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Martin Pleau c'è riuscito. Finalmente il giovane
musicista canadese ha coronato il suo sogno di sfornare un vero album
metal con tutti i crismi, e questo, stavolta, grazie anche all'aiuto di
Jon Hooper che lo ha affiancato programmando la drum machine e
partecipando ad alcune sezioni di chitarra ritmica. Rispetto ai
precedenti demo "The Eternal" e "Darkened Horizons" la musica
cambia completamente, sia in senso letterale che metaforico. Circa il
primo, il nostro infatti qui abbandona il sound black metal per un
riuscito e ben amalgamato crogiolo di heavy/power/gothic cantato in un
fascinoso screaming sussurrato, il che rende la proposta di "A Second
Beginning" l'album white più prossimo (concettualmente almeno,
non come sound) allo stile Children Of
Bodom che mi sia capitato di ascoltare, forse insieme agli esordi
degli Immortal Souls; circa il secondo invece:
sette tracce per soli 27 minuti, ma tutti possenti, intensi, ispirati,
emozionanti, rabbiosi e tecnici, variegati nel songwriting,
assai ben confezionati da una produzione sorprendentemente
professionale, quando invece nelle altre release era, ed in modo
evidente, semplicemente amatoriale.
L'arpeggio buio sommato ad inquiete tastiere -
ovvero l'intro di Renewal by death - fanno presagire una
sicura esplosione black: sorprende quindi che, nonostante l'apparire
uditivo di un terrificante screaming, la ritmica (poderosa) che subentra
non è affatto black, bensì heavy con anche accenni di intelaiature chitarristiche: la cavalcata di doppia cassa ed il guitar work solistico
rendono questa song per lo più strumentale una insospettabile minuscola gemma di
corposo power/speed. The sirens' sall è meno
spinta, almeno fino all'arrivo di aggressioni black-oriented con tanto
di tastiera dal mood fosco: l'ottimo cantato è tutto in screaming, molto
bene
gli assoli, chiuderà con cadenze poderose. Piano-tastiera gotica è
On my knees again impreziosita da un'eccellente chitarra la
quale andando in solo diverrà melanconica. Il synth dark ambient apre la
title track A second beginning, la cui ritmica sarà
sincopata e pesante, ed il cui il finale sarà un intreccio vocale e
solistico. Di nuovo un brano goticissimo con If only eyes could
see, caratterizzato dalla struggente tastiera, dalla ritmica
doom-oriented, dai proclami in clean, in cui alcuni picchi emozionali enfatici ed
evocativi sono da brividi. In The end of suffering lente
plettrate e piano giungono, attraverso un bel bridge, ad un ancor
migliore refrain catchy in screaming: l'assolo che lo seguirà sarà lungo
e tecnico. A chiudere questo piccolo gioiello da profondo underground è
Caelistis veritas (Celestial truth), triste, depressa,
struggente.
"You must die to live / You must be reborn", queste
le parole dell'opener Renewal by death, prologo al concept
di questa "seconda nascita": tutti dobbiamo morire a noi stessi, al
nostro ego orgoglioso, per essere rigenerati alla vera vita in Cristo (A
second beginning / through Your purifying grace / A second beginning /
reborn through Your love). Martin analizza così le conseguenze del
peccato, scaturito spesso da seduzioni di sirene ingannatrici, e prega
Dio affinché gli conceda l'umiltà del cuore perchè la vera vita è in
Cristo (For the wages of sin is death but the gift of God is eternal
life through Christ Jesus our Lord), l'unico che può mettere fine alle
nostre sofferenze esistenziali. E poi termina, con chiari rimandi
neotestamentari: "For God did not send His Son into the world to condemn
the world, but that the world through Him might be saved. / He who
believes in Him is not condemned; but he who does not believe is
condemned already, because he has not believed in the name of the only
begotten Son of God". Splendido concept, ma anche splendido metal. Rimediare una copia del Cd è
impossibile però Martin ha, al contrario, reso
disponibile il free download completo della sua ultima fatica,
qui
su SoundClick: ringraziamo!, splendido anche in questo.
Vaake
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