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Virata di coordinate stilistiche piuttosto decisa
per C. Harwick in questo suo celere come back album; le atmosfere
minimali celtiche e doom-black con abbondanza di strumentazione folk
presenti in "Ero Cras" vengono sostanzialmente accantonate, a
favore di un sound ben più pesante ed industriale che in diversi
passaggi ricorda i Rammstein, tinteggiato di tratti epici. Il
concept è basato sui sette peccati capitali, e nella composizione lirica
il nostro ha attinto da variegate letture, che vanno dalla mistica
medievale Ildegarda di Bingen al poeta e drammaturgo Federico García Lorca,
da John Milton al filosofo greco Antistene. Ad ognuno dei sette peccati
è dedicata una song di questo "Saligia", termine latino che
indica proprio i sette peccati capitali; sette tracce dunque, tutte sui
sette minuti.
In primis ovviamente il peccato padre di tutti i
peccati, che è stato anche il peccato di Lucifero e dei progenitori:
Superbia. Tra coralità gregoriane, tastiere, industrialità e
proclami fa comparsa in backing un lontano scream; il sound diviene
intenso e saturo, un loop melodico è seguito da orchestrazioni. Tutto
piuttosto interessante, peccato (!) però che poi venga riproposto quasi
speculare in un secondo giro, pleonastico. In Acedia
possente è il riffing distorto come l'orchestrazione; coralità
gregoriana e melodia, ma anche qui la composizione viene riciclata. Con
Luxuria si raggiungono gli 8:30, stupendo il chorus
nostalgico baritonale tra pura industrialità intessuta da una melodica
trama di lead guitar. Da brividi il caustico e pervasivo screaming di
chiusa. Siamo all'Ira, down-tempo black sinfonico con
lontano scream burzumiano, poi industrial e solare minimalità da cui
sorge il leitmotiv del lavoro, il bel coro di cui sopra. L'industrial è
contenuto prima della deflagrazione in Gula, il finale è
filogotico con abbondanza di keys. Invidia si caratterizza
per l'epicità e la pomposità, e se ne apprezza il climax sinfonico, a
completare la lista è Avaritia: tra drone dark ambient,
chitarre prepotenti, sinfonicità, gregoriani ed industrialità, fa
(estemporanea) comparsa anche la Cavalcata delle Valchirie di Wagner.
La proposta del progetto Epta Astera rimane
interessante, anche se la via intrapresa dalla precedente rotta sembrava
poter portare ad approdi più inesplorati e dalle ambientazioni più
seducenti. Ma ad Harwick probabilmente piace percorrere sentieri sempre
nuovi, il che tuttavia rischia di non portare al raggiungimento di alcun
ben definito obiettivo. Disco valido, a volte ridondante, comunque
curioso e piacevole il connubio di industrialità e sacralità epica.
Vaake
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