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Il monicker lo fa senza troppo pudore, ma anche lo
stile grafico del logo e della front cover del debut degli svedesi
Evergrace rimanda inevitabilmente ai di certo più conosciuti e
lodati connazionali Evergrey. Nonostante tale evidenza - non
credo troppo stimolante per i metallers in disperata ricerca di nuovo -
non abbiamo a che fare con una band clone, il sound del giovane sestetto
da Edsbyn infatti mutua appena da quel big act per attingere piuttosto
allo stile Nocturnal Rites, meno complesso a livello
arrangiamentale e votavo per lo più all'attenzione per la melodia dei
refrain, valorizzando, ciò facendo, la più che discreta ugola del singer
Johan Falk sovente affiancata nei chorus da coralità in backing, a volte
anche sovrapposte, altre in fraseggio con la lead vocal. Echi prog
oriented comunque sia in questo disco appaiono, ma più a livello di mood
(Fates Warning) che per tessitura ritmica e struttura compositiva,
dove gli Evergrace in realtà non eccellono particolarmente. Anche
lo stesso lavoro solistico a cura di Jon Bålefalk e David Ohlsson è
piuttosto contenuto, ma tutto sommato anche complice una super
produzione questo "Evergrace" è un album che riesce piacevole.
The escape è polimorfa tra cadenze
possenti e fasi di prog peso alternate a refrain ammiccanti, e colpisce,
peccato però nel proseguo della tracklist non si varierà in modo
sostanziale questo schema scritturale e le poche buone idee verranno
spremute in modo eccessivo, col rischio di creare crisi di rigetto
nell'astante "stressato" dal "solito" metal. Quanto a melodie
coinvolgenti va segnalato il riuscitissimo refrain della seconda
Life has just begun ma anche la linea armonica di World of
nothingness e della testierosa dark, anche se dubbia in alcuni
passaggi un po' forzati, Alive, il cui finale si prodiga in
un down tempo dalle rade battute e dalla lunghe distorsioni. I momenti
più aggressivi dell'album li propongono la grave e ruggente
Plastic ideals e la pimpante ed adrenalinica Ulterior
world, chitarristica, prima enfatica nella lead poi intrecciata
in un sovrapporsi di doppia sette corde in solo. Johan Falk dà sfogo a
tutta l'estensione vocale di cui è in possesso nella docile e rilassata
I am You, mid tempo molto semplice costruito attorno alla
armonie canore catchy. La partitura più power del lavoro è inserita
nell'attacco di Enough is enough, terzo episodio della
list, che è chiusa dall'immancabile ballad, I am sorry for You -
Part II (Hold on), in cui effetti ambient, cenni acustici, piano
e violino vanno a generare un fascinoso climax elegiaco, che si
interrompe però bruscamente causa l'inattesa brevità del brano.
Album che liricamente trasuda cristianità da ogni
poro ("All alone I go
/ I leave my sorrows /
Falling from my own
/ Find Your way into my soul";
intenso e poetico è poi l'afflato escatologico espresso in
Ulterior world) e che risulta
musicalmente gradevole ma senza apici emozionali o sorprese di
sorta: sinceramente mi è parso che gli Evergrace siano voluti
andare sul sicuro con questa release, nel loro precedente Ep erano molto
più spregiudicati e "osanti". Da questo ensemble scandinavo sono quindi
molto propenso a ritenere che per il futuro si possano attendere frutti
più prelibati.
Vaake
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