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Amanti (e non solo) del metal epico e melodico,
abbiamo il piacere di presentarvi un vero gioiello. Come ormai sappiamo
il movimento white metal sta prendendo piede, e ogni anno nascono nuove,
validissime band. E' questo il caso degli americani Faith Factor,
di cui andremo a recensire il full-length di debutto, "Against A
Darkened Sky" datato 2008, seconda fatica del gruppo dopo il primo
demo "07/07/07", uscito proprio in quella data. I nostri cinque
guerrieri si presentano con un look in puro stile metallico, chiodi,
t-shirt nere, bandane e collane, con le adeguate modifiche a rendere il
loro stile "più cristiano"(tra le quali spiccano i polsini con le croci
e i crocifissi di metallo, o la Bibbia aperta in mano al vocalist nella
foto del booklet). La formazione è composta dai pelatoni Norm "Ski"
Kiersznowski e Dan Jefferson, che si trovano rispettivamente al
microfono e alla batteria, con Joe Manghan al basso e due chitarristi
che si dividono equamente lavoro solistico e ritmico, Blaine Booth e
Chris Matusieski, quest'ultimo impegnato anche alle keyboards. A partire
dalla veste grafica e dall'artwork, che raffigura un guerriero in un
oscuro campo di battaglia disseminato di vessilli figuranti croci, con
la sigla FF (Faith Factor, con una croce al centro) incisa sullo
scudo e la spada scagliata verso il cielo ricoperto di nubi squarciate
da eteree creature angeliche, anch'esse armate di spada, il disco si
presenta molto accattivante. Andiamo dunque a vedere ciò che davvero
conta di un Cd, ovvero il contenuto musicale.
Trasuda epicità da ogni poro l'introduzione strumentale Evila si
eh, che ci fa comprendere a che genere di ascolto stiamo andando
incontro, e che ci conduce alla prima vera traccia del disco, Keep
it true, aperta da un riff metallico e dagli acuti haltfordiani
(Robert Haltford, cantante storico degli altrettanto storici Judas
Priest, da cui il cantante dei nostri, per certi versi, riprende
anche il look) di Kiersznowski, che dimostra grande estensione vocale e
potenza già dalla prima track. Così si sviluppano anche le tracce
successive, tra potentissimi riff, altrettanto potenti acuti,
velocissimi assoli chitarristici, malinconici arpeggi, il tutto sorretto
da una robusta base ritmica della buon vecchia accoppiata
basso-super-tirato/batteria-devastante. Questo sono The rapture,
In God's shadow, In remembrance, Light
to darkness, Armor of God, Divine
temptations e Ascend unto heaven, che compongono
il resto del disco. Nota a parte merita la conclusiva Sinner's
prayer - cioè "preghiera del peccatore" - una preghiera appunto,
recitata su una base arpeggiata di chitarra acustica.
Un disco destinato a diventare, presto o tardi, un classico, o
quantomeno uno dei simboli più fieri di un mondo ancora poco conosciuto.
Una band destinata a divenire robusto pilastro del panorama white metal
mondiale, i prerequisiti ci sono anche in abbondanza, chissà cosa
potranno regalarci questi "ragazzotti" in futuro.
Enrico Riccobene
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