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END OF DESTINY
The Thoughtless Existence
swedecore
2006 - Self
(USA)
www.myspace.com/endofdestinymusic

 

Ormai le band metalcore e sottogeneri correlati sono divenute - qualitativamente e quanto a fama - un po' la punta di diamante, i portabandiera, dell'intero movimento metal cristiano: apprezzate e diffuse anche in ambito secular, vantano musicisti preparatissimi e, soprattutto, produzioni stellari. Emergere in un contesto del genere per un piccolo gruppo non è semplice, richiede un investimento economico sostanzioso, dato che se solo il sonoro non fosse all'altezza della situazione si avrebbero ben poche chances di riuscita. Tuttavia, nel caso, ci si può far lo stesso apprezzare dai fans dell'underground, ove si propongano apprezzabili spunti e originali idee.

Questa introduzione calza perfettamente per l'act nordamericano End Of Destiny, che sforna un Cd di swedecore tecnico e elucubrato, tuttavia confezionato all'interno di un suono ovattato, se non da demo (perlomeno quelli di oggi) solo di poco superiore. "The Thoughtless Existence" viene sciorinato attraverso dieci tracce modellate nel rispetto di ogni stilema del death svedese, ma stese su una robusta piattaforma "core" tipica della terra natia, intessuta di un abbondante ricorso al synth. La tecnica c'è, il disco scorre via piacevolmente, ma il suo limite intrinseco, di cui sopra si diceva, emerge ben presto. Nello srotolarsi della track-list incontriamo episodi particolarmente interessanti: penso alla corposità ritmica, al mood cupo e alla seducenti spoken parts dell'opener An illness to call your own; all'intreccio swedish e alla minacciosità umorale di New Hampshire; all'azzeccato riffing swedecore di The day the world fell down. Il sound dei nostri spazia agilmente per la gamma sonora, attingendo ora qui o là spunti convincenti e iridescenti: l'attacco ambient e la progressione chitarristica "opethiana" della title-track ne sono un chiaro esempio, ma c'è anche il post-metal canonico in stile Callisto e Cult Of Luna (le notevoli Cast me out e Return to thought and a thank you letter), senza disdegnare i classici, quali gli In Flames (Luxury suicide) e gli As I Lay Dying (Son of deception). Una strizzatina d'occhio all'emo è obbligata di questi tempi, così eccoci serviti anche i coretti clean della seconda Muffled; sorprende senz'altro di più la ventosa e dark ambient parlata e cupa traccia-bridge, Calm seas, dead breeze.

Notevoli le liriche, uno sguardo cristiano sulle interiori e sociologiche problematiche esistenzialiste, per le quali si dà un'unica risposta: "Jesus if they knew to lay their problems on you / why have the mighty fallen? / why do they dwell in sin? / why do the devoted always lose the game? / Please dry my stinging eyes / give me back authority / what happened to our Savior? / what happened to you? / where do we go from here? / why entertain these desires in pursuit of broken dreams? / Thoughtless we are / meaningless is our existence". Disco compositivamente di fascino e talento, che sarebbe stato bello godere con una produzione come si deve. Band tuttavia da tenere d'occhio.

Vaake

VOTO

67

 

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