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...In Shallow Seas We Sail
 
 

 

EMERY
We Do What We Want
emocore
2011 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/emery

 

A due anni di distanza dal loro precedente "...In Shallow Seas We Sail", nel quale erano già passati ad un sound maggiormente aggressivo, tornano gli Emery con la loro nuova fatica, "We Do What We Want". Da quintetto, il gruppo scende ad essere un quartetto, perdendo il chitarrista e secondo vocalist Devin Shelton. In questa lavoro quindi la responsabilità vocale cade tutta su Toby Morrell. Quando seppi di questo cambio al line-up ci rimasi un po’ male: la voce calda e soave di Devin in pezzi come Playing with fire, o in gare vocali con Toby come in The pour and the prevalent, mancherà.

Apre il disco con un leggero synth The cheval glass, che immediatamente esplode nelle orecchie dell’ascoltatore con chitarre spaccatutto, scream allucinanti e...un breakdown? Ebbene sì, gli Emery in questo disco passano dal loro dolce post-hardcore a un vero e proprio emocore. Il cambio di stile è evidente in tutto il Cd, pieno zeppo di screams (che fino ad ora erano solo utilizzati come sottofondo) e breakdowns (che prima d’ora erano solo apparsi in Butcher’s mouth del loro disco precedente). Si passa poi alla stupefacente Scissors, che apre con un breakdown velocissimo e poi passa a melodie tipiche degli Emery, stese però su un letto di doppie casse. Bellissimo il ritornello super orecchiabile. Si giunge così alla mia preferita del platter, The anchors, con un gran miscuglio di melodie e scream. Il disco poi da qui in poi è leggermente uniforme, donando all’ascoltatore solo un paio di altri pezzi differenti, l’interessantissima Daddy’s little peach e la commovente ballad I never got to see the west coast.

"We Do What We Want" è un passo nella direzione giusta per i nostri. Anche se il sound risulta decisamente più aggressivo, questo album è Emery al 100%. L’unica pecca, come ho già detto, è che i pezzi sono troppo uniformi: negli album precedenti, brutti e belli, tutti i brani avevano una propria anima e personalità. Oltre a questo piccolo dettaglio "We Do What We Want" è un gran bel disco, che mantiene l’attenzione del’ascoltatore fino alle ultime note della closer. Di sicuro non per i fan del true metal, ma per chi già ama il gruppo e per chi adora alternative, post-hardcore e metalcore, questo Cd è decisamente un must-have.

Christopher Warman

VOTO

84

 

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