|
Gli Envyra sono una nuova sorpresa del
panorama christian metal italiano; fondati nel 2009 dai due potentini
fratelli Smaldone, in ordine Mario alle parti di chitarra, basso e
tastiera e Rocco a occuparsi di batteria e voce, vedono in "Post-Human
Orison" il loro primo lavoro, un Ep di 6 tracce dalla non facile
etichettatura stilistica, ma andiamo per ordine. Provenienti dalle
ceneri degli Anthem, i fratelli Smaldone hanno cominciato alla
stesura di questo progetto, forte di molteplici connubi stilistici:
possiamo parlare di un death tecnico mescolato a parti talvolta
heavy-doom e talvolta thrash, come possiamo benissimo parlare di
dinamiche prog su una base death-gothic; sta di fatto che abbiamo
un'impronta stilistica molto personale e multiforme attraversata da
coordinate stilistiche provenienti da un po' tutti i cantoni del metal.
Ai microfoni troviamo appunto l'alternanza tra i growl e le parti basse
alla Peter Steele dello special guest "Mancan" (che non è un componente
ufficiale della band) e il cantato pulito eseguito dal sovracitato
Rocco, il quale esegue le timbriche più heavy-thrash.
"Post-Human Orison" è un disco incentrato sullo scenario
apocalittico di un mondo che in preda a disastri e guerre (Surrounded by
sin we forget our love ... Slaved by envy, hate and pride) necessita un
ritorno alla redenzione divina (I'll search through the sands of time to
find the eyes of my faith / Watch here ... is your life, save your heart
from the night, forget the mistake, / watch in my soul, i take you
through the way of the Lord); una costruzione lirica senz'altro molto
interessante e convincente, e il connubio con lo stile creato direi che
calza a pennello. L'attacco arpeggiato di Ethereal lake and abyss
apre il disco introducendo melodicamente la più aggressiva partenza
degli altri strumenti: ad un primo ascolto spicca subito il livello poco
professionale di registrazione, suoni poco lavorati (in particolare
quelli della batteria) e settaggio che forse avrebbe meritato un po' più
di cure; ma vediamo l'aspetto compositivo, forte sicuramente di una
efficace capacità di esecuzione dei due musicisti in questione, in
particolare sul fronte chitarristico, ma a livello musicale spiccano
ancora diverse incertezze. Si hanno episodi melodicamente interessanti
come la più thrasher Reverse order nei cui intermezzi
spiccano parti strumentali un po' alla Death di "The Sound Of
Perseverance", oppure il ritornello powereggiante di The grip
of wrath e l'attacco di State of war; ma nel
complesso si ha una prevalenza di situazioni che attirano in maniera
limitata l'attenzione sia dal punto di vista dinamico che da quello
melodico, e il non molto alto livello di registrazione gioca la sua
parte nel penalizzare un po' tutto.
Sicuramente un Ep d'esordio degno di questa dicitura, un primo lavoro
che comunque realizzato a un livello di partenza fa sperare buone
possibilità dall'alchimia della band, la quale comunque deve ancora
lavorare per produrre lavori sostanziosi e decisi; ci aspettiamo quindi
un eventuale ampliamento della line-up, nonché una maturazione di idee
stilistiche che diano maggiore impatto, e che trovino migliore
ispirazione e incanalamento tramite migliori produzioni. Per lo meno
questo è quanto ci aspettiamo dai prossimi lavori, nel frattempo
auguriamo a questa band di potersi fare ascoltare e proporre in giro il
proprio materiale.
Francesco Romeggini
|