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EPTA ASTERA
Saligia
 
 

 

EPTA ASTERA
Ero Cras
celtic
2008 - Self
(USA)
www.myspace.com/eptaastera

 

Se sognavate l’austerità e la spiritualità di canti sacri accompagnati e sostenuti dalle ombrose sonorità di chitarre doom ed illuminati al tempo stesso da melodie folk è giunto il momento che il vostro desiderio venga soddisfatto. Veni Emmanuel, la prima e più caratteristica traccia, racchiude in sé tutti gli elementi più profondi di una musica spirituale, intima, in contatto con Dio e con il creato. Un canto di monaci invade e riempie come un lago i più remoti antri della percezione, richiamando alla mente ciò che risiede nello spirito, mentre le chitarre sostengono come radici di grandi alberi la sensibilità per ciò che è più terreno, e gli strumenti folk ammaestrano i ricordi del passato in una sequenza di luci più o meno vive. Un paesaggio sonoro che sembra di poter accarezzare e sentire intimamente sul palmo di una mano; la fredda e pura acqua del lago, la corteccia degli alberi e il tenue e rassicurante calore del sole nelle prime ore del giorno. Vieni Emanuele, "Dio con noi", renditi visibile in ogni elemento del creato, perché tutto è pieno di Te e del tuo amore.

Il pezzo successivo, dedicato a Maria, si basa su una dolcissima melodia composta da campanellini ed un ridente flauto. Anche qui le voci maschili coronano il tutto con un semplicissimo ma incisivo fraseggio. In Gaudete, la terza traccia, le profonde voci, accompagnate nell’intro solo da archi, si organizzano in una melodia e ritmo da madrigale, dove una cornamusa fa le veci di un basso continuo, e che si trasformerà in canto folk sorretto da chitarre metal. A questo punto la familiare melodia di "bianco natale" fa inaspettatamente capolino, ma purtroppo senza troppi slanci  di interpretazione. Personalmente qui avrei osato di più, magari aggiungendo la modernità delle chitarre per rivisitare il classico pezzo natalizio. Come and mourn e Up from the grave sono due bellissime tracce, intervallate da un atmosferico intermezzo, dove vengono mescolati perfettamente i vari stili della band ma dove soprattutto si trovano gli esempi di melodie più originali e riuscite dell’album, mi riferisco soprattutto alle seconde parti di entrambi i pezzi. In Up from the grave troviamo inoltre l’uso di una voce sporca,che evidenzia la svolta decisamente doom della seconda metà della canzone. In Pentecost viene recitato un famoso brano biblico in inglese su una melodia di sottofondo un po’ troppo semplicistica a mio parere; forse sarebbe stato meglio non perdere così repentinamente la toccante atmosfera del brano precedente. A conclusione troviamo altre due versioni, più semplici e brevi, di Veni Emmanuel ed Ave Maria, che riportano al sound iniziale dell’album, nonché quello più caratterizzante il gruppo.

L’alta e la bassa marea di evocatività, che sicuramente ha i suoi natali soprattutto nel coro di voci maschili, si alternano in maniera naturale, accrescendo o limitando il nostro pathos senza mai lasciarlo nell’aridità di emozioni e sensazioni. L’unica pecca della release a mio parere è quella di non sfruttare al massimo le potenzialità che sono sicuramente in mano a questo mirabile one man band. In vari casi le melodie vengono un po’ svilite da un’esecuzione eccessivamente scarna e da un pizzico di banalità di troppo. Ad esempio le chitarre avrebbero potuto sostenere con più presenza le atmosfere folk e doom. A parte questo "Ero Cras" è una raccolta di pezzi di alto livello sotto tutti i punti di vista, con il vantaggio di essere suonati da un musicista decisamente capace ed esperto.

Francesca Pezza

VOTO

78

 

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