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EXHALE
Prototype
grind
2006 - Emetic Records
(Svezia)
www.exhaleswe.com

 

Prima di riuscire a scrivere qualcosa a proposito di questo disco ho necessitato di vari ascolti, perché non riuscivo a capire come potesse essere così ben riuscito. Ebbene questi simpatici svedesi propongono un grindcore influenzato dalla propria madre terra e quindi dai mitici Nasum. Infatti sembra quasi possano essere i loro successori! E non poteva essere altrimenti, basti ricordare il grande album "Inhale/Exhale"… Un disco dunque davvero affascinante, molto tecnico, suonato egregiamente da musicanti anche ben noti (si pensi solo che il batterista nonché fondatore è il simpatico Gustav Elowson, battitore degli unblackster Crimson Moonlight).

Il Cd parte subito incazzatissimo con una potenza tellurica! Besviken igen è a dir poco una cosa allucinante. Bellissimi i continui cambi di tempo, l’intercalarsi delle voci, le salite in progressione e le ripartenze lampo di batteria e entourage! Decapitate parte un po’ più in sordina e ritmata. Stop and go e via! Le influenze svedesi si fanno sentire sempre più; hardcore e groove a fiotti. Segue Hatet, forse uno dei pezzi più sperimentali ed interessanti. Cresce piano per poi lanciarsi in un furioso duello vocale, blastbeats e riff precisissimi e mai banali. È incredibile la varietà di cui possiamo godere! Verso metà ci si ferma con un piccolo stacco per poi ripartire con un climax molto core che ci riporta alla violenza estatica. Stängda dörrar parte con un intro parlato molto evocativo. La musica che ci assale di colpo è assurda: la strofa mosh è impossibile da ignorare anche perché ci porta in continui cambi di tempo repentini che ci fanno godere le budella in continuazione. Climax e anticlimax a profusione, eccezionale! Il tutto in 1:46! La seguente Humans own defeat è piena di hc ovunque. Si fa riconoscere soprattutto per il bellissimo inciso ritmato che spacca tutto il pezzo, e anche il nostro collo. Niente di studiatissimo, solo che il riff è incredibilmente riuscito! Tocca a un altro pezzo da 90: The lie. Pompatissima e variegata, a un quarto circa una voce che recita "Sometimes I want to believe that lie is dead" e poi è solito schema: blastbeat, passaggi ultra core e mosh mai banali, e tanto sano scuotimento di collo e articolazioni. L’inciso centrale nonostante sia di una modernità quasi eccessiva è semplicemente bellissimo e ottimamente piazzato all’interno della canzone. Voices parte lenta, molto lenta con voci di fondo, si ferma…e poi…non ce n’è più per nessuno! Basta questo, assicurato!

Giunti ad oltre metà disco incontriamo questo mini concept canzoniere con un pezzo diviso in due parti: Bussen till helvetet pt. 1 e Bussen till helvetet pt. 2. La prima fa da preparazione a quanto potremo trovare nella seconda. Si cresce piano piano con un mosh assurdamente profondo, sul fondo sentiamo altri estratti cinematografici e poi si sale, si sale piano piano per poi partecipare ad una totale esplosione, ad un’eruzione! Anche qui maestria musicale davvero notevole, continui cambi di ritmo, non si riscontra niente di banale. Defy è forse uno dei pezzi più melodici. L’alternazione delle voci è giocata molto bene e rende gradevolissimo l’ascolto e il disordine articolare del nostro corpo. Selfdenial si presenta come uno dei brani forse più modern e "osanti". Alla lunga stufa un po’, specialmente la parte centrale moshosa allo stato puro. Ci avviciniamo piano piano alla fine del disco ma non siamo ancora stanchi di godere e farci stupire. Die inside sembra quasi riprendere un po’ il tema di Defy, molta melodia, passaggi quasi avantgarde. It inizia in sordina con un basso un po’ strano per poi lanciarsi incazzatissima in un hardcore totale di soli 00:51.

Siamo alla fine, ci resta un solo pezzo da scoprire. Reflections inizia secca, un casino di passaggi anche qui, grande varietà di riff e ritmi, entrate ed uscite davvero interessanti. È finito, il disco ha smesso di girare, ma io ancora tremo, mi dimeno e godo. Sono assolutamente rimasto allibito dalla potenza di questo ottimo gruppo! Non è certo un grindcore noioso e ripetitivo, tutt’altro; la tecnica e l’intelligenza nel songwriting e negli arrangiamenti è notevolissima. La produzione ed il suono semplicemente incredibili! Unica pecca, ma questo è un appunto personale, la voce troppo gridata alla hc… Il growl è molto buono, ma questa voce stridula e squillante alla lunga potrebbe anche disturbare i più radicali in quanto a musical sickness. Compratelo e godete!

Attilio Rizzoli

VOTO

88

 

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