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Prima di riuscire a
scrivere qualcosa a proposito di questo disco ho necessitato di vari
ascolti, perché non riuscivo a capire come potesse essere così ben
riuscito. Ebbene questi simpatici svedesi propongono un grindcore
influenzato dalla propria madre terra e quindi dai mitici Nasum.
Infatti sembra quasi possano essere i loro successori! E non poteva
essere altrimenti, basti ricordare il grande album "Inhale/Exhale"…
Un disco dunque davvero affascinante, molto tecnico, suonato
egregiamente da musicanti anche ben noti (si pensi solo che il
batterista nonché fondatore è il simpatico Gustav Elowson, battitore
degli unblackster Crimson Moonlight).
Il Cd parte subito
incazzatissimo con una potenza tellurica! Besviken igen è
a dir poco una cosa allucinante. Bellissimi i continui cambi di tempo,
l’intercalarsi delle voci, le salite in progressione e le ripartenze
lampo di batteria e entourage! Decapitate parte un po’ più
in sordina e ritmata. Stop and go e via! Le
influenze svedesi si fanno sentire sempre più; hardcore e groove a
fiotti. Segue Hatet, forse uno dei pezzi più sperimentali
ed interessanti. Cresce piano per poi lanciarsi in un furioso duello
vocale, blastbeats e riff precisissimi e mai banali. È incredibile la
varietà di cui possiamo godere! Verso metà ci si ferma con un
piccolo stacco per poi ripartire con un climax molto core che ci riporta
alla violenza estatica. Stängda dörrar parte con un intro
parlato molto evocativo. La musica che ci assale di colpo è assurda: la
strofa mosh è impossibile da ignorare anche perché ci porta in continui
cambi di tempo repentini che ci fanno godere le budella in
continuazione. Climax e anticlimax a profusione, eccezionale! Il tutto
in 1:46! La seguente Humans own defeat è piena di hc
ovunque. Si fa riconoscere soprattutto per il bellissimo inciso ritmato
che spacca tutto il pezzo, e anche il nostro collo. Niente di
studiatissimo, solo che il riff è incredibilmente riuscito! Tocca a un
altro pezzo da 90: The lie. Pompatissima e variegata, a un
quarto circa una voce che recita "Sometimes I want to believe that lie
is dead" e poi è solito schema: blastbeat, passaggi ultra core e mosh
mai banali, e tanto sano scuotimento di collo e articolazioni. L’inciso
centrale nonostante sia di una modernità quasi eccessiva è semplicemente
bellissimo e ottimamente piazzato all’interno della canzone.
Voices parte lenta, molto lenta con voci di fondo, si ferma…e
poi…non ce n’è più per nessuno! Basta questo, assicurato!
Giunti ad oltre metà
disco incontriamo questo mini concept canzoniere con un pezzo diviso in
due parti: Bussen till helvetet pt. 1 e Bussen till
helvetet pt. 2. La prima fa da preparazione a quanto potremo
trovare nella seconda. Si cresce piano piano con un mosh assurdamente
profondo, sul fondo sentiamo altri estratti cinematografici e poi si
sale, si sale piano piano per poi partecipare ad una totale esplosione,
ad un’eruzione! Anche qui maestria musicale davvero notevole, continui
cambi di ritmo, non si riscontra niente di banale. Defy è
forse uno dei pezzi più melodici. L’alternazione delle voci è giocata
molto bene e rende gradevolissimo l’ascolto e il disordine articolare
del nostro corpo. Selfdenial si presenta come uno dei
brani forse più modern e "osanti". Alla lunga stufa un po’, specialmente
la parte centrale moshosa allo stato puro. Ci avviciniamo piano piano
alla fine del disco ma non siamo ancora stanchi di godere e farci
stupire. Die inside sembra quasi riprendere un po’ il tema
di Defy, molta melodia, passaggi quasi avantgarde.
It inizia in sordina con un basso un po’ strano per poi
lanciarsi incazzatissima in un hardcore totale di soli 00:51.
Siamo alla fine, ci
resta un solo pezzo da scoprire. Reflections inizia secca,
un casino di passaggi anche qui, grande varietà di riff e ritmi, entrate
ed uscite davvero interessanti. È finito, il disco ha smesso di girare,
ma io ancora tremo, mi dimeno e godo. Sono assolutamente rimasto
allibito dalla potenza di questo ottimo gruppo! Non è certo un grindcore
noioso e ripetitivo, tutt’altro; la tecnica e l’intelligenza nel
songwriting e negli arrangiamenti è notevolissima. La produzione ed il
suono semplicemente incredibili! Unica pecca, ma questo è un appunto
personale, la voce troppo gridata alla hc… Il growl è molto buono, ma
questa voce stridula e squillante alla lunga potrebbe anche disturbare i
più radicali in quanto a musical sickness. Compratelo e godete!
Attilio Rizzoli
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