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INTERVISTA
2/4/2005
 
 

 

EXULTET
Requiem Of A Dream
unblack
2006 - Self
(Italia)
www.myspace.com/exultet

 

Atmosfere disincantate di sinfonie sintetiche e sparute note di piano, questa è l'Introduction... che ci scaraventa fin da subito nel gemente mood di "Requiem Of A Dream", introspettiva seconda release del duo palermitano degli Exultet, composta dall'unione di lavori scritti a scaglioni avanti l'uscita del loro debut "Urbs Felix". Si parla di sentimenti molto umani che germinano nella Sua prediletta creatura posta di fronte al dolore, alla morte, alle emozioni, alla vita: la cristianità del mastermind Farz è in nuce nei testi, non prorompe come in altre christian band ma rimane latente, eppur rintracciabile. Farz si occupa di ogni cosa, supplisce anche alla momentanea defezione del compagno Argoth costretto al forfait da una tendinite che non gli ha permesso altro se non dare una mano (quella buona) nella programmazione della drum machine.

Ascesi misticheggianti appaiono tra la nebbia dello splendido sentiero di Sound of a requiem, avanzando nel quale si incontra la suadente melodia, i bui minimalismi, ma anche le turbinose aggressioni della lunghissima Mothers of the black veil, ricca di spunti notevoli e sensazioni stritolanti pur se prolissa nei suoi ben dieci giri di lancetta. Libra elevando a dimensioni orfiche tra piene sinfonie, un irrequieto piano e gravi percussioni la strumentale Bizarre baroque, cui fa seguito l'ambigua No one helps you che però si sviscera nel suo pieno significato seguendo i tre atti che la compongono, ossia Frustration, Rebellion, Redemption: nel primo lo screaming è ricercatamente aspro, nel secondo predominano le sinfonie a contenere un sound rabbioso, nel terzo una lead guitar tesse belle trame chiuse da rilassate derive sognanti. Degna consecuzione di questo pezzo simbolo di "Requiem Of A Dream" giunge la track più coinvolgente del disco: le urla ferine, le evoluzioni sintetiche, le gelide armonie di The long road non potranno lasciarvi indifferenti. Interludio è un onirico trip sintetico ed ambient, gradevolissimo bridge che ci conduce al canonico ma sempre efficace black sinfonico di Mantled by sadness la quale composizione alterna questa sua anima con sorprendenti partiture techno-dark. Tuoni, scrosci di pioggia e drammatiche note fanno da tetra cornice ad una voce narrante in The last dream, ma la tempistica poi accelera, si genera un buon giro melodico che si svilupperà vigoroso nel proseguo del brano. Ultimo episodio antecedente ad una ariosa bonus track (chiusa dal perversamente fascinoso suono di un'immane esplosione atomica) è ...Epilogue, ancora dark ambient, ancora atmosfere leggere quanto opprimenti, ma anche curiose sperimentazioni sonore.

Classiche soluzioni di black metal sinfonico in questo lavoro, inutile citarne i padri fondatori, ma che tuttavia per la prorompente tastierosità solista ma anche per la massiccia presenza di dark ambient, nonché per lo screaming relegato piuttosto dietro nel mix dei volumi, mi ha ricordato moltissimo i semisconosciuti cristiani Seregost: ovviamente nessuna influenza, mera casualità. "Requiem Of A Dream" è un'ora di musicata tristezza che mai stanca seppur realizzata senza particolari tecnicismi o complessi arrangiamenti: l'indubbio pregio del disco è nella lungimiranza del saper pizzicare le giuste corde emozionali. Un elegiaco viaggio di disperata ricerca di speranza, lido felice al quale gli Exultet sono fortunatamente riusciti ad approdare.

Vaake

VOTO

76

 

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