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Progetto sorto dall'unione di due one man band
polacchi, Abdijah ed Elgibbor, che qui prendono i nomi di
Unblasphemer, il quale si prodiga in drums e vocals, e Fire, sezione
chitarre e, anch'egli, microfono. L'album, "Day Of Darkness And
Blackness", è il loro debut ed è stato edito della unblack
label Son Of Man Records nel 2005, ma poi riproposto rimasterizzato ed
avvolto ora da una nuova e professionale veste grafica con l'aggiunta di 4
tracce di un precedente demo, il 6 giugno 2006...ossia 6/6/6, e questo
ovviamente in senso di provocazione, basti far riferimento al titolo per
coglierne il motivo: il crush-evil e l'antisatanismo
oltranzista sono infatti il marchi di fabbrica di questi grezzi e
triviali crociati di Cristo.
Il sound è un furioso e primigenio black metal dal
ragionato songwriting, in più esaltato da partiture epiche e
frequenti inserti di ambient da guerre campali fatte di duelli di lame e
cavalcate. L'opener di tutto ciò è Nadchodzi lew,
screaming ruggente e vorticosità ancestrale, i suoni sono cupi e
profondi, l'angoscia è implementata da un buio e sontuoso passaggio doom.
Echi di guerra nella feroce e plumbea Upadl w Babilon, il
cui rallentamento centrale dilaga le tenebre ed i cui ruggiti turbano,
echi che si presentano anche in apertura della seguente From rot
to suffer, viscerale e mitragliante: non la ridesta in ciò una
chitarra che prova a portare un bagliore di chiarore, invano. Fasi ariose in realtà fanno capolino anche
The rising sun will be darkened, song a tratti dalla ritmica
asfittica, con lontane urla: la guerra è nella fase decisiva. E qualcosa
è successo perché Immortal eternal triumphator si presenta
con polifonie solenni ed un epico mood, pur nella totale devastazione
del break centrale. Guerresca ed enfatica è anche The day of
coming destruction and darkness, ed ancor più
Holocaustfirestorm che però si fa lenta, angosciosa,
sanguinante...lo scream è lontano e lancia urla di dolore: l'appeal di
questa traccia è clamoroso! Arriviamo così a Going to war
che pervade con un'ambientazione chiaramente infernale, preludio di una
tracotante esplosione di blastbeats e chitarre roboanti. Il finale è
ieratico, ed in questo ridondante e suggestivo: è la final track
Sorrow in my heart.
Per tutti gli unblacksters che odiano rabbiosamente
Satana, la sua scia di dolore e tragedia sul mondo ed il suo disegno di perversione
ultraterreno, e che, in questa prospettiva,
hanno guardato piuttosto di malo modo il 6 giugno 2006... Se siete
dunque tra
costoro, be', allora sfogatevi pure con i Fire Throne!
Valerio Mei
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