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ETERNA
Terra Nova   (Ep)
power
2002 - Encore Records
(Brasile)
www.eterna.com.br

 

Album di transizione questo "Terra Nova" tra il discreto (seppur penalizzato nella produzione) "The Gate" e il decisivo passo in avanti fatto dal gruppo con il successivo "Epiphany". Il disco uscito nel 2002 non può essere considerato un full-length a tutti gli effetti: conta infatti ben 11 brani di cui però solo i primi cinque sono inediti, e tra questi due sono esclusivamente strumentali; gli altri sono invece già apparsi in "Papyrus" ma qui presenti in una nuova versione, ossia cantati dal nuovo Leandro Caçoilo, singer anche dei validissimi Aquaria e dei Sacred Sinner: ottima voce power, aggressiva al punto giusto. Da notare inoltre la presenza di una bonus track, Good bye my dear Ophelia. La strana scelta di includere vecchi brani può essere forse spiegata dal fatto che questo è stato il primo cd degli Eterna ad esser messo in vendita sul mercato statunitense: è lecito pensare che i ragazzi brasiliani volessero subito far conoscere una piccola parte dei loro precedenti lavori.

Il marchio del gruppo è sempre inconfondibile: un power-prog dalle armonie di facile assorbimento, molto melodico, che riesce sempre a mantenere alta la qualità strumentale espressa. Diamo qui un’occhiata ai nuovi brani, rimandando per gli altri alla recensione di "Papyrus". Veniamo introdotti in questa sorta di Ep mascherato da un intro strumentale, Vera cruz, costruito su sognanti note di pianoforte in un crescendo di emozione, cui segue l’esplosivo attacco di Mother land. Dei riff che definire trascinanti è dir poco!, e, ancora, ottimi assoli con spruzzate di prog e neoclassico a far da contorno. L’inizio non poteva essere migliore e il ritmo si mantiene su questi livelli: senza neanche un secondo di stacco tra un brano all’altro siamo catapultati dentro Desert moon in cui si nota da subito il peso delle tastiere che ci offrono un sound neoclassicheggiante. Alla velocità power si contrappongono in un secondo momento passaggi prog con diversi cambi di tempo. Armonie vagamente orientaleggianti aprono il secondo brano strumentale, Levitas: difficile non pensare almeno per un momento ai Dream Theater. Gran bella mostra della loro tecnica. Si arriva così alla title-track, l’unica song cantata in portoghese, Terra nova, (presente anche nella versione radio edit, dalla minore durata) che riprende gli stessi giri di chitarra di Mother land: ritmo trascinante, ottima la parte strumentale centrale e melodia più che penetrante. Alzare il volume, prego.

L’album non fa di certo strappare i capelli, anche per la riproposizione di brani già noti, ma sicuramente rappresenta un’innegabile chicca per tutti gli appassionati del gruppo e per chi decide di avvicinarvisi per la prima volta.

Ilaria Ricci

VOTO

78

 

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