|
A seguito dell'amatoriale demo "A Light In The
Darkness" prodotto in sole quindici copie siamo giunti al vero debut per
gli Eulogium, il solo project dello statunitense Armando Lopez,
polistrumentista senza guest e drum machine, miliziano della unblack
label Son Of Man Records. Stavolta la produzione è decisamente
professionale, molto buono il suono e più che discreta l'esecuzione
strumentale: grande nota di merito per Armando va però al suo screaming,
pulito, ruggente, polimorfo, fluido, davvero notevole. I bei testi sono
dark oranti, il sound è fascinoso e
sempre vario, ma proprio in ciò presenta un'importante pecca che ne limita
inevitabilmente il
giudizio complessivo: non anticipo nulla dato che emergerà evidente nel proseguo della recensione di
"Where Solace Is Mine".
Ad introdurre questo full-length di 41 minuti ci
pensa A light in the darkness, aperta da un lontano drumming presto
sovrastato da chitarre invasive e dallo screaming viscerale. Nel
rallentamento si genera una linea melodica che poi si farà aspra ed
infine oscura e ritmata: preludio per una sfuriata? no, dato che a
sorpresa sopraggiunge un doom enfatico ricco di buone soluzioni. In
Death, what hold hav'st thou? da bui riff sentenziosi
fuoriesce un growl
che va a sfogare in un raw black hordiano (tale anche nelle soluzioni
vocali); la ritmica si fa cadenzata zanzarosa, e di lì in poi ci
sarà un'alternanza di sfuriate e passaggi doom fatti di plettrate
ridondanti tra le quali, traballante, si coglie una fosca armonia. É
carico di pathos epico l'attacco di Calling the weary home, i
cui riff sono dilatati e riecheggianti: quando si imporrà l'up-tempo
ronzante lo stile ricorderà moltissimo i Crimson Moonlight di "The Covenant Progress".
Fascinoso e soffuso è l'arpeggio che apre, accompagnato dal
basso e da un lontano screaming in narrazione, The rope stands vacant:
distorsioni caotiche poi black 'n roll che evolve in intensità fino a
sfociare raw, per poi crollare in puro drone! Ed è qui che il sound
cambia divenendo superfascinoso: e grazie, il riffing è un clone del
clou di Black rose immortal degli Opeth!
Amidst the storm è invece un lento depressive con inserti
ambient di chiara matrice Burzum e Xasthur, inoltre lo
screaming finale ricorda clamorosamente Vrede degli Antestor, ma
precedentemente anche Shamgar degli Slechtvalk nelle linee tonali
e melodiche. Arriva con The solitary nocturne un
pianoforte dark in solo, l'ombra dell'Antestor Morten Sigmund
Magerøy è fin troppo ben definita. Nigrescent celestia è
addirittura un dichiarato omaggio ad Horde mentre Psalm 1
è forse la traccia più interessante del Cd: un cuore che pulsa, un
assolo arioso su riff rilassato, ma ecco irrompere un synth, preludio di
un'aggressione letale in cui scream e growl si intrecceranno
vorticosamente. All'improvviso il sound si arresta doom per poi
risfuriare con tanto di sorprendente assolone convulso. O come, o
come, Emmanuel infine si distingue per la presenza, innestata
all'interno di un gioco di up e down tempo, di un cantato baritono che
fa tornare alla mente i tedeschi Enid.
Quindi ricapitolando: Horde, Antestor,
Xasthur, Burzum, Crimson Moonlight, Enid,
Slechtvalk, Opeth... Ancora dubbi a quale pecca mi riferivo?
L'album è davvero bello - con tuttavia qualche riserva per il drumming
mai troppo intenso - ma estremamente derivativo. Stavolta ce lo godiamo,
e non poco, così com'è, ma in futuro da Armando Lopez attendiamo esprima
una propria via ed un proprio peculiare stile, il talento per farlo c'è
tutto.
Vaake
|