|
Davvero inaspettato mi
giunge questo ottimo lavoro degli ucraini Evroklidon. Nel senso
che non mi aspettavo una band all’esordio così capace e matura. L’est
ultimamente si sta dimostrando come autentica fucina di ottime realtà
black metal, e infatti non fanno eccezione questi Evroklidon, con
l’unica differenza che in questo caso siamo di fronte ad una band che
affronta liriche di stampo cristiano, e che quindi si va ad aggiungere a
quella lista di bands appartenenti al sempre più ricco "sotto-filone"
del black metal denominato Unblack metal.
Ma bando alle ciance e cominciamo ad addentrarci nei solchi di questo
lavoro. Il sound presentato dai Nostri in questo "The Flame Of Sodom",
si può tranquillamente riassumere con l’etichetta di Epic Black Metal,
ma il tutto è avvolto da un alone burzumiano, per la verità presente più
che altro nell’uso delle vocals, stridule e sgraziate come quelle del
famigerato Conte, e se vogliamo, di conseguenza accostabili anche a
quelle usate da bands come Sterbend o Nyktalgia. Si parte
con una intro strumentale che fa da preludio alla buona Devilish
beast in the eternal fire, che mostra parti più ragionate nella
prima metà, per poi sfociare in una superba cavalcata in doppia cassa e
riffs molto emozionali che lasceranno intravedere solo parzialmente
quello che ci aspetterà in seguito. Infatti a partire dalla terza
traccia, Legends of old men - Wisdom of ancient, il sound
di questa band viene fuori in tutta la sua maestosità. E’ davvero
sensazionale come vengano mescolate sonorità tipicamente "norse", quindi
care alla prima ondata norvegese di inizio anni Novanta, con sfumature
pagan, le quali sembrano essere oramai un ingrediente essenziale per le
black metal bands provenienti dalle terre dell’est. Azzeccatissimo anche
l’uso di cori in pieno stile viking che arricchiscono una song già di
per sé superba, ma che si completerà in tutta la sua forza con un finale
che si evolve partendo da un bell’arpeggio di chitarra pulita fino ad
arrivare ad un autentico "vortice sonoro", coinvolgente e "teso", e qui
tutti gli elementi si sublimeranno e formeranno un unicum atto a portare
l’ascoltatore a respirare un’aria malinconica e fiera al tempo stesso.
Proseguendo con la vagamente "emperoriana" title-track si ha la certezza
che questo album è un piccolo gioiello. Le idee strabordano e la band è
abilissima a cambiare registro e a non annoiare mai. I tempi si
dimezzano per poi riesplodere nella loro distruttività. Ma quello che
emerge nell’arco di questi quarantadue minuti circa di durata del Cd
sono i riffs: taglienti, malinconici, epici e potenti e, pur nella loro
classicità sempre avvincenti. Il finale di questa song presenta con le
note quello che potrebbe essere l’Armageddon, una furia venata di
oscurità che si abbatte impietosa. Un capolavoro di canzone, poco altro
da aggiungere.
Funeral of a dead soul
si presenta più ragionata ed esplora maggiormente territori epic/viking,
per certi versi riconducibili ai Bathory di metà carriera. Chiude
questo Cd Spiritual battle, che nei suoi oltre nove minuti di durata
ripercorre tutti gli elementi finora espressi, ovvero splendidi arpeggi
di chitarra acustica, belle accelerazioni e richiami anche a bands quali
i conterranei Nokturnal Mortum. Quest’opera acquista ulteriori
punti anche per il fatto che è stata concepita e suonata da due sole,
geniali menti, ovvero Artaaroth (voce, chitarre, basso), e Rain
(batteria). Poco altro da aggiungere. Questo disco è un capolavoro dove
è difficile trovare dei difetti, e chiunque voglia essere trasportato da
note intrise di malinconia e fiero spirito battagliero dovrà
assolutamente fare suo questo disco. Semplicemente grandioso.
Infected
(leggi la recensione di:
Fabio Manna) |