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Se sognavate l’austerità e la spiritualità di canti sacri
accompagnati e sostenuti dalle ombrose sonorità di chitarre doom ed
illuminati al tempo stesso da melodie folk è giunto il momento che il
vostro desiderio venga soddisfatto. Veni Emmanuel, la
prima e più caratteristica traccia, racchiude in sé tutti gli elementi
più profondi di una musica spirituale, intima, in contatto con Dio e con
il creato. Un canto di monaci invade e riempie come un lago i più remoti
antri della percezione, richiamando alla mente ciò che risiede nello
spirito, mentre le chitarre sostengono come radici di grandi alberi la
sensibilità per ciò che è più terreno, e gli strumenti folk ammaestrano
i ricordi del passato in una sequenza di luci più o meno vive. Un
paesaggio sonoro che sembra di poter accarezzare e sentire intimamente
sul palmo di una mano; la fredda e pura acqua del lago, la corteccia
degli alberi e il tenue e rassicurante calore del sole nelle prime ore
del giorno. Vieni Emanuele, "Dio con noi", renditi visibile in ogni
elemento del creato, perché tutto è pieno di Te e del tuo amore.
Il pezzo successivo, dedicato a Maria, si basa su una
dolcissima melodia composta da campanellini ed un ridente flauto. Anche
qui le voci maschili coronano il tutto con un semplicissimo ma incisivo
fraseggio. In Gaudete, la terza traccia, le profonde voci,
accompagnate nell’intro solo da archi, si organizzano in una melodia e
ritmo da madrigale, dove una cornamusa fa le veci di un basso continuo,
e che si trasformerà in canto folk sorretto da chitarre metal. A questo
punto la familiare melodia di "bianco natale" fa inaspettatamente
capolino, ma purtroppo senza troppi slanci di interpretazione.
Personalmente qui avrei osato di più, magari aggiungendo la modernità
delle chitarre per rivisitare il classico pezzo natalizio. Come
and mourn e Up from the grave sono due bellissime
tracce, intervallate da un atmosferico intermezzo, dove vengono
mescolati perfettamente i vari stili della band ma dove soprattutto si
trovano gli esempi di melodie più originali e riuscite dell’album, mi
riferisco soprattutto alle seconde parti di entrambi i pezzi. In
Up from the grave troviamo inoltre l’uso di una voce sporca,che
evidenzia la svolta decisamente doom della seconda metà della
canzone. In Pentecost viene recitato un famoso brano
biblico in inglese su una melodia di sottofondo un po’ troppo
semplicistica a mio parere; forse sarebbe stato meglio non perdere così
repentinamente la toccante atmosfera del brano precedente. A conclusione
troviamo altre due versioni, più semplici e brevi, di Veni
Emmanuel ed Ave Maria, che riportano al sound
iniziale dell’album, nonché quello più caratterizzante il gruppo.
L’alta e la bassa marea di evocatività, che sicuramente ha
i suoi natali soprattutto nel coro di voci maschili, si alternano in
maniera naturale, accrescendo o limitando il nostro pathos senza mai
lasciarlo nell’aridità di emozioni e sensazioni. L’unica pecca della
release a mio parere è quella di non sfruttare al massimo le
potenzialità che sono sicuramente in mano a questo mirabile one man
band. In vari casi le melodie vengono un po’ svilite da un’esecuzione
eccessivamente scarna e da un pizzico di banalità di troppo. Ad esempio
le chitarre avrebbero potuto sostenere con più presenza le atmosfere
folk e doom.
A parte questo
"Ero Cras" è una raccolta di pezzi di alto livello sotto tutti i
punti di vista, con il vantaggio di essere suonati da un musicista
decisamente capace ed esperto.
Francesca Pezza
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