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Non avrei mai creduto in un ritorno
degli statunitensi Feast Eternal, soprattutto non dopo un primo
album di scarso spessore e ben due membri che hanno lasciato il gruppo;
passato lo "stupore iniziale" mi accingo a raccogliere notizie sulla
nuova line-up: due dei quattro membri iniziali, Josh Potrafks (basso) e
John Greenman (chitarra), si sono dunque congedati, lasciando ai
restanti T.J. Humlinski (vocals e guitar) e Matt Skrzypczak (batteria)
l'onere di decidere sul destino della band. Fatto sta che i Feast
Eternal tornano nel 2007 con un nuovissimo album, "With Fire",
dal sound certamente più maturo e musicalmente più evoluto e complesso.
Vado ad iniziare l'ascolto che già riecheggiano nelle orecchie melodie
di una portentosa vitalità distruttrice, assolutamente nuova e davvero
inconsueta se confrontata con i vecchi lavori dei Feast Eternal;
la prima traccia The inward heart, dalla contenuta
aggressività ma con una dura "scorza" death metal, allieta il nostro
ascolto con sonorità ancestrali ben ritmate ed a tratti melodiche:
ottimo il growl che si manifesta possente e profondo, ad accompagnare
degli strumenti assolutamente dinamici.
Proseguendo l'ascolto ci rendiamo
conto che i Feast Eternal hanno migliorato radicalmente il loro
sound, soprattutto con la successiva An ember in ashes che
in alcuni frangenti richiama il sound degli svedesi Amon Amarth:
pesantissime rullate di batteria accompagnate ad aspri riff percuoto
l'aria diffondendo ovunque melodie glaciali/epicheggianti dal sapore
quasi nordheim; altrettanta glacialità e asprezza nei riff si diffonde
con Castigating the glutton, un profondo growl si fa largo
tra una roboante batteria ed epici assoli, sferzando l'atmosfera come
una vera e propria tempesta di neve. Arrivia Infernus dictum,
e mentre il ritmo scorre rapido quanto un mare in tempesta, come un
pesantissimo maglio veniamo percossi da scosse sismiche propagate da
un'incredibile batteria unita a chitarre "melodiose" quanto macigni,
l'immancabile growl ci proietta con l'immaginazione direttamente nel
cuore della devastazione e noi non possiamo che rimanere inermi ad
ascoltare queste potenze che si scontrano. Lenta, ma indomabile come una
nebbia che si posa nelle valli della Scozia, affondiamo le nostre membra
nel placido scorrere di Burning of the good man,
paragonabile ad un filo d'Arianna il growl ci guida in una landa fatta
di riff lenti e raffinati, dal grottesco sound e dalle tinte cupe,
attraverso assoli caduchi e violente rullate di batteria; indossiamo un
paio d'ali e prepariamoci a volare leggeri con With fire,
ritmi veloci ci accarezzano mentre affilati riff piroettano nell'aria e
instancabili chitarre plasmano opulente armonie ancestrali. Un
melanconico languore prende vita attraverso la strumentale Shadows
of the abyss Pt 2: Enemy of all flesh dal cuore autunnale, la
quale va ad introdurre Blood forged, traccia piacevole ed
orecchiabile che riesce a far risaltare l'impressionante growl del
cantante, affiancato da un tenue scream di sottofondo; come una furia
della natura, Into the hands of an angry God scatena la
propria potenza devastatrice con riff primordiali e pesantissimi rulli
di batteria: con un growl spaccasassi seguiamo il percorso lasciato dal
cataclisma ed attraverso profonde melodie raggiungiamo i confini del
mondo; A hymn, e arriviamo quasi alla fine dell'album: le
chitarre suonano riff siberiani, come vento invernale la batteria
accompagna un desolato growl-narrante, nebulosi assoli si fanno largo
perdendosi nella totalità dell'eterno aere; inaspettata e
sorprendentemente poderosa si fa largo la bonus
untitled track che, dal sound epico e
austero, ci porta con energia alla fine di questo bell'album.
Non mi sarei mai aspettato un tal
ritorno dei Feast Eternal, gruppo che negli anni ha abbandonato
semplicistiche melodie a beneficio di un'ottima tecnica e soprattutto di
un sound death metal epico: gli strumenti sono abilmente allineati per
suonare melodie-glaciali richiamanti, come già detto, sonorità vicine
agli Amon Amarth e al mondo nordheim in generale. A questo punto
non posso che riascoltarmi questo entusiasmante lavoro dei Feast
Eternal e
compiacermi
profondamente per lo sforzo non
indifferente della band nel migliorarsi e mutare il proprio modo
di fare musica.
Fabio Manna |