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EULOGIUM
The Transcendence Of Hope
 
 

 

EULOGIUM
Where Solace Is Mine
unblack
2006 - Son Of Man Records
(USA)
www.myspace.com/eulogium

 

A seguito dell'amatoriale demo "A Light In The Darkness" prodotto in sole quindici copie siamo giunti al vero debut per gli Eulogium, il solo project dello statunitense Armando Lopez, polistrumentista senza guest e drum machine, miliziano della unblack label Son Of Man Records. Stavolta la produzione è decisamente professionale, molto buono il suono e più che discreta l'esecuzione strumentale: grande nota di merito per Armando va però al suo screaming, pulito, ruggente, polimorfo, fluido, davvero notevole. I bei testi sono dark oranti, il sound è fascinoso e sempre vario, ma proprio in ciò presenta un'importante pecca che ne limita inevitabilmente il giudizio complessivo: non anticipo nulla dato che emergerà evidente nel proseguo della recensione di "Where Solace Is Mine".

Ad introdurre questo full-length di 41 minuti ci pensa A light in the darkness, aperta da un lontano drumming presto sovrastato da chitarre invasive e dallo screaming viscerale. Nel rallentamento si genera una linea melodica che poi si farà aspra ed infine oscura e ritmata: preludio per una sfuriata? no, dato che a sorpresa sopraggiunge un doom enfatico ricco di buone soluzioni. In Death, what hold hav'st thou? da bui riff sentenziosi fuoriesce un growl che va a sfogare in un raw black hordiano (tale anche nelle soluzioni vocali); la ritmica si fa cadenzata zanzarosa, e di lì in poi ci sarà un'alternanza di sfuriate e passaggi doom fatti di plettrate ridondanti tra le quali, traballante, si coglie una fosca armonia. É carico di pathos epico l'attacco di Calling the weary home, i cui riff sono dilatati e riecheggianti: quando si imporrà l'up-tempo ronzante lo stile ricorderà moltissimo i Crimson Moonlight di "The Covenant Progress". Fascinoso e soffuso è l'arpeggio che apre, accompagnato dal basso e da un lontano screaming in narrazione, The rope stands vacant: distorsioni caotiche poi black 'n roll che evolve in intensità fino a sfociare raw, per poi crollare in puro drone! Ed è qui che il sound cambia divenendo superfascinoso: e grazie, il riffing è un clone del clou di Black rose immortal degli Opeth! Amidst the storm è invece un lento depressive con inserti ambient di chiara matrice Burzum e Xasthur, inoltre lo screaming finale ricorda clamorosamente Vrede degli Antestor, ma precedentemente anche Shamgar degli Slechtvalk nelle linee tonali e melodiche. Arriva con The solitary nocturne un pianoforte dark in solo, l'ombra dell'Antestor Morten Sigmund Magerøy è fin troppo ben definita. Nigrescent celestia è addirittura un dichiarato omaggio ad Horde mentre Psalm 1 è forse la traccia più interessante del Cd: un cuore che pulsa, un assolo arioso su riff rilassato, ma ecco irrompere un synth, preludio di un'aggressione letale in cui scream e growl si intrecceranno vorticosamente. All'improvviso il sound si arresta doom per poi risfuriare con tanto di sorprendente assolone convulso. O come, o come, Emmanuel infine si distingue per la presenza, innestata all'interno di un gioco di up e down tempo, di un cantato baritono che fa tornare alla mente i tedeschi Enid.

Quindi ricapitolando: Horde, Antestor, Xasthur, Burzum, Crimson Moonlight, Enid, Slechtvalk, Opeth... Ancora dubbi a quale pecca mi riferivo? L'album è davvero bello - con tuttavia qualche riserva per il drumming mai troppo intenso - ma estremamente derivativo. Stavolta ce lo godiamo, e non poco, così com'è, ma in futuro da Armando Lopez attendiamo esprima una propria via ed un proprio peculiare stile, il talento per farlo c'è tutto.

Vaake

VOTO

80

 

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