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EMERY
The Question
post-hardcore
2005 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/emery

 

Si chiama "The Question" il secondo disco degli Emery, che fa da seguito allo spettacolare e grigio "The Weak's End". Questa volta il disco è un concept album, e, come da titolo, pone una domanda all'ascoltatore, una domanda che ognuno pone ad altri in continuazione: "Where were you when I was...?", cioè "Dov'eri tu quando io ero...?" e i titoli dei vari pezzi che compongono il platter completano la domanda (per esempio "Where were you when I was "Playing With Fire"?".)

Dall'inizio della opener So cold I can see my breath ci accorgiamo che al sound degli Emery è stato aggiunto molto colore rispetto al debutto. Le vocals sono più sul melodico, anche se quel buon scream ci sta sempre bene, e gli arrangiamenti sono articolati, originali e complessi. Il pezzo pone la prima domanda, che viene risposta con una satira sul modo del mondo di oggi di vedere l'amore: dando importanza solo al sesso, tralasciando i valori importanti. Dopo questo pezzo di brutale onestà, si passa a Playing with fire, in cui il vocalist Toby lascia spazio al chitarrista Devin alle vocals. Un pezzo più melodico del primo, ricco di bellissimi synth, e scream finali. Si ritorna al core con la drammatica Returning the smile you have from the start, per poi continuare con il singolo Studying politics, molto sull'alternative, ma davvero un bel pezzo, specialmente alla fine in cui il gruppo sperimenta con loops ed effetti puramente industrial. Con Left with alibis and lying eyes, il gruppo mette nei panni di due ragazzi che hanno appena ucciso una persona, e che ora stanno scappando dal luogo dell'omicidio in una macchina. Altro pezzo forte del platter lo troviamo con Listening to Freddy Mercury, che inizia con delle belle melodie sincronizzate da parte dei due vocalist, che poi verranno squarciate da scream esasperati, per poi cambiare nuovamente, trasformandosi in un simpatico punk/emo, ricco di synth. Questa volta il tema del brano è la lingua umana, che non può fare a meno di parlare male degli altri. Con The weakest abbiamo una song carina sì, però leggermente sottotono col resto dell'album, mentre con Miss Behavin' fanno ritorno gli scream e arrangiamenti particolari. Dopo un breve interlude si passa a The terrible secret, anch'essa leggermente sottotono, e poi alla bellissima In a lose, lose situation, dolce e melodica, che introdurrà l'episodio finale, In a win, win situation: una closer che più bella non si può, con dei bei arrangiamenti orchestrati e delle vocals spettacolari.

E' naturale che se qualcuno è fan del loro debutto, con questo album si troverà leggermente perso. Molte volte i pezzi sembrano happy-punk-emo, perdendo un po' rispetto al post-hardcore down tempo del debutto. Ma non tutto è perso. Infatti è un disco che porterà successo commerciale al gruppo, e anche una certa notorietà. Si sente che i ragazzi sono migliorati, e che creano pezzi con arrangiamenti più complessi e tematiche più serie. Se dovessi paragonare questo album al lavoro di qualcun altro, lo paragonerei a "They're Only Chasing Safety" degli Underoath, in quanto è un disco più che altro commerciale, che deluderà fan di vecchia data, ma farà gola ai nuovi.

Christopher Warman

VOTO

80

 

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