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EVROKLIDON
The Flame Of Sodom
unblack
2005 - Bombworks Records
(Ucraina)
www.myspace.com/evroklidonfanpage

 

Davvero inaspettato mi giunge questo ottimo lavoro degli ucraini Evroklidon. Nel senso che non mi aspettavo una band all’esordio così capace e matura. L’est ultimamente si sta dimostrando come autentica fucina di ottime realtà black metal, e infatti non fanno eccezione questi Evroklidon, con l’unica differenza che in questo caso siamo di fronte ad una band che affronta liriche di stampo cristiano, e che quindi si va ad aggiungere a quella lista di bands appartenenti al sempre più ricco "sotto-filone" del black metal denominato Unblack metal.

Ma bando alle ciance e cominciamo ad addentrarci nei solchi di questo lavoro. Il sound presentato dai Nostri in questo "The Flame Of Sodom", si può tranquillamente riassumere con l’etichetta di Epic Black Metal, ma il tutto è avvolto da un alone burzumiano, per la verità presente più che altro nell’uso delle vocals, stridule e sgraziate come quelle del famigerato Conte, e se vogliamo, di conseguenza accostabili anche a quelle usate da bands come Sterbend o Nyktalgia. Si parte con una intro strumentale che fa da preludio alla buona Devilish beast in the eternal fire, che mostra parti più ragionate nella prima metà, per poi sfociare in una superba cavalcata in doppia cassa e riffs molto emozionali che lasceranno intravedere solo parzialmente quello che ci aspetterà in seguito. Infatti a partire dalla terza traccia, Legends of old men - Wisdom of ancient, il sound di questa band viene fuori in tutta la sua maestosità. E’ davvero sensazionale come vengano mescolate sonorità tipicamente "norse", quindi care alla prima ondata norvegese di inizio anni Novanta, con sfumature pagan, le quali sembrano essere oramai un ingrediente essenziale per le black metal bands provenienti dalle terre dell’est. Azzeccatissimo anche l’uso di cori in pieno stile viking che arricchiscono una song già di per sé superba, ma che si completerà in tutta la sua forza con un finale che si evolve partendo da un bell’arpeggio di chitarra pulita fino ad arrivare ad un autentico "vortice sonoro", coinvolgente e "teso", e qui tutti gli elementi si sublimeranno e formeranno un unicum atto a portare l’ascoltatore a respirare un’aria malinconica e fiera al tempo stesso. Proseguendo con la vagamente "emperoriana" title-track si ha la certezza che questo album è un piccolo gioiello. Le idee strabordano e la band è abilissima a cambiare registro e a non annoiare mai. I tempi si dimezzano per poi riesplodere nella loro distruttività. Ma quello che emerge nell’arco di questi quarantadue minuti circa di durata del Cd sono i riffs: taglienti, malinconici, epici e potenti e, pur nella loro classicità sempre avvincenti. Il finale di questa song presenta con le note quello che potrebbe essere l’Armageddon, una furia venata di oscurità che si abbatte impietosa. Un capolavoro di canzone, poco altro da aggiungere.

Funeral of a dead soul si presenta più ragionata ed esplora maggiormente territori epic/viking, per certi versi riconducibili ai Bathory di metà carriera. Chiude questo Cd Spiritual battle, che nei suoi oltre nove minuti di durata ripercorre tutti gli elementi finora espressi, ovvero splendidi arpeggi di chitarra acustica, belle accelerazioni e richiami anche a bands quali i conterranei Nokturnal Mortum. Quest’opera acquista ulteriori punti anche per il fatto che è stata concepita e suonata da due sole, geniali menti, ovvero Artaaroth (voce, chitarre, basso), e Rain (batteria). Poco altro da aggiungere. Questo disco è un capolavoro dove è difficile trovare dei difetti, e chiunque voglia essere trasportato da note intrise di malinconia e fiero spirito battagliero dovrà assolutamente fare suo questo disco. Semplicemente grandioso.

Infected

(leggi la recensione di: Fabio Manna)

VOTO

85

 

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