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Ecco il classico esempio in cui una mediocre produzione
rischia seriamente di pregiudicare quel che di buono è stato
realizzato in questo terzo lavoro della band brasiliana Eterna.
È davvero un peccato non poter apprezzare appieno questi 68 minuti -
a dir la verità forse un po’ eccessivi, qualche traccia poteva
essere tagliata tranquillamente fuori - di un album dalle tipiche
sonorità power che ricorda, anche se piuttosto da lontano, i
compatrioti Angra. Il loro è un power dalle linee davvero molto melodiche con
alcuni accenni prog. Apprezzabili le tastiere, i loro spunti
sinfonici e gli assoli di chitarra, niente di eccezionale ma
comunque molto apprezzabili, così come per il drumming di Danilo
Lopes. Forse la batteria è proprio lo strumento che maggiormente
risente della scarsa produzione: in alcune occasioni sembra davvero suonare
come i tamburelli del circo! I refrain, anche se delle volte
rischiano di essere un po’ scontati e ripetitivi, sono molto
orecchiabili. Da sottolineare l'avvicendarsi alla voce di Leandro Caçoilo e il già citato Lopes, autore tra l’altro di tutte le lyrics,
che alternano i brani da cantare, per poi duettare in alcune tracce
come Fight, The gate, A matter of
time: e l’esperimento riesce veramente bene.
I brani che risaltano sono la stessa Fight,
introdotta da motivi orientaleggianti, impreziosita da cori,
sicuramente la più intensa dell’album e molto varia nel songwriting
in tutti i suoi 9 minuti e 20; a fargli compagnia c’è The
gate, la title track aperta da un bel riff di
chitarra in cui sono presenti alcuni accenni prog. Entrambe
rappresentano il momento più epico ed intenso del cd: senza alcun
dubbio sono le tracce più riuscite dell’album in cui affiorano tutte
le potenzialità del gruppo. In Shine il refrain entra subito in circolo
accompagnato dal ritmo della batteria dell’ottimo Lopes, ma pensate
che risultato con una produzione migliore! In "The Gate" sono presenti anche due ballad: Living
world in cui delle note di piano accompagnano la voce di
Caçoilo fino ad un’apertura agli altri strumenti nel momento di maggior
pathos, per poi finire con un assolo, e Amazing shepherd
- il Pastore che è, che è sempre stato e sarà - conclusione
ideale dell’album, in cui la voce di Lopes, accompagnata
esclusivamente dal piano, la fa davvero da padrona, dando il meglio
di sé in tutta la sua espressività.
Indubbiamente sono qui presenti degli elementi più che positivi. Bisogna solo
andare oltre l’effettiva difficoltà di ascolto data dalla
produzione; il voto contenuto rimanda proprio a quest’ultima.
Sarebbe bello poter riascoltare questi 68 minuti sotto un’altra
luce, anche se forse però è più facile sperare in un miglioramento
della suddetta nei successivi lavori.
Ilaria Ricci |