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A due anni di distanza dal loro precedente
"...In Shallow Seas We Sail", nel quale erano già passati ad un
sound maggiormente aggressivo, tornano gli Emery con la loro
nuova fatica, "We Do What We Want". Da quintetto, il gruppo
scende ad essere un quartetto, perdendo il chitarrista e secondo
vocalist Devin Shelton. In questa lavoro quindi la responsabilità vocale
cade tutta su Toby Morrell. Quando seppi di questo cambio al line-up ci
rimasi un po’ male: la voce calda e soave di Devin in pezzi come
Playing with fire, o in gare vocali con Toby come in The
pour and the prevalent, mancherà.
Apre il disco con un leggero synth The cheval glass, che
immediatamente esplode nelle orecchie dell’ascoltatore con chitarre
spaccatutto, scream allucinanti e...un breakdown? Ebbene sì, gli
Emery in questo disco passano dal loro dolce post-hardcore a un vero
e proprio emocore. Il cambio di stile è evidente in tutto il Cd, pieno
zeppo di screams (che fino ad ora erano solo utilizzati come sottofondo)
e breakdowns (che prima d’ora erano solo apparsi in Butcher’s
mouth del loro disco precedente). Si passa poi alla stupefacente
Scissors, che apre con un breakdown velocissimo e poi
passa a melodie tipiche degli Emery, stese però su un letto di
doppie casse. Bellissimo il ritornello super orecchiabile. Si giunge
così alla mia preferita del platter, The anchors, con un
gran miscuglio di melodie e scream. Il disco poi da qui in poi è
leggermente uniforme, donando all’ascoltatore solo un paio di altri
pezzi differenti, l’interessantissima Daddy’s little peach
e la commovente ballad I never got to see the west coast.
"We Do What We Want" è un passo nella direzione giusta per i
nostri. Anche se il sound risulta decisamente più aggressivo, questo
album è Emery al 100%. L’unica pecca, come ho già detto, è che i
pezzi sono troppo uniformi: negli album precedenti, brutti e belli,
tutti i brani avevano una propria anima e personalità. Oltre a questo
piccolo dettaglio "We Do What We Want" è un gran bel disco, che
mantiene l’attenzione del’ascoltatore fino alle ultime note della
closer. Di sicuro non per i fan del true metal, ma per chi già ama il
gruppo e per chi adora alternative, post-hardcore e metalcore, questo Cd
è decisamente un must-have.
Christopher Warman
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