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Davvero enigmatica l’opera
del giovane Armando Lopez, mastermind di questo progetto: ad ottime cose
alterna ingenuità grossolane. Quello che chiaramente si propone è
rinnovare un genere musicale, il raw unblack, piuttosto stantio negli
ultimi tempi, e basti ascoltare i recenti lavori di Elgibbor per
capacitarsene. Le liriche alternano cristianità a "sorrow & sadness".
Nell’opener In hours of sadness c’è un po’ di tutto:
arpeggi, tastiere, Inner Circle sound, HM. Nella successiva
Legions of light, il nostro dimostra tutto il suo gusto
chitarristico, ma anche gli evidenti limiti al drumming (non alla drum
machine, peraltro). Interessante lo screaming sussurrato, che insieme
agli arpeggi si ripeterà spesso nel disco. Si prosegue con The
scourage of existence, molto arpeggiata e quasi epica,
ritmicamente variata, con la batteria che sui cambi va alla meglio. Gli
intrecci chitarristici di Calling the weary ho le
conferiscono un sapore maideniano, per una song molto riuscita, con
chitarra acustica a chiudere. In Figure in the fog,
attacco clonato dai Darkthrone (e non è l’unico…), poi in
mid-tempo con notevole linea di basso, consueti arpeggi e sussurri.
Tutto già sentito in Shower of needles. Evocative keys si
aggiungono agli ingredienti preferiti dal Lopez in Timor mortis.
Strumentale triste è Blessed are the sorrow, in spanish
guitar. La seguente title track mostra riffing articolato in stile
blackened death. Chiude l’altra strumentale The narrow path,
con arpeggi acustici che si caricano man mano di elettricità.
Pur con molte pecche, un lavoro di sicuro interesse, se non altro per il
tentativo, riuscito solo parzialmente, di rinfrescare il raw. Lopez è
molto giovane, e si candida certamente ad esponente di punta del metallo
cristiano estremo dei prossimi anni.
Daniele E.
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