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ENCRYPTOR
Drowning In Flesh
 
 

 

ENCRYPTOR
Sermon Decay
brutal
2003 - Sound Of The Dead Records
(Panama)
www.myspace.com/encryptor

 

Ancestrale e claustrofobica brutalità tecnica esaltata da una produzione senza macchia che vanta inoltre uno spettacolare suono delle casse. Archiviato il bel debut "Drowning In Flesh" siamo al secondo capitolo della creazione artistica degli usa-panamensi Encryptor, in realtà one man band nella persona del fantastico Felipe Diez III - prima residente negli States ed ora nel piccolo Stato del celebre canale - autore di tutte le parti vocali e strumentali senza l'aiuto sostanziale di sofisticherie elettroniche di sorta. Per soli 28 minuti "Sermon Dacay" cospargerà la sua opprimente, esaltante e dirompente furia in un'atmosfera oscura dove l'ombra di morte pervade ogni cunicolo, ma dove il sentiero per la Luce e la Vita è ben distintamente tracciato.

Cast into darkness è un assalto di tenebra: il sepolcrale sentenzioso growl (You're still living / You're still breathing / enjoy your sinning / without God you're not winning / cast into darkness), un ambient apocalittico di vento e mare inquieto, urla, detonazioni e furie strumentali: nuove anime, benvenute sulla Terra! Rebrutalization è poderosa e con un songwriting assai articolato, dei rallentamenti permettono lo sfogo del cavernoso gutturale di Felipe: non poteva mancare lo scream, ed infatti non manca; rallentamenti ed accelerazioni vorticose, scandite da un drumming martellante ed imperioso, sono avvolte all'interno di un'ambientazione tetra di cui artefici sono anche poco percepibili tastiere. La lead guitar sul finale implementa il pathos che esplode in un urlo liberatorio...che razza di traccia! Appena ripresici da tutto ciò ecco invece senza tregua alcuna la title-track Sermon decay, composita ed intrecciata ma di una brutalità incompromessa e di un vigore primigenio impressionante: le pause fanno prendere fiato ma le seguenti accelerazioni lo tolgono nuovamente; il growl è abissale. Ad un certo punto la chitarra approda addirittura a lande black-oriented, almeno fino all'emergere di un lento luminoso solo, sovrastato però ben presto da un nuovo terremoto...ma nonostante ciò ci riprova!, ma ora è definitivamente annientato. Il finale è volto alla tecnica strumentale, con una saggia alternanza di growl e scream. Horrific engenderment non muta di certo le coordinate stilistiche, ma sorprende presentando, oltre ad una coppia di assoli, un avviarsi alla fine dalle sonorità mediorientali e vagamente epiche, che ricordano non poco in ciò i maestri Nile.

Quest'ultimo mood apre anche, nel lavoro percussionistico, Vomit congregation, ma tornerà ancora nella miscela di death tecnico, black, riffing sincopato distruttivo: il finale è un autentico gomitolo compositivo. A rendere questa la traccia cult dell'album è però la stordente, disumana sfuriata centrale, roba di livelli consentiti a pochi eletti. Images of tragedy presenta una nuova letale miscela di tutto ciò che è estremo e tecnico, con ottimo gusto artistico, ancora una volta. Il buio funereo della chiusa è rischiarito dall'arpeggio speranzoso della lead. In Everything must decompose la chitarra all'improvviso impazzisce prodigandosi, tra stacchi ombrosi cadenzati e break di una ridondanza vertiginosa, in esecuzioni dalle velocità impreviste! A chiudere, ahimé già, questo capolavoro di visceralità è la straordinaria Bloodflow towards salvation dove un ambient infernale di pianto e fiamme ardenti lascia poco adito a dubbi su che fine facciano le anime che rifiutano l'Amore: inutile sottolineare quanto la song sia opprimente nelle sue velocità incontrollate e nella sua elaboratezza asfittica, questo almeno fino all'irrompere di un doom da resa dei conti eterna: l'inizio della track è anche la Fine, di essa, di tutto.  

Scorro le lyrics e le tematiche che emergono sono la distruzione apportata nell'umanità dall'inganno del Serpente con la conseguente perdizione di chi lo segue; un attacco aspro alle nuove, deviate, chiese ("Scripture misinterpretation!" urla); disfatta esistenziale per molti ma: "Their stories I must believe, for my miserable life I grieve. / Images of evil, I must purge my life of sin before my death. / The answer lies in Christ, forever I pray to you my God". E poi l'appello finale è intenso: "I command you to obey my God. I will fall but shortly after, I will rise. / Christ is our salvation. Satan, rest in agony", suggellato dalle appassionate parole che chiudono il disco, tra fiamme e gemiti di cui sopra..."Blood of Christ, end the pain and agony. / Blood of Christ, all I do will end in victory. / Victory!" Un lavoro clamoroso, inutile girarci intorno: un must per tutti i christian deathers, che segna inoltre un miglioramento netto rispetto al debut, e quindi una band che speriamo saprà donarci in avvenire ulteriori preziosissimi diamanti di inattaccabile purezza ma impossibilitati a brillare a causa del plumbeo che li avvolge, almeno finché non li accarezzerà un solo saggio di luce e la lunga attesa di quel momento sarà tripudiata con un'osannante iride.

Vaake

VOTO

90

 

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