fire of a warrior).

Si parte con Lamed, cavalcata "nera" che sembra uscita dal masterpiece "Transilvanian Hunger", ma sicuramente i titoli parlano chiaro sulla dedizione alla Causa di Elgibbor. Knights of Christ è un ipertempo ipnotico che finisce con rumori di battaglia (e come altrimenti?). Su King of kings le coordinate non cambiano; sorprende invece Sons of light rilassata e calma con stacchi quasi acustici, The fire of a warrior ritorna ad un sound feroce e bellicoso. Non scorre via incolore. Quindi tocca ad Epidemic of death (Part I): ruvidissima, le chitarre sono suonate da zanzare, mosconi e tutti i ditteri che possono venire in mente; Fire, blood, horror and death è una semi "unblackballad", molto emozionale, gran pezzo. Ayin - Psalm 119: 121-129 parte aggressiva e finisce lamentevole, con strani cori. Epidemic of death (Part II) possiede un inquietante finale dark ambient, seguita da Tau - Psalm 119: 169-176 che ci regala echi evroklidoniani/burzumiani. Si chiude con Suffering soul, in pratica uno screaming  su tappeto di chitarre arpeggiate.

Grande gioiello, che entra di diritto fra i migliori raw unblack album di sempre, punto d’inizio ideale (insieme al mitologico "Hellig Usvart" di Horde) per chi finora questo genere non è mai riuscito ad ascoltarlo.

Daniele E.

VOTO

88

 

 

 

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