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EXTOL
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Synergy
 
 

 

EXTOL
The Blueprint Dives
extreme
2005 - Century Media / Solid State Records
(Norvegia)
www.myspace.com/extol

 

Fin dal debut "Burial" seguito dall'Ep "Mesmerized" i cinque musicisti norvegesi sono stati uno degli act trainanti del movimento christian metal. Pressoché uniti e compatti dalla fondazione del gruppo un terremoto si è abbattuto sulla band dopo l’uscita di "Synergy" del 2003: l’album aveva dato buonissimi risultati a livello di critica pur presentando una sostanziale variazione di sound, più thrash che death, più tecnico che violento. Al momento di rientrare in studio però entrambi i chitarristi, Christer Espevoll e Ole Børud, decidono di lasciare l’avventura Extol per motivi personali. Dentro così Ole Sveen e Tor Glidje, già compagni entrambi del bassista John Robert Mjaaland nell’interessantissimo progetto Lengsel. La partenza dei due storici axemen ha imposto non trascurabili ripercussioni sul sound degli Extol: il complesso intreccio chitarristico che sempre ha caratterizzato le release del combo in questo "The Blueprint Dives" è molto sfumato. Il nuovo album non ha molto a che vedere col possente death/black melodico di "Burial", col geniale coacervo stilistico di "Undeceived" e col thrash ipertecnico del succitato "Synergy": qui ci è proposto un extreme piuttosto grave e tirato con un cantato che è un grado intermedio tra lo scream e il growl, che si alterna costantemente con parti wave e post-metal ove la voce di Peter Espevoll si fa sorprendentemente eterea (in stile Deftones).

Le undici tracce che compongono il platter presentano generalmente il medesimo schema di alternanza di parti aggressive, in cui la batteria spinge ritmi furiosi, partiture eteree, fasi melodiche, qualche sperimentazione di synth, atmosfere dark, riff possenti e (rarissimi e poco elaborati c’è da dire) guitar solos. I brani migliori sono concentrati tutti nella seconda parte dell’album. La settima The things I found assalta con le rabbie più death dell’intero lavoro, alternandosi con intensi break melodici e delicate e soffuse atmosfere. Segue Lost in dismay, un prog rock molto soft, cantato in clean sussurrato, che aumenta vieppiù la propria intensità lungo i 5:15 di durata. Essence apporta un interessantissimo finale, fascinoso almeno quanto lo è la chiusa della bella Void, con un sinistro arpeggio che succede un impressionante lavoro di fill percussionistici. Termina questa ultima fatica degli Extol la titolata The death sedative, pezzo in cui un intro ambient apre ad oscure atmosfere accompagnate da un sofferto clean, e poi ad un estreme dolorosamente urlato.

Le lyrics sono molto dark-oriented - così come il nuovo look - e al solito esprimenti una profonda fede cristiana. Che dire in definitiva, "The Blueprint Dives" è di certo un buon disco che sconvolge di nuovo il sound della band, ma qui lo fa verso una direzione meno true metal e più "commerciale" (tra molte virgolette, ma chi ha visto il nuovo video di Pearl capisce cosa intendo). Se questo è solo un album sperimentale e avantgarde è ben accetto, ma se invece questa è la nuova via che intende percorrere la band, be', allora è già il tempo dei rimpianti.

Vaake

VOTO

82

 

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