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Può senza timore di smentita essere considerato un album di svolta
"Synergy" all’interno della discografia della storica band norvegese, la
quale dopo due Ep ed altrettanti ottimi full-length, che sono "Burial"
e "Undeceived", piuttosto diversi tra loro ma sempre caratterizzati da una notevole pesantezza
di sound, dall'elaborata tecnica strumentale ed ingegnosità compositiva,
sforna, senza alcun cambio di line-up, un lavoro che
cede notevolmente potenza sonora ma estremizza esponenzialmente
l’aspetto tecnico, tanto che "Synergy" risulta
un’apoteosi dei tempi dispari, difficilmente troverete di più
intricato in un lavoro di metal estremo che non siano i Meshuggah
e pochi altre band visionarie. Ora è proprio questo il grande pregio
del disco ma al tempo stesso può
essere anche il suo limite: sarà adorato dagli amanti del
virtuosismo ma può essere sottostimato da chi cercava l'impatto e l'irruenza
dell'old style del sodalizio nordico. Dal possente death growleggiante aperto a
varie influenze - gothic, black, doom, brutal - si passa dunque ad un thrash progressivo di caratura elevatissima.
Fantastica è subito l’opener Grace for
succession dove gli ultratecnicismi
costanti sono accompagnati dalla classica voce roca ed aggressiva
tipica del thrash, screaming (mai troppo acuto), ed un bel
cantato pulito che lascia a più riprese spazio ad un superbo ed
appassionato coro clean. Coro che nella seguente
Paradigms si fa rock psichedelico
anni ’80; traccia questa in cui il thrash è proposto a varie velocità e
dove viene inserito anche il growling che mai sfiora però la
profondità delle precedenti release. Gran traccia è anche
Psychopath dove
oltre all’esasperazione arrangiamentale sono presenti svariati stili
vocali, svariate ritmiche ed un lungo assolo, assoli che capeggiano in
Blood red cover,
caratterizzata anche da note chitarristiche più angoscianti e da
ritmi più docili nonché da un altro bel coro. 26 miles from Marathon è un vero e proprio delirio di tempi dispari! Belle sono
le note oscure inserite a fine traccia. Confession of
inadequacy è un brano più controllato
in cui bene emergono passaggi soffusi anche per quanto concerne, un
po’ a sorpresa, l’interpretazione canora di Peter
Espevoll. Tempi più pressanti, uno strano clean e ripetuti cambi di
velocità: questo è Scrape the surface in cui spesso presente è il growling. I
numerosi cambi di velocità, da sparate furiose a momenti
atmosferici a parti di puro prog, rendono Thrash
synergy una composizione assai
interessante, ma l’inatteso è Aperture, ossia 3:11 di un dolce arpeggio di acustica
e di una soavissima voce pulita! Con la successiva
Emancipation riesplode il thrash-prog e
torna a farsi viva la polifonia hardrockettara. Un accenno di
oscurità emerge nella conclusiva Nihilism 2002 con tanto di screaming; va a
chiudere l’album, sfumando, un lungo e complesso solo.
L’artwork è stranamente in stile gothic-doom e la splendida
front-cover non mi pare si adatti troppo al contenuto musicale.
Parlando delle lyrics, gli Extol da sempre fanno scuola e
"Synergy" non fa certo eccezione. (Man
- born with the nature of evil / All inherited the sin from Adam /
No man escaped / The commandments - the law / No one were able to
fulfil / No man was pure / Everyone's share was death / All was dark
- hopelessness ruled. / Light intervened / Annihilating darkness /
The path of salvation made clear / For the prodigal human race. /
Given to mankind / For all to receive / The sacrifice of life / For
all to believe. / This unnatural act of love / A model for
succession / The act of forgiveness / A supernatural force).
Un disco che può entusiasmare quanto lasciare un po'
indifferenti: intenzionalmente rivolto ad una certa tipologia di
metalheads - gli amanti del
tecnicismo oltranzista - questi sicuramente li colpirà.
Vaake |