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Quartetto
australiano al debut album, decisamente ispirato se consideriamo i
ben 67 minuti di durata. "Sleeping In Light" ha in modo
evidente una band di riferimento negli Opeth, ed è proprio
alla struttura compositiva degli svedesi che si rifà il songwriting
di questo interessante lavoro. Rispetto al celebre gruppo scandinavo
i Fearscape nelle parti death sono meno tecnici e vari e più
asfissianti, forse monotoni volendo: il growl del singer Matt Brown
non è profondo, anzi spesso tende più allo scream. Nelle
numerosissime parti prog invece il livello musicale si eleva di
molto, il clean ricorda molto quello di Mikael Akerfeldt e le
atmosfere create da questo viaggio tra le oscure verità cristiane
(il livello delle lyrics è notevolissimo) sono spesso sorprendenti.
Tra gli
episodi più interessanti troviamo l’opener
Deathwalker di ben 9:13 dove il death con growl
e scream si alterna a fasi lente soft prog alla "Blackwater Park".
La successiva Blasphemy of life raggiunge addirittura
i 12:45 e ci dona i momenti migliori, come sempre accade in tutto
l’album, nelle carezzevoli esecuzioni prog che sovente e
volentieri fanno tornare
alla mente le evocative atmosfere elettroniche dei Pink Floyd,
band che spesso tornerà quasi citata dai Fearscape. In
Die to me la novità è rappresentata da un finale tipicamente
doom, stile che fino ad allora mai era stato utilizzato. Fall
to Icarus è una traccia strumentale di poco più di un minuto
e mezzo composta di solo basso!, ad eccezione dei secondi iniziali
dov’è accompagnato da melodici riff di chitarra. No contest
alterna scream parlato su base atmosferica con death aspro e
totalmente a-melodico, ma anche con cori puliti impreziositi
dall’inserimento di una voce femminile. Sleeping in light
ha per oltre un minuto un bel riff malinconico con cantato pulito,
scream e growl che sapientemente si alternano, finché al quarto giro
di lancette riappare il death violento e morboso che poi si apre ad alcuni lampi
di melodia. Da sottolineare anche la conclusiva nona canzone,
Last of the celts, strumentale, caratterizzata da aperture
epicheggianti che introducono a momenti malinconici generati da riff
su base tastieristica.
Album
apprezzabile questo dei Fearscape, molto professionale sia
nella produzione che nell’artwork, ma per fare il salto di qualità
c’è bisogno di smussare alcuni angoli, primo fra tutti migliorare la
sezione death veramente troppo pesante (in senso negativo) nella sua
amelodicità letalmente associata alla scarsa tecnica e poca
profondità del growling: nelle parti prog-atmosferiche-clean la band
invece è davvero spettacolare! Con un deciso impegno in questa direzione
forse gli Opeth possono non essere più un miraggio poi così lontano.
Valerio Mei |