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Fin dal debut
"Burial" seguito dall'Ep "Mesmerized"
i cinque musicisti norvegesi sono stati uno degli act trainanti del movimento
christian metal. Pressoché uniti e compatti dalla
fondazione del gruppo un terremoto si è abbattuto sulla band dopo
l’uscita di "Synergy" del 2003: l’album aveva dato buonissimi
risultati a livello di critica pur presentando una sostanziale
variazione di sound, più thrash che death, più tecnico che violento.
Al momento di rientrare in studio però entrambi i chitarristi, Christer Espevoll e Ole Børud, decidono di lasciare l’avventura
Extol per motivi personali. Dentro così Ole Sveen e Tor Glidje,
già compagni entrambi del bassista John Robert Mjaaland
nell’interessantissimo progetto Lengsel. La partenza dei due storici
axemen ha imposto non trascurabili ripercussioni sul sound degli
Extol: il complesso intreccio chitarristico che sempre ha
caratterizzato le release del combo in questo "The Blueprint
Dives" è molto sfumato. Il nuovo album non ha molto a che vedere
col possente death/black melodico di "Burial", col
geniale coacervo stilistico di "Undeceived" e col thrash ipertecnico
del succitato "Synergy": qui ci è proposto un extreme
piuttosto grave e tirato con un cantato che è un grado intermedio tra
lo scream e il growl, che si alterna
costantemente con parti wave e post-metal ove la voce di Peter Espevoll si fa
sorprendentemente eterea (in stile Deftones).
Le undici
tracce che compongono il platter presentano generalmente il medesimo
schema di alternanza di parti aggressive, in cui la batteria
spinge ritmi furiosi, partiture eteree, fasi melodiche, qualche
sperimentazione di synth, atmosfere dark, riff possenti e (rarissimi
e poco elaborati c’è da dire) guitar solos. I brani migliori sono concentrati tutti nella seconda parte dell’album. La
settima The things I found assalta con le rabbie più death
dell’intero lavoro, alternandosi con intensi
break melodici e delicate e soffuse atmosfere. Segue Lost in
dismay, un prog rock molto soft, cantato in clean
sussurrato, che aumenta vieppiù la propria intensità lungo i 5:15 di
durata. Essence apporta un interessantissimo finale,
fascinoso almeno quanto lo è la chiusa della bella Void,
con un sinistro arpeggio che succede un impressionante lavoro di
fill percussionistici. Termina questa ultima fatica degli Extol
la titolata The
death sedative, pezzo in cui un intro ambient apre ad oscure
atmosfere accompagnate da un sofferto clean, e poi ad un estreme
dolorosamente urlato.
Le lyrics sono
molto dark-oriented - così come il nuovo look - e al solito
esprimenti una profonda fede cristiana. Che dire
in definitiva, "The Blueprint Dives" è di
certo un buon disco che sconvolge di nuovo il sound della band, ma
qui lo fa verso una direzione meno true metal e più "commerciale" (tra
molte virgolette, ma chi ha visto il nuovo video di Pearl
capisce cosa intendo). Se questo è solo un album sperimentale e
avantgarde è ben accetto, ma se invece questa è la nuova via
che intende percorrere la
band, be', allora è già il tempo dei rimpianti.
Vaake |