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Atmosfere disincantate di sinfonie sintetiche e
sparute note di piano, questa è l'Introduction... che ci
scaraventa fin da subito nel gemente mood di "Requiem Of A Dream",
introspettiva seconda release del duo palermitano degli Exultet,
composta dall'unione di lavori scritti a scaglioni avanti l'uscita del
loro debut "Urbs
Felix". Si parla di sentimenti molto umani che germinano nella
Sua prediletta creatura posta di fronte al dolore, alla morte, alle
emozioni, alla vita: la cristianità del mastermind
Farz è in nuce nei testi, non prorompe come in altre christian band ma
rimane latente, eppur rintracciabile. Farz si occupa di ogni cosa,
supplisce anche alla momentanea defezione del compagno Argoth costretto
al
forfait da una tendinite che non gli ha permesso altro se non
dare una mano (quella buona) nella programmazione della drum machine.
Ascesi misticheggianti appaiono tra la nebbia dello
splendido sentiero di Sound of a requiem, avanzando nel
quale si incontra la suadente melodia, i bui minimalismi, ma anche le
turbinose aggressioni della lunghissima Mothers of the black veil,
ricca di spunti notevoli e sensazioni stritolanti pur se prolissa nei
suoi ben dieci giri di lancetta. Libra elevando a dimensioni orfiche tra
piene sinfonie, un irrequieto piano e gravi percussioni la strumentale
Bizarre baroque, cui fa seguito l'ambigua No one
helps you che però si sviscera nel suo pieno significato
seguendo i tre atti che la compongono, ossia Frustration,
Rebellion, Redemption: nel primo lo
screaming è ricercatamente aspro, nel secondo predominano le sinfonie a
contenere un sound rabbioso, nel terzo una lead guitar tesse belle trame
chiuse da rilassate derive sognanti. Degna consecuzione di questo pezzo
simbolo di "Requiem Of A Dream" giunge la track più coinvolgente
del disco: le urla ferine, le evoluzioni sintetiche, le gelide armonie
di The long road non potranno lasciarvi indifferenti.
Interludio è un onirico trip sintetico ed ambient,
gradevolissimo bridge che ci conduce al canonico ma sempre efficace
black sinfonico di Mantled by sadness la quale
composizione alterna questa sua anima con sorprendenti partiture
techno-dark. Tuoni, scrosci di pioggia e drammatiche note fanno da tetra
cornice ad una voce narrante in The last dream, ma la
tempistica poi accelera, si genera un buon giro melodico che si
svilupperà vigoroso nel proseguo del brano. Ultimo episodio antecedente
ad una ariosa bonus track (chiusa dal perversamente fascinoso suono di
un'immane esplosione atomica) è ...Epilogue, ancora dark
ambient, ancora atmosfere leggere quanto opprimenti, ma anche curiose
sperimentazioni sonore.
Classiche soluzioni di black metal sinfonico in
questo lavoro, inutile citarne i padri fondatori, ma che tuttavia per la
prorompente tastierosità solista ma anche per la massiccia presenza di
dark ambient, nonché per lo screaming relegato piuttosto dietro nel mix
dei volumi, mi ha ricordato moltissimo i semisconosciuti cristiani Seregost:
ovviamente nessuna influenza, mera casualità. "Requiem Of A Dream"
è un'ora di musicata tristezza che mai stanca seppur realizzata senza
particolari tecnicismi o complessi arrangiamenti: l'indubbio pregio del
disco è nella lungimiranza del saper pizzicare le giuste corde
emozionali. Un elegiaco viaggio di disperata ricerca di speranza, lido
felice al quale gli Exultet sono fortunatamente riusciti ad
approdare.
Vaake
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