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Il duo alla base di
questo moniker non ha precedentemente partorito nulla di rilievo,
eppure, detto senza enfasi, questo Ep è in assoluto uno dei migliori
dischi unblack di sempre. Un affascinante sound molto originale, in
parte ispirato ad Antestor, My Dying Bride e persino ai
Pink Floyd, e che per il puro gusto di etichettare potremmo definire
come atmospheric unblack/doom metal, giusto per rendere l’idea. Grandi
orchestrazioni, momenti doom e dark ambient da brivido ed un pregevole
misto di batteria "umana" e drum machine contraddistinguono la cifra
stilistica di questi grandi yankees. Per quanto riguarda le liriche,
crush-evil molto visionario e con una inedita commistione di inglese e
latino.
Sicuramente il piatto forte dei nostri è la title
track ed opener Sanguinus nocturnus di quasi 17 minuti. In
questa mirabile suite si ripetono ciclicamente momenti dark ambient
recitati ed inquietanti, black sinfonico di grandissima classe e
sospensioni doom in cui il tempo sembra fermarsi, come solo i grandi
maestri My Dying Bride sanno fare. Dopo tanta magnificenza
passiamo a The tongues of serpents silenced, in cui
aggressiva epicità si frappone a break ora eterei ed ora ambientali.
Non dracos it mihi dux è traccia maestosa e raggelante, molto
"forsakeniana" nelle parti black. Chiude l’Ep Sunt mala waue libas,
ipse denena bibas, furiosa eppure allo stesso tempo
struggentemente melanconica.
Un’altra superband si aggiunge al floridissimo e
tenebroso vivaio unblack. Nell’attesa di un lavoro sulla lunga distanza,
non resta che gustarsi questo piccolo, cupo, e allo stesso tempo
iridescente, scrigno di prodigi.
Daniele E. |