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L'assiso al trono re Mida del metal cristiano:
questo mi viene da pensare essere al momento Jani Stefanovic, ma non perchè
accecato da quella brama di guadagno che portò il mitico regnante alla
soglia dell'autodistruzione, ma semplicemente perchè tutto ciò che il
nostro tocca, musicalmente parlando, diviene oro. Emerso alle luci della
ribalta come batterista dei finlandesi Renascent e chitarrista
dei compatrioti svedesi Crimson Moonlight, di lì in poi la sua escalation è
stata impressionante: ben tre full-length in due anni al fianco di Christian
Rivel per il faraonico progetto Divinefire, ed ora nei suoi
intenti
creativi ci sono i Miseration; è proprio tra questi due monicker che
vanno piazzati gli Essence Of Sorrow. Idea solista partorita nella mente
del nostro in quel di Göteborg nell'estate 2005, la cosa nel tempo
divenne molto più grossa di quanto forse lui stesso immaginava: non più
un semplice side project ma una vera band che può contare tra gli altri
sulla voce e la chitarra ritmica dei due Random Eyes, Christian Palin e
Timo Kuusjärvi, sulle magistrali tastiere dell'ex Sonata Arctica e
Wingdom
Mikko Härkin, ma anche su guest del calibro dell'amico bassista Andreas Olsson
(Narnia, Divinefire, ecc), ma principalmente sulla presenza al microfono
di Mats Leven (Therion, At Vance, Malmsteen); in
tutto ciò Jani si occupa della
chitarra solista oltre che, ovviamente, del songwriting e del sempre
cristianissimo lavoro
lirico. Produzione al top, il sound miscela cavalcate power/swedish death,
melodie e ritmiche heavy, gotiche distese decadenti, inserti oscuri, cadenze granitiche
e tanto altro ancora: diciamo comunque che non conoscendone l'origine si
potrebbe tranquillamente scambiare per un nuovo lavoro, magari più
sperimentale e lento, dei citatissimi Divinefire, anche perchè la timbrica tonale di Mats
Leven ricorda non poco quella di Rivel. Qualche influenza Nocturnal
Rites, Kamelot e Vision Divine ed ecco che il discone è servito.
Che sia di nuovo all'opera lo "Stefanovic sound" lo
si percepisce fin dalle primissime note dell'opener Face of death:
cadenze conturbanti, la linea melodica è trascinante, onirica ma velata di
tristezza, ben interpretata dal buon Palin; il refrain ha appeal, il
finale è prima fosco poi misticheggiante grazie a intense coralità serafiche.
Neoclassicità epico orchestrale in pieno Divinefire style per la
coinvolgente Mind control, brano che si giova anche di stacchi gotici seminarrati, pomposità solenne ed un
infuocato, insistito refrain. Aggressività che prorompe in up tempo, sound saturo, linee vocali
grintose, parti solistiche effettate, ma anche malinconia e dark ambient
sintetico compongono i tratti essenziali della title track The essence
of sorrow. L'apertura della quarta Hollow è
affidata a deflagranti blocchi ritmici per poi snodarsi in un down tempo
dalle suadenti armonie: i bridge ricordano non poco i Vision Divine
mentre il refrain è un esplicito rimando ai Kamelot: l'assolo,
lento, si intreccia al sound; in definitiva bel pezzo ma piuttosto
derivativo. Supreme oppression parte swedish per poi
votarsi a sorpresa a vene melodiche e corali hardrocker di trade mark
chiaramente eighties, ma non per questo disdegna il Divinefire
style, che è invece più colmo e distruttivo che mai, in ciò simile alla
successiva Ashes, più sperimentale anche se non troppo
riuscita, conclusa addirittura da squassanti e scandite bordate
metalcore oriented. Sanguignità, rilassamenti, orpelli studio, spoken
pats oscure, assolo orientaleggiante, tastiere protagoniste, ma
soprattutto un ruffiano e catchy refrain per l'ottava The mirror.
Torna l'eco dei Kamelot in Trail of tears, il cui
assolo portante è elegiaco, chiude questo "Reflections Of The Obscure"
la strumentale Come serenity, eterea nel tappeto
tastieristico, pindarica e trascendente nel lungo solo che ne
costituisce la spina dorsale.
Altro centro per Stefanovic, che dimostra e
conferma di riuscire ad adattare il suo peculiare sound a diverse
proposte, variandolo di volta in volta grazie a furbe infarciture di
stilemi che assurgono ad elementi caratterizzanti: se ciò non è certo
proposta originale è quantomeno sinonimo di grande eclettismo ed
intelligenza compositiva. Profondo rispetto quindi per questo artista, e
disco senz'altro consigliatissimo.
Vaake
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