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ESSENCE OF SORROW
Reflections Of The Obscure
melodic heavy
2007 - Rivel Records
(Finlandia)
www.essenceofsorrow.com

 

L'assiso al trono re Mida del metal cristiano: questo mi viene da pensare essere al momento Jani Stefanovic, ma non perchè accecato da quella brama di guadagno che portò il mitico regnante alla soglia dell'autodistruzione, ma semplicemente perchè tutto ciò che il nostro tocca, musicalmente parlando, diviene oro. Emerso alle luci della ribalta come batterista dei finlandesi Renascent e chitarrista dei compatrioti svedesi Crimson Moonlight, di lì in poi la sua escalation è stata impressionante: ben tre full-length in due anni al fianco di Christian Rivel per il faraonico progetto Divinefire, ed ora nei suoi intenti creativi ci sono i Miseration; è proprio tra questi due monicker che vanno piazzati gli Essence Of Sorrow. Idea solista partorita nella mente del nostro in quel di Göteborg nell'estate 2005, la cosa nel tempo divenne molto più grossa di quanto forse lui stesso immaginava: non più un semplice side project ma una vera band che può contare tra gli altri sulla voce e la chitarra ritmica dei due Random Eyes, Christian Palin e Timo Kuusjärvi, sulle magistrali tastiere dell'ex Sonata Arctica e Wingdom Mikko Härkin, ma anche su guest del calibro dell'amico bassista Andreas Olsson (Narnia, Divinefire, ecc), ma principalmente sulla presenza al microfono di Mats Leven (Therion, At Vance, Malmsteen); in tutto ciò Jani si occupa della chitarra solista oltre che, ovviamente, del songwriting e del sempre cristianissimo lavoro lirico. Produzione al top, il sound miscela cavalcate power/swedish death, melodie e ritmiche heavy, gotiche distese decadenti, inserti oscuri, cadenze granitiche e tanto altro ancora: diciamo comunque che non conoscendone l'origine si potrebbe tranquillamente scambiare per un nuovo lavoro, magari più sperimentale e lento, dei citatissimi Divinefire, anche perchè la timbrica tonale di Mats Leven ricorda non poco quella di Rivel. Qualche influenza Nocturnal Rites, Kamelot e Vision Divine ed ecco che il discone è servito.

Che sia di nuovo all'opera lo "Stefanovic sound" lo si percepisce fin dalle primissime note dell'opener Face of death: cadenze conturbanti, la linea melodica è trascinante, onirica ma velata di tristezza, ben interpretata dal buon Palin; il refrain ha appeal, il finale è prima fosco poi misticheggiante grazie a intense coralità serafiche. Neoclassicità epico orchestrale in pieno Divinefire style per la coinvolgente Mind control, brano che si giova anche di stacchi gotici seminarrati, pomposità solenne ed un infuocato, insistito refrain. Aggressività che prorompe in up tempo, sound saturo, linee vocali grintose, parti solistiche effettate, ma anche malinconia e dark ambient sintetico compongono i tratti essenziali della title track The essence of sorrow. L'apertura della quarta Hollow è affidata a deflagranti blocchi ritmici per poi snodarsi in un down tempo dalle suadenti armonie: i bridge ricordano non poco i Vision Divine mentre il refrain è un esplicito rimando ai Kamelot: l'assolo, lento, si intreccia al sound; in definitiva bel pezzo ma piuttosto derivativo. Supreme oppression parte swedish per poi votarsi a sorpresa a vene melodiche e corali hardrocker di trade mark chiaramente eighties, ma non per questo disdegna il Divinefire style, che è invece più colmo e distruttivo che mai, in ciò simile alla successiva Ashes, più sperimentale anche se non troppo riuscita, conclusa addirittura da squassanti e scandite bordate metalcore oriented. Sanguignità, rilassamenti, orpelli studio, spoken pats oscure, assolo orientaleggiante, tastiere protagoniste, ma soprattutto un ruffiano e catchy refrain per l'ottava The mirror. Torna l'eco dei Kamelot in Trail of tears, il cui assolo portante è elegiaco, chiude questo "Reflections Of The Obscure" la strumentale Come serenity, eterea nel tappeto tastieristico, pindarica e trascendente nel lungo solo che ne costituisce la spina dorsale.

Altro centro per Stefanovic, che dimostra e conferma di riuscire ad adattare il suo peculiare sound a diverse proposte, variandolo di volta in volta grazie a furbe infarciture di stilemi che assurgono ad elementi caratterizzanti: se ciò non è certo proposta originale è quantomeno sinonimo di grande eclettismo ed intelligenza compositiva. Profondo rispetto quindi per questo artista, e disco senz'altro consigliatissimo.

Vaake

VOTO

86

 

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