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Si potrebbe definirlo un album di passaggio. Più
matura e più consapevole della sua voce, Eowyn ha presentato
questo lavoro nel 2006 riscuotendo anche un discreto successo
radiofonico. Siamo fuori dalle sonorità pop del primo disco, ma dobbiamo
ancora aspettare l’ultimo, bellissimo, lavoro per trovarci ad ascoltare
songs propriamente metal. Anche in questo caso, l’artista del Tennessee
non si è valsa di grossi produttori: difatti ci troviamo di fronte ad un
altro lavoro indipendente, che però ha dato la possibilità di farsi
conoscere dalle grandi label.
Apre Helpless, in cui la voce perennemente evocativa si fa
più eterea nel finale; interessante basso di sottofondo e, nel bridge,
bel gioco di piatti-voce-riff. Segue Remedy la cui
apertura è data dalle chitarre acustiche; continuano gli effetti sulla
voce sempre più indie, ma senza stancare l’ascolto anche del più
intransigente; il peso delle parole sono intensificate dalla grande
carica che dimostra di avere la singer: "Here I am. Save me! / No more
questioning over here / No more giving in to all my fears". Locked away
forse è la più metal del full-length, i cui riff di chitarra hanno quel
non so che di doom; da mettere in luce è il ritmo prog nel vocalizzo sul
finire. Tra le più dolci si sistema Without You, anche qui
il ritmo è profondamente effettizzato, pur rimanendo piacevole; "Without
you I died / I was never alive never alive, / without You", parole di
difficile commento. Si passa ad un cambio di tempo teso ed emozionale
che ci porta ad un "classico" solo della sei corde. Il suo personale
indie rock si esprime ancora nella song che dà il nome all’album
Identity, qui Eowyn riesce a modulare la voce nelle note
più basse dimostrando anche una grande capacità di controllo e quindi di
crescita artistica. La fine di questa song ci collega con la successiva,
dall’intro molto anni ’70; Draw me altro lavoro introdotto
da voce e cassa, a cui si aggiungono gli altri strumenti: "Higher to
your mercy / to your greatness, / to your likeness!" è il messaggio
chiave. Di grande effetto è il glissato del basso che accompagna il solo
di chitarra e altri momenti della song. Sul finire, voci maschili e
femminili si intrecciano in una ritmica direi "spaziale". In Time
sono i due principali strumenti a corda ad introdurre la perfetta voce;
in alcune note non si può fare a meno di ricordare la singer degli
Evanescence, con la sola differenza che Eowyn riesce a
esprimere meglio la sua voce e i sui vocalizzi nelle note da contralto;
ad esempio, nella song che segue, Escape, le note alte
sono sostenute dal coro; di questa song bisogna senz’altro segnalare il
prodigioso assolo di basso. "In the fiery trials of life, / Father hold
me Jesus hold me / Even when I've tried with all my might, / but I'm
still broken down / Jesus hold me", è il succo di Hold me,
una vera e propria preghiera; musicalmente è incentrato sul gioco di
voci ed artifici sonori. Infine, si torna alla melodia iniziale con
You saw me, introdotta dal basso; pezzo dal testo
semplicissimo, ma ben riuscito.
Nonostante tutte le eccezioni positive che abbiamo riscontrato, di certo
mancano alcune componenti: il songwriting, ad esempio, è ancora
insufficiente, dato che molti concetti o frasi intere si ripetono in
diverse songs; il mixaggio non è ancora dei migliori e una song in
particolare è eccessivamente ispirata agli Evanescence, pur
restando un buon album indipendente.
Roberta Cannone
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