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FEARSCAPE
Scent Of Divine Blood
extreme
2007 - Rowe Productions
(Australia)
www.fearscape.com

 

Il terzo album della band australiana progressive-extreme, dopo un Demo e un full-length del 2004, è un lavoro ossessivo e cupo, connotato da una discreta varietà e alternanza di stili, in quasi tutte le sei canzoni che lo compongono. L'atmosfera generale è di malinconia e forse rimpianto, contrapposta a momenti di rabbia e furore, ponendoci in una dimensione quasi onirica pur nella sua durezza. Lo scream del singer Matt Brown è molto alto e nel complesso gradevole, se si escludono alcuni contesti di sperimentazione non molto ben riusciti, e il cantato con voce pulita è tormentatamente intonato e, in più di un'occasione, quasi agonizzante.

La prima canzone, Scent of divine blood, omonima dell'album, è uno dei due brani più belli e maggiormente riusciti. Un'ottima song introduttiva, grazie anche al gradevole intro melodico (ricorda in parte The unforgiven dei Metallica) che verrà poi ripreso anche in chiusura di canzone, in maniera però più aggressiva. L'unico neo è forse l'eccessiva prolissità di questo brano, attenuata in parte dai frequenti cambi di ritmo e di melodia. Segue Abaddon destroyer, pezzo meno melodico del primo e con uno scream meno "pulito" (ossia meno capibile...) e più rozzo. Degno di nota, come in quasi tutte le altre song, è l'assolo, ben inserito nel contesto melodico, ma anche la relativa mancanza di voler aspirare a qualcosa di più caratterizzato e personale... La terza intro (Inheritance of dust) è invece dedicata per alcuni fuggevoli attimi al basso, subito seguita da una parte più tirata contraddistinta dall'ottima scelta di cadenzarla a mo' di marcia con la batteria. Strofe tipicamente black, batteria martellante e giri di chitarra sempre uguali nella loro ossessività. Fall of crimson free, quarta traccia dell'album non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto (che può chiaramente essere visto sia come un pregio che come un difetto) se non un ritornello cantato con voce pulita, un attimo di respiro nella coltre soffocante degli altri brani. Terrible majesty è un altro punto a favore di "Scent Of Divine Blood": l'intro melodico malsano con relativo cantato pulito, sofferente e quasi sarcastico, è accompagnato da note di arpa in sottofondo. Infine, ultima ma non meno importante e a mio avviso seconda migliore canzone, Ex animus ad astrum è il giusto finale d'opera: strumentale, melodica, dolce e malinconica, che lascia finalmente intravedere un raggio di luce e di speranza.

Cosa dire quindi in conclusione? Il comparto tecnico è molto buono nella sua varietà di stili, nulla da dire, ed è forse questo che salva un lavoro ottimo tecnicamente ma che non aggiunge nulla di nuovo. I tentativi di varietà e gli spunti di originalità ci sono, ma sono un po' pochini, ripetitivi e a volte solo abbozzati per sperare di porsi sopra la media in grande stile. Le parti melodiche e gli arpeggi sono molto belli, ma purtroppo sacrificati, nella maggior parte dei casi, al mero fondersi con il rumore generale, perdendo così ogni loro personalità. Ciò che rimane comunque è un Cd godibile e abbastanza melodico, che ha il suo punto di forza nella bravura generale dei Fearscape.

Andrea Turla

VOTO

75

 

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