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Dopo l’uscita di due
album di successo (specialmente il loro secondo, "The Question"),
gli Emery tornano in scena con l’attesissimo "I'm Only A Man".
Con questo terzo lavoro, i nostri propongono un concept album sul cuore
dell’uomo. Ogni pezzo narra la vicenda di uomini che affrontano varie
difficoltà, e dei modi con cui cercano di risolverle. Gli Emery
decidono anche di mostrare al pubblico di poter realizzare un album
post-hardcore senza l’utilizzo di eccessive distorsioni, utilizzando un
sound più accessibile. Di sicuro questa è una vera e propria impresa, ce
la faranno i nostri?
Apre il disco Rock-n-rule, che
dimostra l’enorme cambiamento negli arrangiamenti del gruppo. Lo stile
segue in linea quello del precedente
"The Question", ma qui appaiono, insieme a
chitarre semi distorte, anche acustiche e pianoforte. Poi le vocals sono
più melodiche, e gli scream...non sono scream, sono solo urla. Il pezzo
è abbastanza buono, ma non lo userei di certo per aprire un disco. Segue
il singolo The party song, e qui casca il mondo. Cos’è
successo? Questo è un brano che mi aspetterei da gruppi quali Good
Charlotte, o dai Panic At The Disco (oddio, muoio...) ma di
certo non dagli Emery. E tanto per rimanere in tema di delusioni,
la seguente, World away, è una traccia happy pop:
abbastanza buona per essere pop, ma non qualcosa che mi aspetterei dallo
stesso gruppo che fece uscire l’oscuro "The Weak’s End" nel 2003.
Dopo lo shock iniziale, ora però si arriva alla triade, ovvero i tre
pezzi migliori di tutto l’album, inseriti strategicamente a metà disco,
uno dopo l’altro. Il primo è After the devil beats his wife,
che torna un po’ alle origini, con arrangiamenti molto più
post-hardcore, inserendo anche degli ottimi scream finali. Segue la
seconda della triade, che è anche la migliore del disco, Can’t
stop the killer; questa mi fa venire i brividi ad ogni ascolto.
Narra l’inquietante vicenda di un uomo che rovina la sua famiglia e,
impazzendo, decide di uccidere sua moglie. E’ impossibile non sentire un
nodo alla gola nell'ascoltare il pezzo e nel leggere i testi (Well, go
ahead and run / Run! /
Run
from the man with the gun in his hand / Darling I would shoot you before
I would ever let you leave / Oh, dear God).
Il terzo brano è Story of a man with a bad heart,
che è più allegro dei precedenti, molto orecchiabile, e ben realizzato.
Dopo la triade, però, si ritorna a episodi mediocri, come Don’t
bore us, get to the chorus, che apre in modo stranissimo, per
poi passare al tipico stile del gruppo, ed infine ad un inaspettato
elettro-pop (prego chiunque di ascoltare questo pezzo e dirmi la prima
parola che viene in mente: spero sia meno volgare di quella che ho
pensato io). What makes a man a man è buona, più
sull’acustico, mentre la seguente The movie song, è un
pezzo punkeggiato simpatico, pur senza essere niente di speciale. Bella
è la seguente You think you’re nickel slick (but I got your penny
change), apparsa già nella versione Deluxe di
"The Question" sotto il nome provvisorio di Death to inconvenience.
Chiude l’album From crib to coffin, di 10 minuti e 44
secondi, pezzo che si avvicina molto al genere del debutto: inizia
bassa, acustica, e drammatica, per poi esplodere con scream furiose. Da
citare è l’ottimo utilizzo di pianoforte, vocoders, e synth. Un pezzo
davvero grandioso.
Allora, ripeto la domanda: ce l’hanno fatta gli
Emery a creare un album post-hardcore senza eccessive chitarre
distorte, più melodie, meno urla, e pezzi synth-pop? Direi di...NI.
Anche se alcuni pezzi sono proprio da sputarci sopra, bruciare e buttar
via (Don’t
bore us, get to the chorus) ce ne sono altri che mantengono
quel post-hardcore dei primi due album (After
the devil beats his wife e
From crib to
coffin). Quindi questo terzo lavoro, anche
se decisamente inferiore ai primi due, non è per niente da buttare, dato
che contiene quello che è il miglior pezzo della storia del gruppo (Can’t
stop the killer), ma di certo non lo consiglierei a
chi volesse venire a conoscenza di questo band. Procuratevi prima il
debutto, e poi magari date un’ascoltata anche a questo.
Christopher Warman |